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Bulletin 74/2009

Inhalt

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Lector benevole

Lector benevole Das Herbstbulletin vertritt in gewissem Sinn die Stelle eines Erntedankfestes. Denn Jahr für Jahr wird in dieser Ausgabe die Jahresversammlung angekündigt, bei der immer Rückschau über das vergangene Vereinsjahr gehalten wird. Dieses Jahr findet sie in Winterthur statt, was zur Hoffnung berechtigt, dass sich viele Kolleginnen und Kollegen an diesem zentral gelegenen Ort treffen, von wo aus man am gleichen Abend noch ohne Schwierigkeiten die Penates erreichen kann.

Ausserdem bekommt die Jahresversammlung auch dadurch besonderes Gewicht, dass eine erfreuliche Erneuerung des Vorstandes des SAV vorgenommen werden kann. Die aus dem Vorstand austretenden Mitglieder - es sind Agnes Kriebel, Flavia Löpfe und Alois Kurmann - gehen nicht aus Amtsmüdigkeit oder Frustration, sondern weil sie anderswo neue Aufgaben übernommen haben oder ins verdiente Otium eintreten können, und vor allem, weil erfreulicherweise junge Vereinsmitglieder ante portas stehen, die mit Freude und Elan in die Arbeit einsteigen.

Da auch ich unter den Abtretenden bin, sei mir zum Abschied ein persönliches Wort zugestanden. Mit der Nummer 59 vom April 2002 durfte ich nach dem Tod von Theo Knecht die Redaktionsarbeit übernehmen, nachdem ich vorher seit 1987 als Nachfolger von Schwester Zoe Maria Isenring von Ingenbohl schon im Vorstand mitgearbeitet hatte. Wir konnten das Bulletin in zwei Punkten ausbauen: Jede Nummer enthält einen Leitartikel, abwechselnd in einer der drei Landessprachen; gerade der in diesem Bulletin erscheinende Artikel zur Alchemie zeigt, wie vielfältig in der Schweiz von Gymnasiallehrpersonen gearbeitet wird. Die Rezensionen wurden zahlreicher, weil sich mehrere Kolleginnen und Kollegen als treue und für unsere Bedürfnisse hervorragend geeignete Mitarbeitende gewinnen liessen. Einen Wunsch möchte ich noch aussprechen: Alle Bulletins sind jetzt elektronisch zur Verfügung gestellt; nur die Nummern 1, 2 und 4 konnten bis jetzt nicht aufgefunden werden. Wenn jemand bei einem Blick in seine Reihe alter Bulletins noch eine dieser Nummern fände, wäre das ein schöner Beitrag!

Ich danke von Herzen unserem Webmaster, Lucius Hartmann, mit dem die Zusammenarbeit ohne jede Einschränkung ideal war, und ebenso allen Mitarbeitenden, die viel dazu beigetragen haben, dass ich die 16 Bulletins mit grosser Freude realisieren konnte.

Successori labor eodem modo gaudio sit ex corde opto!

Alois Kurmann
 

Thematischer Artikel

I fenomeni: la percezione delle cose oscure

Il contributo che segue prende lo spunto da un progetto interdisciplinare di cultura scientifica ideato e presentato al Liceo Cantonale di Bellinzona nel corso dell'anno scolastico 2008/2009 da un gruppo di docenti di Greco e Latino e docenti di Chimica1. Il terreno comune è costituito dall'alchimia, disciplina bandita dall'indagine scolastica e accademica fin dalle sue origini. Se alle università del '200 era il suo lato troppo pratico ed esperienziale a renderla in-disciplinabile, oggi è piuttosto il suo aspetto mistico a turbare, finito com'è appannaggio di squallidi pseudo esoterismi. In realtà è proprio il sapere duplice dell'alchimista - sapere di un intellettuale che si sporca le mani - a rendere l'alchimia, al di là di ogni pregiudizio, predestinata all'indagine congiunta di scienze umanistiche e scienze esatte. A una breve introduzione generale fa dunque seguito la presentazione di due vette della storia dell'alchimia dotta che ottimamente si prestano a questo tipo di studio.

Introduzione

L'alchimia compare in Occidente nel XII secolo, età di metamorfosi culturale legata in larga parte al recupero (soprattutto attraverso Spagna, Meridione di Francia e Italia, Sicilia, con l'ingrandirsi dell'ecumene musulmana) dei testi greci che erano stati tradotti in arabo nel corso della vasta opera di salvataggio della grecità avvenuta nei territori arabizzati tra VII e X sec. d.C.2 Ad essere finalmente ritradotti dall'arabo (e poi anche dal greco direttamente) in latino sono quei grandi testi dimenticati o sconosciuti che andranno a comporre il sistema filosofico-scientifico delle discipline scolastiche in tutta Europa. Il mancante di Aristotele, le opere di astronomia, i trattati medici del Corpus Hippocraticum, Galeno, Avicenna3...

Inclassificabili tra i saperi legati alle arti liberali, le opere degli alchimisti che affiorano numerosissime si distinguono da subito come eccentriche perché uniscono in maniera del tutto inedita l'aspetto pratico all'aspetto intellettuale-spirituale.4 In effetti, l'alchimia emersa dalla traduzione dei testi è un prodotto ibrido greco-arabo decisamente nuovo agli occhi del mondo latino. Se da una faccia presenta un'elaborazione pratico-operativa recente che l'ha resa alchimia a pieno titolo (arabo al-kimiyâ), contributo specifico della cultura araba, per l'altra faccia è ancora profondamente greca (greco chymeía), giacché mantiene più o meno intatta (attraversato un millennio, civiltà, religioni, traduzioni dal greco in siriaco in arabo in latino) anche la peculiare componente mistico-filosofica d'origine ellenistica.

Nelle parole stesse di questa visione spirituale (detta ermetica perché ritenuta ispirata direttamente dal dio Hermes) se "l'uomo terrestre è un dio mortale" e "il dio celeste è un uomo immortale", il divino è rintracciabile in "tutte le cose che sono", ma è conoscibile attraverso due canali privilegiati: "il cosmo e l'uomo"5. L'uomo ne esce come destinato ad assumere un ruolo attivo nei confronti di tutto ciò che lo circonda (macrocosmo e microcosmo simbolicamente corrispondenti) per svelarne (attraverso l'indagine) la parte perfetta, nesso con il divino. Risiede qui, in sostanza, l'invito presente nello sfondo mistico ermetico al lato tecnico-pratico perfezionante che pure caratterizza in maniera inconfondibile l'alchimia. Si comprende in tal modo che l'alchimista, uomo che più di tutti gli altri ambisce al perfezionamento universale, risulti l'artefice della realizzazione divina nel cosmo.

Ma per l'appunto, la pretesa verità rivelata di Hermes Trismegisto (il greco Hermes assimilato al grande Thoth egizio in un sincretismo già ovvio per Erodoto 2.139), si fonda in realtà su una serie di pseudoepigrafi ellenistiche d'autori diversi. Le principali sono diciassette trattati, in greco, riuniti tradizionalmente sotto il nome di Corpus Hermeticum (ca. II-III sec. d.C.) e la versione latina di un originale greco andato perduto, il dialogo Asclepius.6 Specchio fedele della cultura eterogenea da cui scaturiscono (l'Egitto ellenistico: egizio ebraico greco), vi si ravvisano per l'ambito greco - nei limiti in cui riusciamo ad averne chiara nozione - elementi riconducibili all'ambito orfico-pitagorico e platonico: tratti che in quell'epoca si ripresentano nei nuovi indirizzi presi (nel comune magma culturale esposto agli influssi dell'Oriente)7 da Pitagorismo, Platonismo, Stoicismo, coevi anche al primo Cristianesimo.

I Padri della Chiesa8, per parte loro, ci rappresentano Hermes Trismégistos come una sorta di "pagano profeta di Cristo", vissuto all'epoca di Mosé, e considerano i suoi Hermetica una prisca sapienza cui attingere senza troppa cautela. Sarà questa un'interpretazione che attraversa tutto il Medioevo, ulteriormente rafforzata durante il Rinascimento. Solo nel 1614 Isaac Casaubon (De rebus sacris et ecclesiasticis exercitationes XVI, Esec. I, 10, 70 sgg.) dimostrerà con grande acume filologico il legame indissolubile che lega Corpus Hermeticum e Asclepius ai primi secoli dell'era cristiana, ossia all'ellenismo tardo, e l'impossibilità che risalgano a un'epoca più antica. Definitivamente.

Alchimia e medicina nel Basso Medioevo

La prima grande fioritura dell'alchimia in Occidente avviene durante il Basso Medioevo (XIII-XV sec. d.C.), periodo durante il quale (Nota Bene) si può dire che la pratica non conosca vere censure diffamatorie.9 In questa prima fase, il suo sapere è definibile quale trasformazione perfezionante della realtà naturale ottenibile lavorando i metalli10. Se ne coglie l'onnipresente componente spirituale pensando che l'alchimista (in qualità appunto di cocreatore), con puntuali interventi tecnici, accelera artificialmente il processo naturale di perfezionamento della materia. La indirizza, in altre parole, verso una 'maturazione' cui sarebbe comunque destinata, giacché si tratta di un'operazione che la Natura è (sarebbe) perfettamente in grado di realizzare da sola, ma seguendo una sua diversa tempistica.

Oggetti privilegiati delle operazioni alchemiche sono i metalli vili (in particolare piombo, stagno, rame, ferro) che, grazie ad artificiali interventi perfezionanti, subiscono effettive trasformazioni in 'argento' (o meglio in leghe in similargento) e 'oro' (o meglio in leghe in similoro). Essendo l'alchimia la faccia pratica dell'ermetismo, l'alchimista nel suo laboratorio deve anzitutto "togliere il velo" alla materia riunita nel crogiolo e saper ritrovare il divino "Hermes" nei metalli che sta maneggiando. Cerca in primo luogo "il Mercurio", principio unico della realtà naturale, non solo del regno minerale, ma anche di tutta la materia del regno animale e vegetale. Ritiene di averlo trovato, tale "Mercurio filosofico", quando il metallo assume lo stato liquido o aeriforme. Come tante in alchimia, si tratta di una visione solo apparentemente bizzarra. Alla base sta l'osservazione empirica che il mercurio si presenta sotto forma di liquido, ma può esalare vapori a temperatura ambiente. E soprattutto, si combina in maniera selettiva (intelligente) con i minerali. Il mercurio è infatti in grado di avvolgerli trattenendone la componente metallica nel suo grembo in una lega liquida oppure solida (il greco-arabo amálgama) che per distillazione potrà restituire il metallo purificato.

Caratteristica è la produzione, attraverso una sequenza ben precisa di operazioni alchemiche (la "Grande Opera", la cui validità è resa manifesta da specifiche colorazioni assunte man mano dalla materia11), di tutta una serie di 'farmaci' perfezionanti. È celebre la "pietra filosofale" (lapis philosophorum). Il termine può indicare una polvere (elixir) o una tintura che, "proiettata" sulla materia, ne innesca e accompagna il perfezionamento. Perfezionamento, purificazione, maturazione, guarigione, salvezza: va da sé che il passaggio dal regno minerale al regno animale e vegetale comporta un passo davvero piccolo. Ecco che sempre più l'alchimia si volge per traslazione alla salute del corpo e (senza distinzioni) della mente, e la "pietra" (che può apparire addirittura in grado di prolungare la vita) finisce per costituire una potente panacea.

In questo periodo storico l'alchimia si impone insomma come un sapere specialistico di carattere eminentemente pratico-operativo che però non cessa di interloquire con il suo sostrato teorico, filosofico-scientifico in senso largo. Studi recenti hanno indagato a fondo soprattutto la sua intima connessione con la medicina coeva.12 Con essa l'alchimia condivide l'aspetto bifronte, tecnico e filosofico, e presenta una serie di importanti affinità di ordine epistemologico. Sono studi densi di conseguenze, perché sanno spiegare gli scambi, le contaminazioni, le sovrapposizioni avvenute tra i due saperi. In particolare, sono in grado di far apparire la convergenza di alchimia e medicina nella iatrochimica di Paracelso come uno sbocco del tutto naturale. Ben prima di Paracelso non solo medici e alchimisti possono collaborare. Spesso sono alchimisti-medici o medici-alchimisti. E i loro ricettari sono spesso degni del riguardo del chimico moderno.

