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Bulletin 70/2007

Inhalt

 

Lector benevole

Während der Zeit der Erarbeitung des Bulletins Nr. 70, das Sie in Händen halten, haben wir Erfreuliches und Bedenkliches bis Beängstigendes erfahren und erlebt. Erfreulich ist der thematische Artikel unseres Kollegen Elio Marinoni in italienischer Sprache über Literatur und Politik in der Antike, erfreulich sind Meldungen über spürbare Zunahme der Schülerinnen und Schüler, die in Deutschland auf den Gymnasien Latein studieren. Der Flyer, den die PR-Kommission realisiert hat, stösst auf grosses Interesse, und der grosse Beitrag an dessen Herstellungskosten durch die Hohe Promenade ist auch äusserst erfreulich.

Vom Bedenklichen ist weniger im Bulletin sichtbar als uns in den letzten Wochen begegnet ist. Einiges davon wird am Rand der Generalversammlung wohl zur Sprache kommen. Der SAV leidet an bedenklichem Mitgliederschwund. Vor 20 Jahren zählte der SAV fast 400 Mitglieder; heute sind wir ungefähr 250. Dass das finanzielle Probleme bringt, ist das eine; ebenso gravierend ist der Verlust an Kraft und Glaubwürdigkeit im Vertreten unserer Anliegen, wozu wir als Verband verpflichtet sind. Die Zunahme des Interesses für das Latein in Deutschland kommt genau zu einer Zeit, wo in der Schweiz ins Bewusstsein gebracht werden muss, dass die 1995 eingeführte MAR für unsere Fächer verheerend ist. Durch den Druck der Hochschulen, der Gymnasialrektorenkonferenz und des VSG haben die Schulpolitiker die Notwendigkeit einer Reform der Maturitätsordnung einsehen müssen. Eine kleine Reform ist beschlossen, eine grosse Reform der MAR soll nach der Auswertung von EVAMAR II in Angriff genommen werden. Darauf müssen wir Lehrerinnen und Lehrer der alten Sprachen uns vorbereiten. Eine Gruppe aus Hochschuldozenten und Vertretern des Gymnasiums wird diesen Herbst beginnen, Überlegungen anzustellen und Vorschläge auszuarbeiten, wie in einer revidierten Maturaordnung die klassischen Sprachen am Gymnasium dadurch wieder einen besseren Stand bekommen, dass die systembedingte Marginalisierung rückgängig gemacht werden kann. Damit diese Bestrebungen von einem starken Verband getragen werden, wird diesen Herbst eine die ganze Schweiz umfassende Aktion aufgezogen, um die vielen Unterrichtenden der alten Sprachen, die noch nicht Mitglieder sind, zu motivieren, in den Verband einzutreten. Beispiele aus verschiedenen Kantonen, die aktive Gymnasiallehrervereine haben, zeigen uns, was erreicht werden kann, wenn sie sich für etwas einsetzen. Warum sollte etwas Ähnliches für uns Altphilologen nicht möglich sein, wenn wir so auftreten können, dass wir wahrgenommen werden?

Mit den erfreulichen Beiträgen dieses Bulletins und diesen Hoffnungen, die aus dem Bedenklichen erwachsen, grüssen wir Sie und wünschen Ihnen Freude und Erfolg bei Ihrem Einsatz und Ihrer Lektüre.

Alois Kurmann
 

Thematischer Artikel

Letteratura e politica nel mondo classico

La cultura greco-latina è contrassegnata da un prepotente interesse per la politica: sia al livello della riflessione teorica, sia a quello del dibattito su temi concreti di gestione degli stati. Da un lato si deve alla civiltà greca, sviluppatasi nella forma insediativa e amministrativa della pólis, l'elaborazione stessa della categoria del "politico" e la costruzione delle fondamenta del pensiero politico, compresa la creazione della terminologia e delle categorie concettuali di cui ancor oggi ci serviamo (dal termine stesso "politica" a democrazia, aristocrazia, oligarchia e monarchia; dal concetto di cittadinanza a quello di rappresentatività; da quello di collegialità a quello di rotazione delle cariche). Dall'altro, siamo debitori al mondo greco-romano dell'individuazione dei nuclei tematici fondamentali attorno ai quali continua tuttora ad articolarsi il dibattito politico: i rapporti tra lo stato e i cittadini (o tra pubblico e privato: 'più stato' o 'meno stato'), i princìpi del buon governo, la difesa della proprietà privata e della libera iniziativa, ma anche la distribuzione sperequata della ricchezza e la necessità dello stato sociale, l'interesse pubblico e la corruzione dei governanti, i partiti e la propaganda elettorale, l'impegno politico o il rifugio nel privato.

In Grecia

A partire dalle origini e fino almeno alla conquista macedone la letteratura greca ha nutrito per la politica un interesse costante e trasversale ai principali generi letterari: dalla poesia epica e didascalica alla produzione lirica, dalla tragedia alla commedia attica antica. Il teatro è anzi di per sé un fatto politico, in quanto è la pólis ateniese ad assumersene l'organizzazione, vedendo in esso uno strumento di mediazione dei valori correnti, attraverso il quale si diffondono princìpi, si promuovono opinioni, si innescano dibattiti.