Alchimia alla fine del '500: Michael Maier alla corte di Rodolfo II

Altro quadro ricaviamo da un secondo periodo di splendore dell'alchimia occidentale sul finire del '500, quando il rinvigorirsi dello sfondo ermetico raggiunge il suo culmine. È quanto avviene a partire dal tardo Quattrocento a seguito della diffusione manoscritta del Corpus Hermeticum13. Fu il cardinal Bessarione (dopo la caduta di Costantinopoli in mano turca) a portare il Corpus in salvo a Venezia, insieme agli altri preziosissimi libri della sua personale collezione. Nella lettera al doge che accompagna questo suo dono inestimabile alla Repubblica di Venezia (sarà il nucleo fondante della Biblioteca Marciana), Bessarione14 descrive la sua febbrile attività per racimolare gli ultimi preziosi scampoli di cultura greca dispersi qua e là nel regno di Bisanzio. (Viene alla mente l'idea ottocentesca di "ellenismo" espressa dallo storico Droysen15: un "ellenismo" d'ampissimo respiro che procede fino alla conquista di Costantinopoli, nel 1453.) Tra il 1463 e il 1464, Cosimo de' Medici, a Firenze, ne commissiona la prima traduzione a Marsilio Ficino. Tra il 1471 e la fine del Cinquecento se ne conteranno sedici edizioni. Fondamentale per il suo successo appare l'interpretazione che ne fa lo stesso Ficino, promotore esimio della conciliazione tra Pitagorismo, Neoplatonismo e pensiero Cristiano, giacché individua nella visione mistico-teologico-filosofica degli scritti che va traducendo, tanto (ovviamente!) affine alla sua, una vetustissima prova convalidante la sua tesi di fondo.

Ricettacoli entusiasti dei prodotti di questo filone sono le corti cinquecentesche delle tre generazioni di Imperatori Asburgo a Vienna e a Praga: Ferdinando I, Massimiliano II, Rodolfo II e, in misura minore, quelle degli Asburgo spagnoli16. È a Praga, in particolare, la città del Tardo Umanesimo rinascimentale fuori d'Italia,17 che Rodolfo II (1552-1612) ha saputo veder realizzato, nell'epoca incerta che precede appena la Guerra dei Trent'anni, un centro di libertà intellettuale, colto e 'neoplatonicamente' aperto nei confronti della scienza delle religioni, e perciò proprio attento, senza discrimine, ai contribuiti degli eruditi Cattolici, Protestanti, Ebrei e Musulmani.

Il nucleo della biblioteca praghese di Rodolfo era formato dai 2600 prestigiosi volumi ottenuti dagli eredi dell'ungherese Johannes Sambucus18, storiografo di corte a Vienna. Oculatamente ampliata, la sua collezione libraria ospiterà ben presto (significativamente) i testi cardine del misticismo cristiano e della tradizione astronomico-astrologica, medica e alchemica greco-araba: dal Liber sanctae crucis di Rabano Mauro19 al celeberrimo Codex gigas (del XIII sec., in cui Vecchio e Nuovo Testamento convivono con una collezione di scritti di medicina), dal Poimandres del Corpus Hermeticum e dall'Asclepius tradotti da Marsilio Ficino a testi di Ruggero Bacone e del contemporaneo Paracelso, da Albumasar (Abu Ma'shar) a Geber (Djabir Ibn Hayyan), principe degli alchimisti-filosofi arabi su fino al De Revolutionibus di Copernico.20

In uno Augusto (dominus mundi, Imperatore del Sacro Romano Impero) e Mecenate, Rodolfo attira a Praga dotti e eruditi da tutta Europa. Ad incrementare a dismisura la biblioteca sono in particolare astronomi-astrologi e medici-alchimisti (nella somma, più geni che ciarlatani) che nel contempo si adoperano a tenere vivi e attivi la "Torre Astronomica" e i laboratori alchemici ("Torre delle Polveri") del Castello. Tycho Brahe, Johannes Kepler, John Dee sono solo tre dei grandi a corte. Altrettanto significativa è tutta la produzione 'universalizzante' dei personaggi minori che vi ruota attorno: come il Zoroastro dello slovacco Johannes Jesenský (1593), compendio conciliatorio di filosofia universale; l'Amphitheatrum sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath (1595), dal sottotitolo "compendio trino, cristiano cabalista, magico divino, chimico fisico"; il Basilica chymica di Oswald Croll (a Praga dal 1597), che sintetizza il sapere alchemico di Hermes Trismegisto, Geber, Raimondo Lullo, Ruggero Bacone e Paracelso21; il Symbola divina et humana (1601-1603) di Aegidius Sadeler, "incisore imperiale", che raccoglie gli emblemi legati a papi e monarchi e culmina nei sedici emblemi, tra cui l'Hermatena22, creati ad hoc per rappresentare degnamente i complessi valori di cui Rodolfo si fa portatore; o come il suntuoso orologio a globo dello svizzero Jost Bürgi (a Praga dal 1603) che concilia in uno, nello sfavillio d'oro dei simboli mitologici e astrologici, la contraddizione di due visioni cosmiche: il sistema tolemaico (la cosmologia geocentrica della Chiesa) e quello nuovo copernicano (la visione eliocentrica dell'Ermetismo).

Si potrebbe ancora menzionare l'insieme della Kunstkammer, la più stupefacente collezione d'Europa: tutto quanto il mondo potesse offrire a Rodolfo di stravagante e intelligente tra naturalia, artificialia e scientifica23 per penetrare i segreti dell'esistenza. E degna di nota, nel fil rouge dell'interesse ermetico-alchemico a partire dalla corte viennese alla straordinaria corte rodolfina, è anche l'eccentrica produzione artistica del grande erudito e pittore Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), a partire dalle due serie di celeberrimi dipinti de "Le quattro stagioni" (1563) e "I quattro elementi" (1566) dedicati a Massimiliano II nel 1569 (la cui rilevanza ermetica è assicurata dalla interpretazione coeva di Giovan Battista Fonteo24). È sempre Arcimboldo ideatore di particolari "trionfi" allegorici alchemici per celebrare25 (nelle grandi occasioni di visibilità) la potenza degli Asburgo. Ne abbiamo notizie precise grazie alla raccolta in volume di 148 disegni, conservata agli Uffizi di Firenze, da lui offerta in omaggio a Rodolfo nel 1585. Portati in trionfo furono ad esempio (tra tanti simboli di somma armonia macromicrocosmica), le sette arti liberali personificate (accompagnate ognuna dai due massimi rappresentanti greco-latini), dette provocatoriamente "figlie di Mercurio" e collegate alle fasi-colori della "Grande opera" alchemica; i continenti con la rispettiva produzione metallica, presentata da cortigiani-pianeti con le mani occupate dai metalli loro associati (ad es. Marte porta un pezzo di ferro);26 infine Rodolfo stesso come personificazione del Sole e portatore dell'Oro, astro lucente di una Praga che tutto trasforma. È infine degno di nota il ritratto dedicato da Arcimboldo al suo Imperatore dopo il rientro definitivo a Milano. Rodolfo vi è rapresentato come Vertumnus, l'antica divinità etrusca interpretata dai Romani (per associazione con vertere, cf. OLD s.v.) quale divinità della trasmutazione naturale. Messo in poesia dall'amico di Arcimboldo, Gregorio Comanini, il quadro viene neoplatonicamente ed ermeticamente interpretato dall'io narrante come cornucopia di ogni frutto di Natura che va svelata per cercarvi "l'anima" e insieme ricostruirne le trasformazioni fin dalla fase cosmogonica a partire dai quattro elementi e dalle quattro qualità loro correlate (fuoco caldo-secco, acqua freddo-umido, terra freddo-secco, aria caldo-umido).27

Vertumnus

Vertumnus, olio su tavola, ca. 1590
Skoklosters Slott, Sweden

Quale sintesi del clima dell'epoca non v'è però manifesto migliore della produzione di Michael Maier, luterano, "dottore in filosofia e medicina, alchimista"28, allievo di Paracelso. A Praga dal 1592, dapprima medico personale di Rodolfo, vanta anche una carriera al suo fianco da segretario privato, successivamente insignito dei titoli di Conte Palatino e Cavaliere dell'Impero. Se il suo Arcana arcanissima (pubblicato solo dopo la morte dell'imperatore nel 1614) rappresenta ancora un'allegoria alchemica univoca (un pellegrino parte verso l'Egitto alla ricerca della Fenice29 e perviene alla sua dimora grazie alle indicazioni di Thoth-Hermes-Mercurio in persona), il suo capolavoro, l'Atalanta fugiens, è una virtuosa allegoria sinfonica: cinquanta splendidi Emblemi30, ognuno corredato da un Motto, un Epigramma, una Fuga a tre voci (sulle parole dell'Epigramma), un Discorso esplicativo. Auribus ista tuis, oculisque Emblemata prostent, - puntualizza l'autore - / at ratio arcanas expetat inde notas: / sensibus haec obiecta tuli, intellectus ut illis / illicibus caperet, quae preciosa latent.31 Il titolo dell'opera32, rappresentato nel frontespizio, si ispira al mito di Atalanta (Ov. Met. 10.560-707). Ippomene (ossia lo Zolfo alchemico, principio maschile attivo) insegue Atalanta nella gara (il Mercurio alchemico, principio femminile passivo) e la trattiene presentadole in successione tre pomi d'oro del giardino delle Esperidi (lo Zolfo fissa il Mercurio in tre fasi, la fase al Nero, al Bianco, al Giallo)33. Si uniscono i due, ardenti di desiderio, nel tempio di Cibele (vengono esposti al fuoco vivo nel forno alchemico), da cui escono trasformati per punizione in una coppia di leoni dalla criniera fulva (la pietra filosofale, frutto finale dell'"Opera al Rosso"). Le quattro fasi principali della "Grande Opera" alchemica (nell'ordine: al Nero, al Bianco, al Giallo, al Rosso) soltanto riassunte nel frontespizio, vanno ricostruite nel dettaglio grazie al resto dell'opera: un puzzle difficilissimo perché le tessere sono rappresentate da cinquanta letture a cinque voci (motto, emblema, epigramma, fuga, discorso) che non solo si presentano in ordine sparso, ma parzialmente si sovrappongono, descrivono cioè lo stesso fenomeno da prospettive diverse (lettura chimica, aritmetica, musicale, geometrica, astronomica ...).34

Borea

Incisione di Mattheus Merian
Emblema I Portavit eum ventus in ventre suo
Borea, vento del Nord, rappresenta il Mercurio aeriforme che matura-purifica lo Zolfo nel suo grembo.
Michael Maier, Atalanta fugiens, De Bry, Oppeneimer 1618
Zürich, Zentralbibliothek

A pararsi davanti ai nostri occhi è una millenaria stratigrafia di "filosofia naturale" (Discorso XXI) filosofico-scientifica che utilizza il mito come linguaggio. Stupefacente è lo scrupolo filologico dell'autore nel presentare, sempre e comunque, una costruzione razionale di concordanza tra le fonti di riferimento. E le fonti sono numerosissime,35 la costruzione ipercomplessa. A più riprese si ribadisce l'importanza di riunire, come fa Aristotele, "esperienza e ragione" (Discorso XXI). È di sapore preplatonico l'importanza che l'alchimista in laboratorio deve attribuire ai sensi (ὄψις τῶν ἀδήλων τὰ φαινόμενα, Anassagora e Democrito, DK B21a). Anche nella speculazione numerica il richiamo all'osservazione materiale è sorprendente. L'Uno è il Mercurio liquido o volatile, il Due (che ancora si rifà all'androgino empedocleo e aristofanesco) è la sua unione con lo Zolfo riconoscibile dal fatto che il Mercurio nel crogiolo risulta 'fissato'. Meno 'visibili' il Tre fresco di stampo paracelsiano (Zolfo-anima, Mercurio-spirito, Sale-corpo), e il Quattro della tradizione accolta da Aristotele, legato a elementi, umori corporei e coppie di qualità. Ma tutti insieme si intrecciano e trasformano uno nell'altro armonicamente dentro la Tetractys della tradizione pitagorico-platonica (1+2+3+4) che infine "si trasforma nel primo dei numeri perfetti grazie a uno che è due [l'1 andro-gino], ritornando alla monade, in cui stanno pace e tranquillità eterna." Quale miglior esempio di illusorio richiamo all'esperienza, imbrigliato com'è nella tradizione?

Dr. phil. I Lucia Orelli Facchini
Liceo di Bellinzona

1 I docenti Benedino Gemelli e Lucia Orelli Facchini (Greco e Latino), Giuseppe Laffranchi e Griscia Pogliesi (Chimica). I risultati e tutti i materiali prodotti durante la fase di preparazione e la sperimentazione didattica (otto ore-lezione: Gli sviluppi storici dell'alchimia: dai Classici alla Chimica moderna; Introduzione al mito e al linguaggio alchemico nell'"Atalanta fugiens" di Michael Maier, 1618; Laboratorio testuale sull'"Atalanta fugiens" di Michael Maier, 1618; Laboratorio sperimentale sui processi della Grande Opera alchemica [la trasformazione di rame in 'argento' e 'oro' secondo Geber], nonché la registrazione delle due conferenze finali della prof. Chiara Crisciani dell'Università di Pavia, sono consultabili in rete sul sito del Liceo di Bellinzona, accessibile agli esterni dietro richiesta. (> Text)

2 In genere si ritiene che queste traduzioni in arabo vengano effettuate in maniera spontanea, quando l'arabo diventa la lingua franca dei territori conquistati. D. Gutas, Greek Thought, Arabic Culture: the Graeco-Arabic Translation Movement in Baghdad and Early Abb Asid Society (2nd-4th/8th-10th Centuries), Routledge, London 1998 (trad. Einaudi, 2002), sostiene invece la tesi di un vero e proprio movimento di traduzione voluto dai califfi del primo periodo abbaside. (> Text)

3 Le traduzioni in latino dei grandi autori medici sono legate in particolar modo al fiorire della Scuola medica salernitana. Per Aristotele in part. cf. J. Brams, La riscoperta di Aristotele in Occidente, Jaca Book, Milano 2003. (> Text)

4 Se ne discute nelle università solo in relazione ai Meteorologica di Aristotele, cf. M. Pereira, Alchimia, I testi della tradizione occidentale, Mondadori, Milano 2006, LXX. (> Text)

5 C.H. 10.25. (> Text)

6 A. D. Nock - A.-J. Festugière, Hermes Trismegistus, Corpus Hermeticum, I-IV, Les Belles Lettres, Paris 1945-54, ed. italiana (tiene conto anche dei testi ermetici della regione di Nag Hammadi conservati in copto, di cui fornisce uno scritto) a cura di I. Ramelli, Bompiani, Milano 2005. Dei due, prima della traduzione di Marsilio Ficino solo l'Asclepio era noto in Occidente. Si aggiungono citazioni, estratti e frammenti che troviamo presso Stobeo e diversi autori cristiani. (> Text)

7 Cf. G. Reale, Storia della filosofia greca e romana, vol. 7: Rinascita del Platonismo e del Pitagorismo, Corpus hermeticum e oracoli caldaici, Bompiani, Milano 2004, soprattutto per il giudaismo alessandrino. (> Text)

8 Fonti ibid. 293. (> Text)

9 La sempre evocata bolla "spondet pariter" emessa nel 1317 di Giovanni XXII si scaglia in maniera puntuale contro l'alchimia metallurgica praticata dai sacerdoti. (> Text)

10 Devo la definizione e grande parte delle idee esposte in questo paragrafo alla prof. Chiara Crisciani dell'Università di Pavia. (> Text)

11 In successione il nero, il bianco, (il giallo), il rosso. (> Text)

12 Cf. Gli studi di S. J. Barnett e i contributi di C. Crisciani in collaborazione con C. Gagnon, Alchimie et philosophie au Moyen Age, Montréal 1980; con J. Agrimi, Malato, medico e medicina nel Medioevo, Torino 1980; con M. Pereira, L'arte del Sole e della Luna. Alchimia e filosofia nel Medioevo, Spoleto 1996. I testi chiave sono le opere di Ruggero Bacone e di Alberto Magno che si riflettono in seguito nei Corpora dello pseudo Arnaldo da Villanova e dello pseudo Lullo. (> Text)

13 Cf. sopra, nota 6. (> Text)

14 Bessarione stesso parla di "distruzione della Grecia" e di "deplorevole dominazione a Bisanzio". Cf. la sua lettera al doge Christoforo Moro che accompagna il dono della sua biblioteca alla Repubblica di Venezia, 31 maggio 1468, cf. C. Gilly - C. van Heertum, Magia, alchimia, scienza dal '400 al '700. L'influsso di Ermete Trismegisto, Centro Di, Firenze 2002, 15. (> Text)

15 J. G. Droysen, Geschichte des Hellenismus, F. Perthes, Hamburg 1836-43, introduzione. (> Text)

16 Rodolfo viene fortemente influenzato anche dal periodo di educazione cattolica in Spagna (1563-1571) presso lo zio Filippo II, quando ha modo di frequentare la ricchissima biblioteca del palazzo dell'Escorial che ospitava anche una scuola fornita di laboratori alchemici e di un osservatorio astronomico. (> Text)

17 Cf. Th. DaCosta Kaufmann, Variations on the Imperial Theme in the Age of Maximilian and Rudolf, Garland, New York, 1978, 105-113. N. Mout, The Court of Rodolf II and Humanist Culture, in: AAVV, Rudolf II and Prague: The Court and the City, Thames and Hudson, London 1997, 220. (> Text)

18 János Zsámboky (1531-1584), noto per il suo trattato sul simbolismo (Emblemata..., 1564). (> Text)

19 Sui 28 carmina figurata che riguardano la funzione cosmica della croce, cf. M. C. Ferrari, Il 'Liber sanctae crucis' di Rabano Mauro, Testo, immagine, contesto, Peter Lang, Bern 1999. (> Text)

20 Rodolfo viene affiancato dall'olandese Hugo Blotius (1533-1608), già bibliotecario imperiale a Vienna (autore di tre cataloghi della collezione libraria, 1576, 1596, 1597). (> Text)

21 Sono ritratti nel frontespizio. Il testo verrà pubblicato a Francoforte nel 1609. (> Text)

22 L'emblema di Hermatena (l'unione di Hermes e Atena) si ritrova nell'affresco allegorico di Bartolomeo Spranger al secondo piano della "Nuova Torre Bianca" del Castello. (> Text)

23 Sono le suddivisioni della Kunstkammer, organizzata da Rodolfo come theatrum mundi, che rispecchia anche i suoi interessi librari. (> Text)

24 Giovanni Battista Fonteo (Fontana), Europalia, 1571, Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Handschriften-, Autographen- und Nachlass-Sammlung, Codex 10206, nn. cat. 4.2-5, 26-31, cf. S. Ferino-Pagden, Arcimboldo: 1526-1593, Skira, Milano 2008, 264-265. (> Text)

25 Sono ad esempio le nozze tra Elisabetta, figlia di Massimiliano II, e il re di Francia Carlo IX, nel 1570, e tra Carlo, arciduca d'Austria e Maria di Baviera, nel 1571. Cf. DaCosta Kaufmann, op. cit., 105-113. (> Text)

26 Nella "Grande Opera" le fasi-colore principali sono quattro, ma sette sono le fasi legate ai pianeti (i regimi) e sette le corrispondenti colorazioni secondarie. (> Text)

27 Gregorio Comanini, Rime, Finisterrae, Roma 2007. Comanini è autore del dialogo neoplatonico Il Figino. Overo del fine della pittura. Ove, quistionandosi se'l fine della pittura sia l'utile overo il diletto, si tratta dell'uso di quella nel Cristianesimo e si mostra qual sia imitator più perfetto e che più si diletti, il pittore overo il poeta. In Mantoua, per Francesco Osanna stampator ducale, 1591. (> Text)

28 J. B. Craven, Count Michael Maier: Doctor of Philosophy and of Medicine, Alchemist, Rosicrucian, Mystic, 1568-1622, Peace, Kirkwall 1910. Morto Rodolfo, Michael Maier condividerà ideali rosacrociani con altri autori (ad es. Robert Fludd) attorno all'editore De Bry di Oppenheimer. Difenderà il nuovo movimento ermetico di riforma morale e sociale con il Verum inventum del 1619. (> Text)

29 La fenice è il simbolo del processo alchemico di morte e rinascita che si compie ciclicamente. (> Text)

30 Attribuiti al grande incisore Matthaeus Merian, cf. L. H. Wühtrich, Matthaeus Merian d.Ä., Eine Biographie, Hoffman und Campe, Hamburg 2007, 84-100. (> Text)

31 Epigramma authoris, cf. M. Maier, Atalanta fugiens, Mediterranee, Roma 2002, 22. (> Text)

32 Atalanta fugiens, hoc est, Emblemata nova de secretis naturae chymica..., De Bry, Oppenheimer 1618. (> Text)

33 Tutto parte dalla fase al Nero, nella metafora: il giardino serale di Hésperos. (> Text)

34 Cf. Discorso XXV. (> Text)

35 Cf. H. M. E. de Jong, Michael Maier's Atalanta Fugiens: Sources of an Alchemical Book of Emblems, Brill, Leiden 2002. (> Text)

 

Anzeigen und Mitteilungen

Jahresversammlung des SAV

Chères et chers collègues, care colleghe e cari colleghi, liebe Kolleginnen und Kollegen

Der Vorstand des SAV freut sich, Sie zur Jahresversammlung und zu einer Führung durch das Münzkabinett Winterthur einladen zu können.

Freitag, 13. November 2009, 15.30 Uhr
Kantonsschule Büelrain (bitte Angaben zum Raum vor Ort beachten), Rosenstrasse 1, 8400 Winterthur

15.30

Jahresversammung 2009/Assemblée annuelle 2009
Tagesordnung/Ordre du jour

  1. Protokoll der Jahresversammlung / Procès-verbal de l' assemblée 2008
  2. Jahresbericht des Präsidenten / Rapport du président
  3. Kassabericht; Mitgliederbeitrag / Rapport de la caissière; cotisation des membres
  4. Kassarevision / Révision de la caisse
  5. Wahlen / Élections
  6. Anträge und Vorschläge der Mitglieder / Motions et propositions des membres
  7. Varia
17.00Führung durch das Münzkabinett Winterthur, Lindstr. 8, 8400 Winterthur
Benedikt Zäch, lic. phil., der Leiter des Münzkabinetts und der Antikensammlung der Stadt Winterthur, führt uns durch die Ausstellung "Alexanders Erben - Griechische Münzprägung des Hellenismus".
18.00Apéro im Münzkabinett
Abendessen im Restaurant "il primo" Theater Winterthur, Sträulistrasse 6, 8400 Winterthur

Mit freundlichen Grüssen
Ivo Müller, Präsident

Anmeldung für das Abendessen bitte bis 11. November an: ivo.mueller@kst.ch oder 079 365 64 38

Un nuovo sito web di studi ciceroniani e didattica del latino

È stato aperto quest'anno un nuovo sito web: www.tulliana.eu, a disposizione di tutti coloro che si interessano a Cicerone e al pensiero latino. Si tratta del portale della Société Internationale des Amis de Cicéron (SIAC), fondata da un gruppo di studiosi e di uomini di cultura nel 2008; ne è presidente il magistrato francese Philippe Rousselot, vicepresidente il latinista torinese Ermanno Malaspina. Lingue ufficiali del sito, per ora, sono il francese, l'italiano e l'inglese, ma sono evidentemente accetti contributi anche in altre lingue europee. Qui mi riferirò, per le citazioni dei link, alle pagine in francese.

Il sito intende avere insieme carattere scientifico e divulgativo, con particolare attenzione per la didattica. I documenti pubblicati sono garantiti da un consiglio scientifico presieduto da Carlos Lévy (Università di Parigi Sorbona) e completato da Andrea Balbo (Università del Piemonte Orientale, Vercelli), Carl Joachim Classen (Università di Göttingen), Rita Degl'Innocenti Pierini (Università di Firenze), Perrine Galand-Hallyn (École Pratique des Hautes Études, Parigi), Leopoldo Gamberale (Università di Roma La Sapienza), Giovanna Garbarino (Università di Torino), Woldemar Görler (Università della Saar), David Konstan (Brown University, Providence, Rhode Island), Ermanno Malaspina (Università di Torino), Marcos Martinho dos Santos (Università di San Paolo, Brasile), Walter J. Nicgorski (Università di Notre Dame, Indiana).

Collaborano al sito, con privilegi d'accesso, gli iscritti all'associazione qualificati come membri scientifici; parte di questi sono professori di liceo; una lista precisa e aggiornata, con indicati i compiti di cui sono responsabili, è visibile al link les équipes / membres scientifiques.

Dal punto di vista dei contenuti il sito è sostanzialmente in costruzione, anche se già sono consultabili strumenti preziosi come la cronologia di Cicerone e, su un piano più scientifico, le Ephemerides Tullianae di Ermanno Malaspina, pubblicate per concessione dell'editore Pàtron di Bologna (che le ha stampate nel 2004). È urgente, in particolare, arricchire di documenti la sezione propedeutique / didactique, di cui è responsabile e garante scientifico Andrea Balbo. Inoltre si sta allestendo una bibliografia ragionata su Cicerone, e anche questo è un lavoro ancora nelle fasi iniziali. Per il futuro ho chiesto che appena possibile, cioè appena si disporrà di traduttori, sia disponibile anche un'interfaccia in tedesco, che, anzi, dovrebbe diventare una delle lingue ufficiali della SIAC. Non posso occuparmene io, evidentemente; per questo sarei contento che anche qualche altro collega svizzero s'aggiungesse fra i membri scientifici.

Resta da dire che la società pubblica anche una newsletter online ("Gazette Tulliana") in formato *.pdf, di cui sono usciti due numeri, e intende pubblicare una rivista, "Acta Tulliana", più strutturata e riservata ai membri della SIAC, che la riceveranno per posta elettronica.

Giancarlo Reggi

"Reden wie Caesar" - Stand des FASZ am Römerfest

"Vipera venenata!" - "Sceleste!" - "Vetula!" - "Imbecille!" So klang es am Wochenende vom 29./30.8. in Kaiseraugst am Stand "Reden wie Caesar", den das Forum Alte Sprachen Zürich (FASZ) organisiert hatte. Für einmal durfte geflucht werden, was die Köpfe von Jung und Alt gespeichert hatten, - und belohnt wurde das unflätige Tun erst noch mit einem Preis.

30'000 Besucher erwarteten die Organisatoren des 14. Römerfestes in Augusta Raurica. Am FASZ-Stand, der dieses Jahr am Römerfest sein Debüt gab, herrschte zwei Tage lang Hochbetrieb. Jung und Alt sollten dabei die alten Sprachen auf spielerische und unterhaltsame Art nähergebracht werden. Das FASZ schloss damit eine Lücke im Angebot des Römerfestes, das bis anhin im sprachlichen Bereich wenig im Angebot hatte.

Welches Bild passt zu ELEPHANTVS? Wie heisst wohl das lateinische Wort für "Nuss"? Kinder wie Erwachsene staunten über ihre ungeahnten Lateinkenntnisse, suchten zusammengehörende Bild- und Wortkarten und spielten Memory. Die kleinen Besucher prägten sich mit Konzentration lateinische Wörter ein und schrieben sie mit calamus und atramentum auf pergamentähnliches Papier. Versiegelt nahmen sie stolz ihr Werk mit nach Hause.

Wie viel gibt VII + IV? Von wem stammt der Spruch "Omnia vincit amor."? Wie endet das Sprichwort "Errare ..."? Mit Bandolinos von einfach bis für Könner gingen die Besucher solchen Fragen nach, manche lösten eines ums andere und blieben über eine halbe Stunde am Stand.

Anziehungspunkt waren auch die Computer mit Quiz zu Alltag, Mythologie, Fremdwörtern, Markennamen und vielem mehr. Oft klickten sich Besucher durch das ganze Angebot und hörten sich an, wie Latein und Griechisch geklungen haben. Und nicht zu vergessen: das Spiel 1, 2 oder 3 mit Fragen zu Vokabular, Sprichwörtern, lat. Sätzen und Realien. Schülerinnen und Schüler der Kantonsschulen Wetzikon und Wiedikon spielten Runde um Runde mit neugierigen Besuchern jeden Alters.

Als Sonderevent traten am Sonntag die Schülerinnen und Schüler von Heidrun Rubischung (Kantonsschule Wiedikon) mit ihrer Horaz-Bearbeitung in passender Umgebung im Peristyl des Römerhauses auf. Sie zeigten hervorragend, wie aktuell Texte aus der Antike sind. Viel Arbeit steckte hinter dem Stand, aber es hatte sich gelohnt: Wir stiessen rundum auf positives Echo. Ein riesen Dankeschön an alle, die uns dieses Jahr unterstützt haben: an die Schülerinnen und Schüler, Lehrer und Lehrerinnen, die bei den Vorbereitungsarbeiten oder an den zwei Festtagen am Stand geholfen haben. Dank aber auch dem SAV, der unseren Stand gesponsert hat.

Und nächstes Jahr? Die Organisatorin hat das FASZ bereits angefragt, ob wir wieder dabei sein werden. Wir denken: ja, es wäre gut für die alten Sprachen. Aber wir brauchen mehr Unterstützung - vor allem personell.

Gabriela Trutmann
Präsidentin Forum Alte Sprachen Zürich

Medea in der Übersetzung von B.W. Häuptli

Vom 10. Juni - 11. Juli führte die Volksbühne Berlin unter Frank Castorf am Rosa-Luxemburg-Platz im AMFITEATR von Bert Neumann die Medea nach der Tragödie von Seneca auf. Der Text wurde nach der Übersetzung von Bruno W. Häuptli bearbeitet.

Amüsant, was die Berliner Morgenpost am 12. Juni schreibt: dass die Medea-Darstellerin "die Häuptli-Verse so undeutlich spricht, dass man es gleich beim lateinischen Original hätte belassen können"!

Klio in der Doktorprüfung

Ein heisser Julitag des Jahres 1963, Termin für die mündliche Doktorprüfung, das sogenannte Rigorosum, an der Tübinger Eberhard-Karls-Universität. Die Dissertation - über das Naturverständnis in der Aristotelischen Zoologie, bei dem grossen Humanisten und Gräzisten Wolfgang Schadewaldt - war angenommen worden, und nun sass der Kandidat im ehrwürdigen Senatssaal der Alma mater wie noch andere ringsherum seinem Doktorvater und Examinator gegenüber. Es waren ungewohnte Rollen: Wir kannten uns seit Jahren aus dem Oberseminar, das Schadewaldt - privatissime et gratis - bei sich zu Hause abhielt, und ich hatte drei Jahre zuvor die Herausgabe seiner Gesammelten Schriften "Hellas und Hesperien" besorgt. Aber nun sassen wir uns im Rigorosum gegenüber, und da musste es rigoros, eben "starr" und "steif" zugehen.

Der erste Teil der Prüfung galt Homer. Dann kam Herodot auf den Tisch, ein Text zum Feldzug des Xerxes gegen die Athener 480 v.Chr. Die Heereskolonne der Perser hatte die Schiffsbrücke über den Hellespont überschritten, im Laufschritt "unter Geisseln" in sieben Tagen und Nächten, und Xerxes hatte sein Heer in einem eigens erstellten Hohlmass zählen lassen: in einem mannshohen Mauerzirkel, der zehntausend Mann mass und 170mal nacheinander gefüllt und wieder geleert wurde. Da wendet sich Xerxes an den verbannten Spartanerkönig Demaratos, der am Perserhof Zuflucht gesucht hatte und nun zum Gefolge des Grosskönigs zählte: "... Wie könnten wohl tausend von euch, oder auch zehntausend, oder meinetwegen auch fünfzigtausend, die doch alle gleicherweise frei sind, wie du sagst, und nicht beherrscht von einem Einzigen, diesem Riesenheer entgegentreten? Ja, von einem Einzigen beherrrscht, wie es persische Art ist, könnten sie womöglich aus Furcht vor diesem Einen über ihre eigene Natur hinaus besser werden und so, genötigt durch die Geissel, auch dermassen unterlegen gegen eine Übermacht antreten. Aber losgelassen in die Freiheit, wie sie sind, werden sie doch nichts dergleichen auf sich nehmen ..." Und da lässt Herodot den Spartaner erwidern: "Frei, wie sie sind, sind sie doch nicht in allem frei. Denn über ihnen steht als ihr Herr das Gesetz, und das fürchten sie noch weit mehr als die Deinen dich. So werden sie tun, was immer dieses Gesetz befiehlt. Es befiehlt aber allezeit das Gleiche ..."

Das alles war präsentiert und kommentiert, die menschenverachtende Barbarei der Zählung im Hohlmass gehörig gegeisselt, und mit der Redelust des Prüflings, der noch etwas weiss, hatte ich aus der Fülle des Bezüglichen noch einiges Einschlägige anbringen wollen: etwa Platons zukunftsträchtiges Wort von den Regierenden als den "Dienern", ja den "Sklaven des Gesetzes", nach dem unsere Minister bis heute Minister, eben "Diener" heissen, oder das schöne Wort des Antigonos Gonatas von der Königsherrschaft als einem "ehrenvollen Sklavendienst". Aber da nahm dieses Rigorosum plötzlich eine überraschende Wendung; der Examinator schob die Bücher auf dem Tisch mit einer entschiedenen Handbewegung auf die Seite und liess den mitteilsamen Kandidaten mit alledem gar nicht mehr zu Worte kommen: "Nun hören Sie mal auf, hören Sie mal zu, ich will Ihnen etwas sagen ..."

War eine Muse - es muss dann wohl Klio, die Muse der Geschichte, gewesen sein - unsichtbar an unseren Tisch getreten? Ich liess erschrocken Platon Platon und Antigonos Antigonos sein, und Schadewaldt setzte mit einem abrupten Rollenwechsel zu dem engagierten Extempore an, um dessentwillen ich das Ganze hier erzähle. Das Regime dieser DDR, begann der gebürtige Berliner, eindringlich auf mich einsprechend, werde unausweichlich scheitern, weil es den Menschen nicht als freien Menschen achte, weil es sich wie dieser Perserkönig Xerxes auf Gewalt und Geisseln stütze. Über kurz oder lang werde das Regime "da drüben" in sich zusammenbrechen, werde die quer durch Berlin gezogene Betonmauer wieder eingerissen werden ... "Ich werde das ja vielleicht nicht mehr erleben; aber Sie sind noch jung, Sie können das noch erleben ..." So ging es eine Weile fort, bis der Gong das Ende der Prüfungen anzeigte, die an den Tischen ringsherum wohl durchaus "rigoros" fortgegangen waren, und die prophetische Muse verscheuchte.

Das war, die Urkunde sagt es auf den Tag genau, am 25. Juli 1963, knapp zwei Jahre nach dem Bau der Berliner Mauer. Im November 1974 ist Wolfgang Schadewaldt gestorben, und im November 1989, ein Vierteljahrhundert nach jener denkwürdigen Doktorprüfung, ist sein Tübinger Orakel mit dem Zusammenbruch der DDR und dem Fall der Berliner Mauer wirklich wahr geworden. Ich frage mich manchmal, ob mein Lehrer diesen freiheitlichen Herodottext wohl eigens dazu ausgewählt hatte, um seinem jüngsten Doktoranden dieses humanistische "kräftig Wörtchen" auf den weiteren Lebensweg mitzugeben. Heute, wieder zwanzig Jahre später, sei es nochmals in Erinnerung gerufen. Und da wir schon bei Zahlen sind: Das Jahrtausendwort Herodots vom Gesetz als dem "Herrn" der freigeborenen Bürger und das etwas jüngere Platonische von den Regierenden als den "Dienern" und den "Sklaven des Gesetzes" sind mittlerweile runde vierundzwanzig Jahrhunderte alt.

Klaus Bartels

Wettbewerbsausschreibung: "Spiel mir Ovid!"

... nudaque per lusus pectora nostra patent
... und unser Herz liegt beim Spielen offen da
Ovid, ars amatoria 3, 372

Wer kennt sie nicht? - Die wunderbaren, fantastischen, komischen, tragischen Gestalten, Szenen und Geschichten aus Ovids Metamorphosen? Narziss und Echo, Apollo und Daphne, Pyramus und Thisbe, Philemon und Baucis und viele andere; sie alle sind durch den römischen Dichter unsterblich geworden und entzücken, faszinieren und unterhalten auch heute immer noch und stets aufs Neue.

Wir suchen für den zweiten schweizerischen Lateintag in Brugg vom 23. Oktober 2010 spielfreudige LiebhaberInnen von Ovids Geschichten!

Wettbewerbsaufgabe:

Sie setzen eine Geschichte bzw. eine oder mehrere Szenen aus einer Geschichte aus Ovids Metamorphosen auf der Bühne um: Musikalisch, szenisch, pantomimisch. Ihr Projekt darf rein szenischer Natur sein, aber nicht eine reine Musikdarbietung. In der Wahl der szenischen Mittel sind Sie grundsätzlich frei, auch in der Wahl der Sprache. Wir erwarten aber in Ihrer Darbietung auch etwas in lateinischer Sprache zu sehen und / oder zu hören.

Dauer des Stücks: 10 Minuten
Anzahl der teilnehmenden Gruppen: 8
Gruppengrösse: 2-8 Personen
Anmeldung und weitere Fragen an den Wettbewerbsleiter:
Markus Häni, Büntenweg 8, 4632 Trimbach
Tel. 062 293 05 65, E-mail: markus.haeni@tele2.ch

Projekte sollen in Form einer Projektbeschreibung eingereicht werden bis: Mittwoch 23. Dezember 2009. Ein entsprechendes Projektformular können Sie ab August 2009 auf der Webseite www.lateintag.ch herunterladen.

Wenn zu viele Anmeldungen vorliegen, wird die Jury unter den eingereichten Projekten eine Auswahl für den Final treffen. Der Wettbewerb findet auch bei weniger als 8 Angemeldeten statt.

Die FinalteilnehmerInnen werden bis Ende Januar schriftlich benachrichtigt und müssen ihre Teilnahme bis Freitag 26. Februar 2010 definitiv bestätigen (So können nicht berücksichtigte Gruppen allenfalls nachrücken).

Die besten Darbietungen werden von der Fachjury ermittelt und mit Geldpreisen von Fr. 1000.- / 600.- / 400.- / 200.- / 200.- ausgezeichnet.

 

Euroclassica

Euroclassica - Academia Ragusina I
Dubrovnik, 13-18 avril 2009

Grâce à la persévérance et aux efforts déployés par Jadranka Bagaric sur plusieurs années, la première Academia Ragusina d'Euroclassica a pu se dérouler à Dubrovnik la semaine après Pâques et être gratifiée d'un superbe temps de printemps. L'accueil a été chaleureux et l'encadrement efficace.

Selon une formule originale, cette semaine d'étude a réuni d'une part une trentaine de lycéens et d'étudiants principalement croates et bosniaques (on décomptait encore, accompagnés par leurs professeurs, quatre jeunes Russes et un étudiant du Danemark qui s'était vu offrir l'Academia comme prix d'un concours national), et d'autre part une cinquantaine d'enseignants croates pour lesquels les exposés de cette semaine constituaient une partie de leur programme de formation continue. Quelques participants proches d'Euroclassica complétaient l'effectif. Après les salutations des autorités et le rappel des buts de l'Academia par J. Bagaric, les exposés scientifiques et les ateliers se sont succédé à un rythme soutenu sur deux jours. Ils se sont articulés autour du thème général " On the survival of culture from the fall of the Western Roman Empire to the invention of printing ". Étant donné le public, seul un exposé-atelier a été tenu entièrement en anglais, les autres intervenants se sont arrangés soit pour projeter une traduction anglaise en parallèle de leur conférence, soit pour insérer de très brefs résumés dans leur présentation Power Point ; certains y ont renoncé, mais des résumés anglais et croates de toutes les contributions ont été régulièrement distribués. Les sujets étaient variés quoiqu'essentiellement locaux -seuls les moines irlandais ont apporté une touche exotique... Deux ateliers ont été particulièrement animés et appréciés, l'un portant sur la lecture restituée d'inscriptions latines et l'autre sur la pratique du chant grégorien par les participants eux-mêmes, pour lesquels celui-ci constituait d'ailleurs souvent une part de leur culture religieuse.

Des visites d'ordre culturel en ville de Dubrovnik et dans les alentours ont judicieusement complété le programme.

Les élèves ont été soumis à un test-concours portant sur le contenu des exposés, ce qui a permis de les récompenser de leurs efforts lors de la soirée festive organisée à l'intention de tous les participants. On a pu remarquer que le handicap de la langue n'a pas vraiment joué de rôle, puisque deux des élèves étrangers ont reçu des prix.

Le président d'Euroclassica était également présent. Il a pu s'adresser aux professeurs croates et leur présenter les curricula mis au point ces dernières années ainsi qu'une démonstration des possibilités qu'offre à chacun la plateforme pour le latin disponible sur le site d'Euroclassica (www.euroclassica.eu).

La prochaine édition est prévue pour 2011.

Christine Haller

Conférence annuelle d'Euroclassica
Skopje et Ohrid - 27-31 août 2009

Cette année, c'est à Antika, l'association des philologues classiques macédoniens sise à Skopje, que revenait la charge d'organiser la conférence annuelle d'Euroclassica. Grâce aux efforts de la représentante macédonienne et de son staff, le succès était pleinement au rendez-vous. Plus d'une vingtaine de participants étrangers ont ainsi rejoint leurs collègues à Skopje pour y suivre une série d'exposés et ateliers réunis autour du thème général d'Aeternitas Antiquitatis.

Les autorités, ministre de l'éducation et des sciences en tête, se sont déplacées pour l'ouverture du congrès, alors qu'il revenait au recteur d'offrir aux participants une dernière réception dans les locaux du rectorat de l'Université Cyrille et Méthode qui célèbre cette année ses soixante ans d'existence.

Entre ces deux épisodes officiels, l'assemblée s'est déplacée sur les bords du lac d'Ohrid. Les délégués ont tenu leur assemblée générale sous la présidence d'Alfred Reitermayer. Euroclassica compte désormais une association membre de plus, la Societa Classica qui rassemble les philologues lithuaniens. Il a ensuite été principalement question des Curricula et des tests y relatifs qui doivent venir enrichir le site en vue de l'obtention du Certificat Européen (ECCL) (cf. www.euroclassica.eu -> ECCL).

Après la visite de la pittoresque ville d'Ohrid, nous avons assisté à la première mondiale de l'Aulularia de Plaute en langue macédonienne, dans la traduction originale des étudiants de langues anciennes de l'Université Cyrille et Méthode. Et pour que nous puissions suivre, chacun de nous avait été gratifié, avec un clin d'œil complice, du texte original en latin ! La performance non dépourvue d'inventions inattendues a remporté tous les suffrages.

Le dimanche a été consacré à l'archéologie avec la visite des sites romains d'Heraclea Lycestis et de Stobi qui présentent, entre autres, des basiliques chrétiennes richement ornées de mosaïques.

Christine Haller

Heraclea: canthare
Heraclea: canthare

Stobi: baptistère
Stobi: baptistère

 

Rezensionen

Ian Jenkins, Die Parthenon-Skulpturen im Britischen Museum mit Fotografien von Ivor Kerslake und Dudley Hubbard, aus dem Englischen von Helmut Schareika, Mainz (Philipp von Zabern) 2008, CHF 49.90

Die Absicht ist schnell erraten: Haben die Briten bisher die Rückgabe der Elgin Marbles mit der Begründung, Griechenland besitze kein den Kunstwerken genügendes Museum, abgelehnt, so ist seit der Eröffnung des neuen Akropolismuseums im Juni 2009 am Fusse der Akropolis dieses Argument hinfällig geworden. Und es wurden auch anlässlich der Eröffnungsfeierlichkeiten von griechischer Seite vehement die von Melina Merkouri in den Achtziger Jahren erhobenen Rückgabeforderungen wiederholt. Also müssen neue Argumente her, mit denen man dem EU Partner die Rückgabeverweigerung zu begründen versuchen kann.

Die sieht der Autor im universalen Anspruch des British Museums: Die Parthenonskulpturen stellten - so die Argumentation von Jenkins - eine Episode innerhalb einer grösseren Geschichte menschlicher Leistungen in Kunst und Architektur dar, insofern sei das British Museum mit seinen Sammlungen von Weltkulturen der Ort, wo Kulturen für sich und im Vergleich studiert werden könnten. Diese Argumentation unterlegt er mit einigen interessanten Vergleichsbildern aus anderen Kulturen, wobei die Gemeinsamkeiten leider ziemlich oberflächlich bleiben. Das zum Entstehungshintergrund und zur Argumentation dieses Buches.

Wie man sich im Streit um den Standort der Skulpturen des Parthenon Tempels auch stellen mag, Ian Jenkins, dem Leiter der griechischen Sammlung am British Museum und den beiden Fotografen Ivor Kerslake und Dudley Hubbard ist es mit dem vorliegenden Bildband gelungen, mit zahlreichen Detailaufnahmen die Parthenon Skulpturen dem Betrachter in einem neuen Licht zu vermitteln. Die sorgfältigen Kommentare zu den einzelnen Bildern lenken den Blick auf die Details und geben Hinweise auf den Kontext und die Entstehungsgeschichte der Skulpturen. Dank optimaler Ausleuchtung werden selbst kleinste Details sichtbar. Es ist ein Genuss die Bilder zu betrachten und dabei immer wieder noch nie gesehene winzigste Merkmale zu entdecken.

Christine Stuber

Christian Mueller-Goldingen, Dichtung und Philosophie bei den Griechen, Wissenschaftliche Buchgesellschaft 2008, VIII + 311 S., CHF 99.90, ISBN ISBN 978-3-534-21954-4

C. M. will in seinem Buch dem Verhältnis von Dichtung und Philosophie bei den Griechen nachgehen. Dabei sieht er seit den Anfängen der Philosophie zwei Möglichkeiten des Verhältnisses verwirklicht: erstens Feindschaft zwischen den beiden, wie sie etwa aus Heraklit ersichtlich wird, und zweitens Nähe, wie sie sich bei Parmenides zeigt (Einleitung, S. 1f.). Eine Übersicht über die Titel der Kapitel soll den Umfang der Untersuchung von C. M. andeuten. Im ersten Teil über die Dichtung behandelt C. M.: 1. Die frühgriechische Elegie: Repräsentanten, 2. Simonides und seine Position in der zeitgenössischen Dichtung, 3. Theater und Hermeneutik bei den Griechen, 4. Individuum und Gesellschaft bei Sophokles, 5. Euripides und die Philosophie seiner Zeit, 6. Elektra und Helena in Euripides' "Orest" (V. 1-139), 7. Poetologische Diskurse im Hellenismus, 8. Dichtung im Kontext. Kallimachos' Apollonhymnus. Der zweite Teil des Buches über die Philosophie bespricht: 1. Die Griechen und ihr Verhältnis zu Methoden, 2. Philosophie und Gesellschaft im antiken Griechenland, 3 Demokrits Ethik, 4. Die Einheit des Wissens: Platon und die Vorsokratiker, 5. Aristoteles und Platon über die Unendlichkeit, 6. Aristoteles und die Empirie, 7. Aristoteles über die apodiktische Notwendigkeit, 8. Aristoteles und die Wissenschaften, 9. Aristoteles' Ideenkritik in der Nikomachischen Ethik, 10. Paradigmen in der Philosophie des Peripatos, 11. Griechische Philosophie in Rom, 12. Jamblich, De vita Pythagorica.

Beispielshalber gebe ich hier dem Leser zwei Anregungen von C. M. aus dem Kapitel zu Euripides (S. 57-72) wieder: Euripides rezipiert in seinen Stücken philosophische Fragestellungen, so in den "Troerinnen" Probleme der Sieger und unterlegenen Trojaner, wie sie in der politischen Philosophie behandelt werden können. Auch erkenntnistheoretische Fragen werden verarbeitet, indem Euripides in der Tradition vielleicht von Protagoras die Subjektivität der Wahrnehmung der Kriegsparteien thematisiert. Leider - meiner Meinung nach - werden diese und unzählige andere Anregungen im Buch von C. M. nicht systematisch und detailliert verfolgt, es bleibt zu oft bei der Anregung. Das Buch gibt in diesem Sinn Themen zu vielen weiteren Untersuchungen auf.

Der Band ist ausgestattet mit einem Literaturverzeichnis (S. 300) und einem Index (S. 303).

Hansueli Flückiger

Boris Dreyer, Als die Römer frech geworden. Varus, Hermann und die Katastrophe im Teutoburger Wald, Darmstadt (Primus) 2008, 143 S., CHF 29.90, ISBN 978-3-89678-341-7

Geradewegs ins Kampfgetümmel führt uns der Autor zu Beginn seiner Darstellung, erschienen als Bd. 14 in der Reihe "Geschichte erzählt". Wir fühlen die Überraschung nach, welche die Legionäre beim ersten Feindkontakt ergriffen haben dürfte, und die natürliche Frage, wie es dazu kommen konnte (S. 9), vielleicht einer der letzten Gedanken im Leben des Quinctilius Varus, wird für Dreyer zur Leitfrage seiner Untersuchung.

Um sie beantworten zu können, analysiert Dreyer in den folgenden beiden Kapiteln die römische Germanienpolitik von Cäsar bis zum Auftritt des Varus und betont, dass sie, anfangs auf "langfristige Assimilierung" ausgerichtet, ab 7 n.Chr. in eine Phase "verschärfte(r) Provinzialisierungspolitik" (42) eingetreten sei. In diesen Kontext ordnet Dreyer eine kurze Beurteilung des Varus ein, die jedoch zu keinem rechten Schluss kommt und mit Blick auf die Zielgruppe des Buches (s.u.) griffiger hätte ausfallen dürfen.

Mit dem Blick auf einen der Hauptakteure ist nun auch die Zeit gekommen für eine detaillierte Rekonstruktion der Schlacht auf der Basis der archäologischen Befunde und der literarischen Berichte. Sie schliesst mit einem vorsichtigen Plädoyer für die Fundstelle Kalkriese als Ort der Schlacht (61).

Nun behandelt Dreyer die Konsequenzen, die sich für die Germanienpolitik des Tiberius aus der Niederlage ergeben haben. Eine überblickende Darstellung der Rezeptionsgeschichte sowie der Lokalisierungsversuche des Schlachtfeldes bilden den Abschluss. Auch eine Darstellung und Diskussion der Grabungen bei Kalkriese finden sich hier.

Die Reihe "Geschichte erzählt" wendet sich vor allem an den interessierten Laien, dem sie Erklärungen zu Fachbegriffen, Quellentexte in Übersetzung, einige Abbildungen und Karten bietet. Dreyer kommt diesem Zielpublikum mit seinem flüssigen, teils lockeren Erzählstil entgegen. Seine Darstellung ist detailliert, lässt aber nur selten einen gewissen Schwung vermissen. Der seriöse Umgang mit dem Thema steht nie in Frage und wird etwa an der Zurückhaltung des Autors bei manchem Urteil deutlich. Zum diesjährigen Jubiläum der Schlacht stellt der auch preislich attraktive Band eine lohnende Anschaffung dar.

Oliver Verlage

François Paschoud, Le dernier païen. Mémoires de Sulpicius Alexander, agens in rebus, Nice Cedex (Éditions Bénévent) 2008, 338 pp., € 21, ISBN 978-2-7563-0938-5

Pensionato, François Paschoud ha scritto un romanzo storico di spirito volteriano, ambientato nella tarda antichità, nel conflitto fra pagani e cristiani (e fra confessioni cristiane). Personaggi principali sono l'imperatore Giuliano, il suo medico Oribasio e l'agens in rebus Sulpicio Alessandro, narratore del romanzo. Quest'ultimo fu corrispondente epistolare del retore Libanio, ma Paschoud ne inventa la biografia. Sono invece personaggi totalmente fittizi moglie, figlio, nuora e nipote di Giuliano.

La trama. Avendo ripudiato la propria educazione cristiana, Giuliano, ancora Cesare, ha sposato in segreto la figlia d'un sacerdote di Teutates-Mercurio al Puy de Dôme e ne ha avuto un figlio, Marco Aurelio. Divenuto Augusto e ormai apertamente pagano, Giuliano muore guerreggiando in Persia (363 d.C.); compito di Oribasio e Sulpicio Alessandro, guidati da un enigmatico oracolo rivelato da Massimo d'Efeso, è di tenere protetti vedova e bambino in attesa che quest'ultimo possa ascendere al solio imperiale e riscattare il culto antico. Fattosi adulto, Marco Aurelio sposa Volusia, coltissima figlia di Nicomaco Flaviano, esponente dell'aristocrazia pagana di Roma e prefetto del pretorio. Dopo la disfatta dei pagani contro Teodosio al Frigido (394 d.C.), Volusia dà alla luce Giuliano minore, ma Sulpicio a Tivoli vede morire Marco Aurelio colpito da un fulmine e sbalzato da cavallo. Il piccolo Giuliano è rapito da agenti cristiani; riapparirà molti anni più tardi in Siria, fanatico monaco stilita chiamato Simeone (San Simeone, morto nel 459). Con ciò l'oracolo si disvela ex eventu: prediceva il fatale trionfo del cristianesimo.

Cornice narrativa del romanzo è l'autobiografia di Sulpicio Alessandro, agens in rebus, cioè corriere e responsabile del movimento postale sul cursus publicus, con connessi compiti di polizia e servizio segreto. Il protagonista, imitando consapevolmente Agostino, inizia raccontando della sua famiglia d'origine ad Antiochia, della sua adolescenza, dei suoi studi di retorica, della sua prima esperienza amorosa con la bella giudea Rebecca, della sua decisione di farsi agens in rebus; più tardi parla dell'amore adulto, a Treviri, con la lavandaia alemanna Albofledis, di cui impara il dialetto; infine della sua vita coniugale e della vecchiaia a Dafne.

Prorompe in ogni pagina l'empatia fra l'autore e il suo personaggio, che hanno in comune la poliglossia, l'amore per i cavalli, l'attrazione per le stationes e per i cursus publici (ferroviari, nel caso di Paschoud), la passione per la filologia, l'antipatia per il poeta Ausonio e, appunto, lo spirito volteriano.

Non mancano spunti di sollazzo intellettuale. Per esempio, in una nota a piè pagina l'autore propone l'edizione critica d'un testo latino inventato: la prefazione all'Historia Augusta di Volusia, tramandata dalle memorie di Sulpicio Alessandro (pp. 259 ss., n. 40). Con ciò, non ci troviamo di fronte a un puro divertissement. Anzi, il romanzo di François Paschoud, corredato da una lista dei personaggi storici che aiuta il lettore a orientarsi, ha il pregio di presentare in modo divertente alcune ardue problematiche, sia filologiche sia storiche, degli studi tardoantichi.

Giancarlo Reggi

Claudianus, Der Raub der Proserpina (Lat. und Dt.), Hsg. Thomas Baier, eingel. und komm. von Anne Friedrich, übers. von Anne Friedrich und Anna Katharina Frings, Darmstadt (WBG) 2009, 154 S., € 24.90, ISBN 978-3-534-18141-4

In der Reihe "Edition Antike" ist diese zweisprachige Ausgabe von Claudians sehr interessantem Epos aus der Spätantike (Ende des 4. Jh.) erschienen. Es handelt sich bei den Textausgaben der "Edition Antike" ausdrücklich um "Leseausgaben", d.h. nicht um wissenschaftliche Ausgaben im eigentlichen Sinne. Einen textkritischen Apparat oder einen wissenschaftlichen Kommentar sucht man also vergebens.

Die inhaltlich wertvolle Einleitung gibt wichtige Hintergrundinformationen wie zur Einordnung des Werks in die epische Tradition, die besonders ausgeprägte Ceres/Proserpina-Verehrung auf Sizilien, der "Getreidekammer Roms" (Claudian lässt die Entführung Proserpinas auf Sizilien stattfinden, was in doppelter Weise Sinn ergibt, erstens aufgrund der erwähnten Kulte, zweitens da der Aetna als Tor zur Unterwelt verstanden wird, ein idealer Schauplatz also für dieses Epos), und - bei Claudian immer besonders wichtig - Hinweise zur zeitgebundenen Deutung seines Epos im Umfeld des weströmischen Kaisers Honorius und seines Heerführers Stilicho. Nur in sprachlicher Hinsicht ist diese Einleitung streckenweise etwas gar schwerfällig geraten.

Der lateinische Text richtet sich nach der wissenschaftlichen Ausgabe von Hall (Leipzig 1985), weicht aber an etwas über 20 Stellen, die im Anhang sauber aufgelistet sind, davon ab. An diesen Stellen wird der Text nach Gruzelier (Oxford 1993) bevorzugt, ohne dass Begründungen dafür gegeben werden. Dies wäre denn auch die Aufgabe eines eigentlichen wissenschaftlichen Kommentars.

Die deutsche Übersetzung ist prinzipiell angenehm lesbar, wäre aber ohne den Kommentar immer noch an vielen Stellen schwer verständlich, dies aufgrund der sehr zahlreichen, teilweise recht entlegenen mythologischen, geographischen und zeitgeschichtlichen Anspielungen.

Der Kommentar im Anschluss an den lateinischen und deutschen Text beschränkt sich weitgehend auf die Klärung der genannten Anspielungen. Nur ganz vereinzelt wird auf Variationen konkreter Vergil- oder Ovidstellen hingewiesen, so z.B. zu 3.129 oder 3.153. Bei der Betrachtung des Spiels mit vergilischen/ovidischen Motiven und Formulierungen wäre viel herauszuholen, aber dieses Betätigungsfeld wird, wie schon erwähnt, bewusst den eigentlichen wissenschaftlichen Kommentatoren überlassen.

Eine Bibliographie rundet diese Leseausgabe ab. Für einen Einstieg in die Lektüre von Claudians nicht leicht verständlichem Epos ist dieser Band insgesamt als sehr hilfreich zu beurteilen. Wer sich vertieft damit auseinandersetzen will, wird trotzdem nicht darum herumkommen, sich eine der massgeblichen Textausgaben zu besorgen (vornehmlich sind dies die erwähnten Ausgaben der Bibliotheca Teubneriana oder Oxford), in Verbindung mit einem der gängigen Kommentare. Diese kann und will der vorliegende Band nicht ersetzen.

Beat Hüppin

Stefan Pfeiffer, Die Zeit der Flavier. Vespasian - Titus - Domitian, Darmstadt 2009 (Geschichte kompakt, hrsg. von Kai Brodersen, Martin Kintzinger und Uwe Puschner), 134 S., CHF 27.90, ISBN 978-3-534-20894-4

Rechtzeitig zum 2000. Geburtstag Vespasians hat Stefan Pfeiffer (Universität Mannheim) die orange leuchtende WBG-Reihe Geschichte kompakt um eine handliche, sehr brauchbare Übersichtsdarstellung der Flavierzeit bereichert. Sie kann Schülerinnen und Schülern sowohl zur integralen Lektüre als auch zum Nachschlagen einzelner Aspekte bestens empfohlen werden.

Erfreulich knapp und klar erzählt Pfeiffer eingangs die Ereignisse des Vierkaiserjahres (S. 3-13). Dann widmet er jedem der drei Kaiser ein grosses Hauptkapitel (S. 14-80), in welchen die Ereignisse dargestellt sowie Charakteristika und politisches Wirken der (sehr unterschiedlichen) Herrscher herausgearbeitet und bewertet werden. Herausgehoben (weil etwa in der Vorbereitung einer Rom-Exkursion gut brauchbar) sei das Kapitel über Domitians Baupolitik (S. 60-69). Eingehend besprochen wird aber auch die lex de imperio Vespasiani, an der Pfeiffer das Funktionieren des (früh)kaiserzeitlichen Staates aufzeigt (S. 15-18). Zitiert und kommentiert werden natürlich auch Vespasians geflügelte Worte pecunia non olet (S. 25) und imperatorem ait stantem mori oportere (S. 37f). Weniger bekannt dürfte Domitians Gesetz zur Einschränkung des Weinanbaus zugunsten besserer Getreideversorgung sein. Ob der Erlass gegen den Widerstand der Grossgrundbesitzer tatsächlich umgesetzt wurde, ist umstritten, doch blieb er vermutlich bis ins 3. Jahrhundert in Kraft (S. 70f).

Den drei Kapiteln über die Kaiser folgen zwei thematische, nämlich Die Provinzen (unterteilt in Die Grenzen an Rhein und Donau - Britannien - Spanien - Judäa und die Juden) und Religiöse Entwicklungen (1. Das Christentum, 2. Kaiserkult und Kaiserverehrung). Im Rahmen des Literaturunterrichts wird man hier vielleicht die Ausführungen zu Tacitus' Agricola (S. 93-96), zu dessen Judenexkurs in den Historien (S. 111-113) oder zum Historiker Flavius Josephus (S. 102-104) heranziehen.

Dem Konzept der Reihe folgend wird der Haupttext durch graphisch abgesetzte Begriffserläuterungen unterbrochen, am Anfang sehr oft, dann immer seltener (z.B. Prinzeps, Prätorianer, Sarapis, Epigraphik, Die Stoa u.v.m.). Warum dann aber Begriffe wie damnatio memoriae, kaiserliche und senatorische Provinzen oder bellum iustum nicht auf gleiche Weise, sondern jeweils im Haupttext erläutert werden, ist nicht ersichtlich und hinterlässt den Eindruck einer eher willkürlichen Auswahl. Hin und wieder lässt das Lektorat zu wünschen übrig (z.B. S. 117: "... Verbot Hadrians, [es fehlt: sich nach] Jerusalem zu begeben ..."), den Singular 'Insignium' gibt es nicht (S. 12) und das freie Germanien liegt rechts, nicht links des Rheins (S. 91).

Zu Recht zieht Pfeiffer am Schluss das Fazit, dass "das Zeitalter der Flavier ... gleichsam einen Spiegel der römischen Kaiserzeit bildet" (S. 126), indem sowohl die durch Augustus begründete Prinzipatsidee fortgeführt und bewusst propagiert als auch die zunehmende Ueberhöhung des Kaisers als dominus et deus unter Domitian initiiert wird. Zudem wurde der Fall Jerusalems im Jahr 70 n.Chr. für zwei künftige Weltreligionen "eine der bedeutenden Wegmarken ihrer weiteren Entwicklung" (S. 127): Für das Judentum begann die Diaspora, innerhalb des Christentums setzten sich die Befürworter der Heidenmissionierung durch, in deren Folge das Imperium dereinst bekanntlich nicht unwesentliche Veränderungen erfahren sollte.

Thomas Schär

Panegyrici Latini, Lobreden auf römische Kaiser, Band 1, Lat. und Dt., eingeleitet, übersetzt und kommentiert von Brigitte Müller-Retig, Darmstadt (WBG) 2008, 285 S., € 39.90

In der Spätantike wurden im Corpus der Panegyrici Latini zwölf Lobreden verschiedener (teilweise unbekannter) Autoren auf römische Kaiser zusammengestellt. Mit Ausnahme von Plinius' Panegyricus für Trajan werden in dieser Edition Antike elf davon aus der Zeit zwischen 289 bis 389 n.Chr. erstmals neben dem Originaltext in deutscher Übersetzung zugänglich gemacht, wobei sich im vorliegenden ersten Band acht davon befinden, nämlich Lobreden auf römische Kaiser von Diokletian bis Konstantin. Im zweiten Band folgen drei große Reden auf Konstantin, Julian und Theodosius. Anders als im Corpus, wo die Abfolge rückläufig ist, sind sie hier in der historischen Reihenfolge angeordnet. Während sich die Forschung noch im 19. Jahrhundert aufgrund des oft überhöhten Inhalts und der als künstlich empfundenen Form etwas von dieser Literaturgattung distanzierte, stieg danach das Interesse wieder, da neben sprachlichen Untersuchungen auch das Umfeld ihrer Präsentation sowie die Überlegungen interessierten, inwieweit sie als historische Quelle bzw. als Ergänzung zu solchen dienen kann. Dies wird noch deutlicher, wenn man bedenkt, daß neun der elf erwähnten Reden aus der Zeit Diokletians und Konstantins stammen, also einer Zeit eines bedeutenden Umbruchs.

Nach einer kurzen Einführung in die Bedeutung der Panegyrik allgemein und der Panegyrici Latini mit ihrer Überlieferungsgeschichte folgen die Texte, deren deutsche Übersetzung nahe am lateinischen Original ist, d.h. beispielsweise am komplexen Satzbau festhält und auf betont moderne Ausdrucksweisen verzichtet. Auf knapp 60 Seiten folgen wichtige Erklärungen zu einzelnen Kapiteln, auf die allerdings im Text nicht mit Fußnoten hingewiesen wird. Schließlich folgen Hinweise zur Textgestaltung, insbesondere Abweichungen von Mynors' Oxfordausgabe aus dem Jahr 1964; auf einen umfangreichen kritischen Apparat wurde bewußt verzichtet. Wegen der geänderten Reihenfolge der Reden - die fortschreitende Reihenfolge wählte zuerst E. Bährens 1874 - werden diese doppelt numeriert; eine Konkordanz der danach erschienenen Ausgaben befindet sich im zweiten Band.

Iwan Durrer

Rainer Nickel, Stoa und die Stoiker, Auswahl der Fragmente und Zeugnisse, Griechisch-lateinisch-deutsch, 2 Bände, Artemis & Winkler (Sammlung Tusculum) 2008, 1011 und 1076 S., CHF 329.00, ISBN 978-3-538-03504-1

Die vorliegende Sammlung umfasst Fragmente und Zeugnisse aus der Epoche der älteren und mittleren Stoa. R. N. orientierte sich für seine Ausgabe an der Sammlung von Max Pohlenz, die 1950 in der "Bibliothek der Alten Welt" publiziert wurde. Er behielt die Anordnung der Texte nach biographisch-chronologischem und sachlichem Inhalt bei. Auch die Reihenfolge der Texte übernahm er im Grossen und Ganzen von Pohlenz. Neu ist die Übersetzung von R. N.

Die Übersetzung einer so grossen Textmenge ist eine beachtliche Leistung. Dass man teilweise anders übersetzen würde, ist selbstverständlich. Ich führe ein Beispiel aus der Logik an (Fragment 154, aus Sextus Empiricus, adv. math. 8, 244-255). Die stoische Logik verfügt über ein technisches Vokabular, was mit Vorteil auch in der Übersetzung zum Ausdruck kommt. R. N. übersetzt die Definition des Zeichens folgendermassen: "Ein "Zeichen" ist ein weiterführender Hinweis in einem "gesunden" hypothetischen Urteil, der mit dem Nachsatz eine Wahrheit enthüllt." (245). Besser ist es m.E., wenn man hier technisches Vokabular einsetzt, z.B.: Ein Zeichen ist eine Aussage, die Antezedens in einem gültigen Konditional ist und das Konsequens aufdeckt.

In der Einführung bietet R. N. eine äusserst knappe Einleitung in die drei Teile der stoischen Philosophie: die Ethik (S. 1000-1004), die Physik oder Naturphilosophie (S. 1004-1006) und die Logik und Erkenntnistheorie (S. 1007-1008). Dass sie so knapp ausgefallen ist, ist meines Erachtens schade. Die Lesenden, die erst anfangen, sich mit der älteren und mittleren Stoa zu befassen, bleiben bei der Interpretation der anspruchsvollen Fragmente auf sich gestellt. Die Erläuterungen zu einzelnen Stellen und Fragmenten bieten keinen Ersatz. Unter der Voraussetzung, dass man sich in der Sekundärliteratur Hilfe bei der Interpretation sucht, bietet R. N. aber eine sehr wertvolle Sammlung für die deutsche Leserschaft.

Die beiden Bände sind ausgestattet mit einem Verzeichnis der Abkürzungen und Sonderzeichen (Band 1, Seite 11), mit Erläuterungen (Band 2, S. 929ff.), einer Einführung (Band 2, S. 994), einem Quellenverzeichnis (Band 2, S. 1010), einem Verzeichnis der Testimonien (Band 2, S. 1033) und einem Literaturverzeichnis (Band 2, S. 1073).

Hansueli Flückiger

Charlotte Higgins, Latein für Lovers. Mit Ovid durch alle Liebeslagen, Stuttgart (Pons) 2009, 154 S., CHF 29.50

Es gibt tatsächlich Schlimmeres, als in die Fänge der Skylla oder in den Schlund der Charybdis zu gelangen, nämlich gleichzeitig beiden zu verfallen. Das ist das Laster des vorliegenden Buches. Charlotte Higgins hat in Oxford klassische Philologie studiert und beglückt uns daher in diesem Buch mit umfangreichen Originalzitaten v.a. aus der Ars amatoria des Ovid. Die Übersetzungen dieser Passagen sind (jedenfalls in der vorliegenden deutschen Ausgabe) allesamt älteren, um nicht zu sagen ältlichen, metrisch identischen Nachdichtungen entnommen. Unter dem anmächeligen Buchdeckel mit dem reisserischen Titel wirkt die Antike doppelt staubig und entrückt und schwierig (Skylla).

Hat man sich mühsam durch die lateinischen Texte oder deren Übersetzungen gekämpft, so wird man nicht mit einer anregenden Diskussion unterhalten, sondern mit kurzen Absätzchen abgespeist. Denn die flotte Charlotte hat nur Zeit für ein paar kontextuelle Erläuterungen, bevor sie uns zu britischen oder amerikanischen TV-Serien lockt, die als Kommentar oder Kontrast zu den Ovid-Stellen herhalten müssen. Diese bemühte Sexiness ist so überdreht und plump, dass sie reichlich unsexy wirkt. Da helfen auch die auf jeder Seite abgedruckten Efeu-Girlanden nicht mehr viel. (Charybdis)

Gerne lesen wir Ovid und gerne lesen wir die Vogue. Gerne ziehen wir auch Vergleiche zwischen beiden. Aber ihre Vermischung gebiert (mindestens hier) einen widerlichen Minotaurus. Auch die vom Verlag offenbar anvisierte Jugend ist kritisch eingestellt. In meiner Lateinklasse erschienen in Rezensionen Attribute wie "eintönig", "anbiedernd" (Severin). Janine fühlt sich durch die zahlreichen Fernseh-Zitate nicht angesprochen. Fairerweise muss man auch sagen, dass sich einige durch die Lektüre vom Vorurteil der "verklemmten" Römer trennten (Lisa). Corinne hält das Buch für geeignet als "sanfte Annäherung" an die lateinische Dichtkunst. Die Übersetzungen wurden als "sehr frei und manchmal schwer nachvollziehbar" kritisiert (Séverine), während Julia die Interpretationen "teilweise etwas fragwürdig und übertrieben" findet. Kevin moniert, dass die Jugend "weder mit römischen Dichtern, noch mit der Liebeskunst der 'Latin Lovers' allzu viel am Hut" habe. Miriam schliesslich zieht das Fazit, dass dieses Buch nur für "Lateinfanatiker" sei, da sich andere schwer täten, über "das leichte Chaos und die gelegentliche Schwerfälligkeit hinwegzusehen."

Sundar Henny

Alberto Angela, Ein Tag im Alten Rom, Alltägliche, geheimnisvolle und verblüffende Tatsachen, München (Riemann Verlag) 2009, 413 S., CHF 33.90

Erst vor wenigen Monaten erschien die deutsche Erstausgabe des 2007 auf Italienisch verfaßten Buches "una giornata nell'antica Roma"; sein Autor, ein Paläontologe, ist in Italien als Fernsehmoderator für naturwissenschaftliche Sendungen bekannt.

Das Buch beschreibt einen x-beliebigen Dienstag des Jahres 115 n.Chr. zur Zeit Trajans. Es beginnt mit der Schilderung einer Nacht mitten in der Stadt mit all ihren Gefahren und möglichen Vorkommnissen. In 38 Kapiteln werden dann unterschiedlich lange Zeitabschnitte des Tagesverlaufs von sechs Uhr morgens bis Mitternacht dazu verwendet, einzelne Aspekte aus dem Alltagsleben zu beschreiben. Viele Kapitel schließen mit einer Rubrik "Verblüffende Tatsachen", in der der Autor detaillierte Angaben zum jeweiligen Thema macht, ohne allerdings genaue Quellen zu nennen. Die Lektüre ist als Mischung zwischen lockerem Erzählstil und Feststellung von Tatsachen insgesamt sehr unterhaltsam und lehrreich, erhebt aber keinen wissenschaftlichen Anspruch. So werden lediglich vereinzelt Namen von modernen Forschern und antiken Autoren genannt, ohne Werktitel, geschweige denn Stellen; sogar ein Literaturverzeichnis sucht man vergebens.

Der Tagesverlauf ist sinnvoll gegliedert und begleitet den Leser von der Ankleidung am frühen Morgen über Begegnungen mit Stadtbewohnern aus verschiedenen Schichten, Handel und Gewerbe, Schulen im Freien, Gerichtswesen auf dem inzwischen vollen Forum, Slavenmarkt, ausführlichem Thermenbesuch nach einem kurzen Mittagessen bis zu einer aufwendigen cena am späteren Nachmittag, die sich über mehrere Stunden hinzieht. Sehr eindrücklich sind die Überlegungen zur Wohnsituation insbesondere der ärmeren Bevölkerung in den insulae, zur allgemeinen Atmosphäre in der Großstadt mit ihren zahlreichen Problemen (u.a. Versorgung, Abfall- und Abwasserbeseitigung, Kriminalität) und zum Ablauf ihres wirtschaftlichen Alltagslebens, das von einer Vielfalt von Völkern und Kulturen geprägt war. Kindesaussetzungen kommen ebenso zur Sprache wie das Aussehen der Bedürfnisanstalten, der Versuch, den Wert des Geldes möglichst exakt zu bestimmen wie die Haltung der Römer zur Sexualität.

Um 1130 steht ein erster Besuch im Kolosseum auf dem Programm, wo die venationes stattfinden. Eine Stunde später wird eine Hinrichtung (damnatio ad bestias) vollzogen, deren Brutalität sehr eindrücklich geschildert wird, und um drei Uhr nachmittags finden munera statt; hier finden sich wichtige Details über deren Ablauf. Gekonnt versetzt sich der Autor nicht nur in die Rolle der Zuschauer, sondern schildert die Kämpfe auch aus der Sicht verschiedener Gladiatorentypen mit ihren teils sehr schweren Ausrüstungen.

Der Autor nutzt als Quelle einerseits die Fragmente der forma urbis Romae, andererseits einzelne Aussagen antiker Autoren, die er dazu nutzt, sich Geschichten auszudenken, wie sie an einem gewöhnlichen Tag hätten stattfinden können. Gelegentlich streut er persönliche Erlebnisse in fremden Kulturen zum Vergleich ein.

Der Stil des Buches erinnert sehr an Matyszaks "Rom für 5 Denar am Tag", das die Stadt um 200 n.Chr. darstellt (besprochen von Christa Omlin im Bulletin Nr. 72). Wie dort fühlt man sich auch von Angela "an die Hand genommen und in die Antike entführt".

Zu bemängeln sind sprachliche Ungenauigkeiten, wenn etwa ein Sklave als "instrumentum vocalis" bezeichnet wird oder von "sine missio" für einen Gladiatorenkampf ohne Begnadigung die Rede ist. Als Zugeständnis an den deutschen Sprachgebrauch erklärt der Verlag den sächlichen Gebrauch des Wortes "domus".

Illustriert ist das Buch durch ein gutes Dutzend Zeichnungen. Am Schluß erklärt ein kurzes Glossar in sehr knapper Form gut 100 lateinische Begriffe.

Iwan Durrer

LWL-Römermuseum (Hrsg.), 2000 Jahre Varusschlacht, IMPERIUM - KONFLIKT - MYTHOS, Theiss 2009, 3 Bände im Schmuckschober, zusammen rund 1200 Seiten mit ca. 1200 Abbildungen, gebunden im Schutzumschlag, Subskriptionspreis bis zum 31.12.2009 79.90 €, danach 99.90 €, ISBN 978-3-8062-2277-7

Kein Geringerer als Augustus, der Begründer des Prinzipats, der Bringer der pax Romana, der Schöpfer des Goldenen Zeitalters, lässt sich monatelang seine Haare nicht mehr rasieren bzw. schneiden, ja schlägt sogar sein kaiserliches Haupt gegen die Tür (vgl. Sueton, De vita Caesarum, liber II, 23, 2) - drei seiner Legionen samt Hilfstruppen hatte Arminius in einen Hinterhalt gelockt und vernichtet. Nach dieser Schlacht, benannt nach Varus, der sich nach seiner völlig unerwarteten schmachvollen Niederlage in sein Schwert stürzte, verlor das Imperium Romanum auf germanischer Seite an Macht und Einfluss. Die eigentliche Wende jedoch führte erst Tiberius 16 n.Chr. durch seinen befehligten Rückzug herbei, in dessen Folge ernst zu nehmende Kräfte,Völker, die das Fundament des modernen Europa hervorbrachten, rechtsrheinisch erstarkten. Exponaten aus ganz Europa, von Grossbritannien über die Schweiz bis Israel, die von dieser Zeit künden, bieten drei grosse Ausstellungen in Haltern, Kalkriese und Detmold, einen würdigen Rahmen. Im dazugehörigen dreibändigen Katalog kann der Betrachtende diese fesselnden und reizvollen Objekte (noch einmal) betrachten, den Lesenden hingegen informieren in jedem einzelnen hochwertigen mit einem umfangreichen Literaturregister sowie sehr anschaulichen Karten versehenen Band mehr als 20 Aufsätze in flüssiger Sprache über neueste wissenschaftliche Erkenntnisse.

Wie ein roter Faden zieht sich die vita des Varus durch das "IMPERIUM", indem fast allumfassend das Römische Reich während der Augusteischen Zeit beschrieben wird. U.a. wird von der "Macht des Anfangs" erzählt, dem Leser die dem Varus zugeschriebene Villa in Tivoli vor Augen geführt, man reist mit Augustus und Varus in diplomatischer Mission in den Orient oder staunt über den Verbrauch einer Legion in Germanien (allein 126 t Getreide pro Monat), die sich daraus ergebenden logistischen Probleme, aber mehr noch über deren Lösungen. Hauptsächlich archäologische Funde, aber auch literarische Tradierungen wie das Nibelungenlied werden im Band "Konflikt" ausgewertet und interpretiert, um die Motivation, Struktur und Logistik der germanischen Kriegsführung sowie ihren vermeintlich brutalen Umgang mit ihren Besiegten zu beleuchten. Zu einer Horizonterweiterung über eine Lebensweise ohne jeglichen römischen Einfluss führen die Aufsätze über die Stämme im schönen Ostseeraum.

Dass der deutsche Arminius-Mythos nicht als ein singuläres Phänomen im 19. Jahrhunderts steht, da in den Nachbarstaaten ebenso das Bedürfnis nach einem Nationalmythos erwachsen war, ist ebenso lesenswert wie ihre Entstehung und die Begründung ihrer Auswahl.

Auf eine wahrhaft imposante Aufsatzsammlung über das Europa in den ersten Jahrhunderten nach Christi Geburt und nicht über einen verklärten, historisch auch schwer fassbaren Arminius kann sich der allseitig historisch Interessierte freuen.

Bettina Hoppe

Thomas Halter, Augustin - 33 Wanderwege durch sein Werk, Tübingen/Basel (Francke Verlag) 2009, 320 S., CHF 74.00, ISBN 978-3-7720-8285-6

Thomas Halter ist ein grosser und ausdauernder Leser. Nach seinem Werk über König Ödipus, erschienen 1998 (vgl. Bulletin Nr. 62, September 2003, S. 25f.), hat er sich vorgenommen, das ganze Werk Augustins zu lesen. Eine erste Frucht dieser Arbeit erschien in Bulletin Nr. 64 (September 2004), p. 5-16 unter dem Titel: "Augustinus - Einladung zu einem Abstecher". Nun ist das Resultat dieser jahrelangen Beschäftigung mit dem ungeheuren Werk Augustins, der nach Halter "einer der grössten Sprach-Meister seiner Zeit" (p. 179) ist, erschienen.

Was vorher eine Einladung zu einem Abstecher war, ist eine Führung über 33 Wanderwegen geworden, Wanderwege, die Texte zu 33 Themen, verteilt auf acht Sachgebiete, vereinen. In diesen Sachgebieten mit den Titeln Annäherung und Begegnung, Der Blick auf Schwächere, Leben unter christlichen Idealen, Vielfältig bedrohtes Dasein, Nachdenken über Sprache, Die Bürde der Körperlichkeit, Kreisen um Gott, Ernste Spiele ist Material aus 72 Werken des Kirchenlehrers versammelt, sodass sowohl Augustins umfassende rhetorische und philosophische Bildung, sein psychologischer Tiefblick wie auch seine durch alle folgenden Jahrhunderte nachwirkende theologische Leistung erahnt werden kann. Den lateinischen Texten ist eine deutsche Übersetzung gegenübergestellt, und einleitende, verbindende und kommentierende Texte situieren und interpretieren die Texte knapp, aber mit grosser Sachkenntnis.

Dass Halter ein meisterhafter Übersetzer ist, sei an einem Beispiel gezeigt: "nisi humilitas omnia, quaecumque bene facimus, et praecesserit et comitata et consecuta fuerit, et proposita, quam intueamur, et adposita, cui adhaereanmus, et inposita, qua reprimamur, iam nobis de aliquo bono facto gaudentibus totum extorquet de manu superbia" erscheint unter Beibehaltung der rhetorischen Struktur und mit dem Gleichklang der Ausdrücke als "wenn nicht Demut jedem Rechttun vorausgegangen, zur Seite gegangen und hinterhergegangen ist, als Ziel, darauf zu schauen, als Stütze, ihr anzuhangen, und als Auflage, masszuhalten, so entwindet, während wir uns noch über eine gute Tat freuen, sie unseren Händen vollständig der Stolz" (S. 25). Dass Halter mit wachem Sinn aber dennoch mit Feingefühl und Zurückhaltung die Texte kommentiert, zeigt sich beispielsweise, wenn er eine Auseinandersetzung Augustins mit einem unorthodoxen Christen zu verstehen sucht, indem er Überlegungen anführt, die eine Predigt des Theologen als "Akte einer Pathologie" des Predigers lesen (S. 60f.). Obwohl bei Augustin auf gut hundert Wörter das Wort "deus" gut dreimal vorkommt (S. 266), ist er sich bewusst, dass er immer nur als Mensch, als Fleischlicher, als Sterblicher redet, der mit seiner Sprache nie adäquat das Göttliche erreichen kann. Diese Problematik arbeitet Halter besonders deutlich heraus. Als einem Liebhaber der Sprache gelingt ihm darum meiner Meinung nach auch am besten das Kapitel "Nachdenken über Sprache", das bereits tief in die Theologe hineinführt.

Wir haben es mit der reifen und reichen Frucht eines Vertreters unserer Fächer zu tun, für den Philologie, die Liebe zum Wort, im Sinne vieler Theologen der alten Kirche, Liebe zur göttlichen Schönheit ist.

Alois Kurmann

Tom Holland, Persisches Feuer. Das erste Weltreich und der Kampf um den Westen, Stuttgart (Klett-Cotta) 2008, 463 S., CHF 49.50

"Persisches Feuer" behandelt den griechischen Widerstand gegen das Grossreich während der Perserkriege. Wenn das Buch nun aber nicht "Das griechische Feuer" heisst, so hat das mehrere Gründe. Zum einen hat bereits der unlängst verstorbene Luici Malerba diesen Titel für einen Roman über Byzanz verwendet. Zum anderen beschränkt sich Tom Hollands Schilderung nicht - wie viele andere, stets die selben Klischees aufkochenden Erzählungen über die Perserkriege - auf die griechische Perspektive, sondern beleuchtet beide Parteien umfassend und unparteiisch. Das "Feuer" im Titel schliesslich erklärt sich durch den persischen Feuer-/Wahrheitskult um den Schöpfergott Ahura Mazda. In Hollands Darstellung scheinen die Perser zu gleichen Teilen von Realpolitik und religiösem Eifer nach Griechenland getrieben worden zu sein. V.a. letzteres lässt einen zuweilen an heutige Jihad-Rhetorik oder an die Verlautbarungen des amtierenden iranischen Präsidenten denken, obwohl Holland explizit diese Parallele nie zieht.

Das Buch liest sich spannend, steht wissenschaftlich auf solidem Boden und ist gut verständlich. Ein Buch eben, wie es (im Original) im deutschen Sprachraum kaum erscheint. Dabei machen die Schlachtbeschreibungen und die, übrigens sehr übersichtlichen, Karten nur einen kleinen Teil der gut 400 Seiten aus. Ausführlich werden die persische Kultur(geschichte), die Eigenarten und Selbstkonzeptionen Athens und Spartas behandelt. Eine Verwendung des Buches als Einführung in die griechische Antike bietet sich deshalb geradezu an.

Der Sprache merkt man das Übersetzt-sein zwar durchaus an (insbesondere bei den vielen Anspielungen auf Filmtitel etc. in den Kapitelüberschriften, die im Deutschen ihre Wirkung einbüssen), doch es wird nicht geradebrecht. Kennzeichnend für Hollands dezenten, anglophonen Umgang mit Bildung ist seine Beschreibung von Argos (der Stadt) als einen schlafenden Hund, der aber jederzeit zu bellen anfangen könnte (S. 374): Wer sich dabei an Odysseus' Hund erinnern kann, wird lächeln, wer nicht, wird die Beschreibung trotzdem verstehen. Holland ist kein Poet, aber prodest et delectat.

Sundar Henny
Update: 7.5.2017
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