Nella poesia epica e didascalica

Il tema politico è largamente presente già nei poemi omerici. La stessa guerra di Troia rappresenta un importante atto di politica estera: è stata decisa per restituire a Menelao, re di Sparta, la sposa rapitagli dal principe troiano Paride (secondo Erodoto si tratta dell'ultimo di una serie di rapimenti di donne che misero in conflitto Europa e Asia); per condurre tale guerra è stato necessario organizzare un'alleanza di tutti gli stati greci, sotto il comando supremo di Agamennone, a cui si contrappone la coalizione che sostiene i Troiani. L'intero II libro dell'Iliade passa in rassegna i due schieramenti, fornendo dapprima il catalogo delle navi messe a disposizione da ogni membro dell'alleanza, e poi quello delle forze di terra fornite dagli alleati dei Troiani; infine, per mettere in moto la spedizione è stato necessario sacrificare gli affetti familiari alla ragion di stato: il capo, Agamennone, ha dovuto immolare, nel porto di Aulide, la figlia Ifigenia alla dea Artemide per ottenere venti favorevoli alla navigazione. L'Iliade e soprattutto l'Odissea ci fanno inoltre conoscere il funzionamento di un'assemblea aristocratica, dal consiglio dei capi in tempo di guerra a una riunione in patria in tempo di pace, come quella a cui prende parte Alcinoo, il re dei Feaci (Odissea VI).

Se nei poemi omerici, con la loro complessa stratificazione, si riflette il trapasso dalla monarchia micenea ai regimi aristocratici, in quelli di Esiodo (seconda metà dell'VIII sec. a.C.) si avverte il faticoso costituirsi di nuovi ceti in una società dominata dalle iniquità e da un uso distorto e corrotto della giustizia. Rivolgendosi ai detentori del potere, che con termine tradizionale chiama 're', Esiodo mette in guardia da tali ingiustizie (Le opere e i giorni 263-264):

O re, raddrizzate le vostre parole / voi mangiatori di doni, e le vostre inique sentenze scordate!

Nella lirica

Una più stretta circolarità tra impegno civile e riflessi letterari si profila nella lirica. L'ateniese Solone, arconte nel 594/593 a.C. e legislatore, utilizza l'elegia come mezzo per esporre il proprio programma di riforme e successivamente per difendere il proprio operato. È famoso il passo in cui esprime il proprio ideale di eunomía, il "buongoverno" (fr. 4 West 31-39):

Cattivo Governo genera molti mali alla città; / Buon Governo ogni cosa fa vedere corretta e in ordine. / Spesso, attorno agli ingiusti getta ceppi: / leviga le asperità, fa cessare l'alterigia, oscura la tracotanza; dissecca i germogli nascenti della sventura; / le storte sentenze raddrizza, mitiga / le azioni superbe; interrompe le opere della discordia; / pone fine al rancore della funesta contesa. Sotto di esso, / tutto è per gli uomini ordinato e assennato.
(trad. di F. Sisti)

Attraverso il suo programma moderatamente riformista Solone voleva evitare che il logoramento delle aristocrazie favorisse l'instaurazione di regimi autoritari, come puntualmente si verificò in parecchie città greche (e nella stessa Atene).

Il reazionarismo aristocratico trova invece espressione nelle elegie di Teognide (seconda metà del VI sec. a.C.), che, amareggiato per la perdita di potere dell'aristocrazia terriera a favore di una nuova classe mercantile nella nativa Megara, guarda con diffidenza all'ascesa politica dei nuovi ceti, denuncia la corruzione dei nuovi capi e, rivolgendosi all'amato giovinetto Cirno, mette in guardia contro i pericoli di una svolta in senso autoritario (Corpus Theognideum, vv. 39-40; 49-52):

Cirno, la città è in travaglio. Partorirà - io temo - / uno che metta in riga la nostra prepotenza. [...] / perché i corrotti vogliono questo, ormai: il guadagno / che si accompagna al pubblico malessere. / Di qui lotte civili, cittadini assassinati / tirannia. Mai non lo voglia, la nostra città.
(trad. di M. Cavalli)

Contro le tirannidi levò la propria voce il poeta eolico Alceo (VI sec. a.C.): egli lancia la propria maledizione contro il tiranno Pittaco (fr. 129 Voigt) ed esulta - in un incipit che sarà imitato da Orazio nell'ode su Cleòpatra (I 37) - per la morte di Mirsilo, altro tiranno di Mitilene, nell'isola di Lesbo (fr. 332 Voigt):

"Ora bisogna ubriacarsi e bere a forza, / poiché è morto Mirsilo".

Il teatro 'politico' nell'Atene classica

Nel V secolo a.C. la politica fa il proprio ingresso sulle scene teatrali: in modo perlopiù indiretto e allusivo con la tragedia, che proietta la problematica politica nel mondo cronologicamente remoto del mito; in modo diretto e immediato con la commedia attica antica.

In una delle rarissime tragedie di argomento contemporaneo, i Persiani (472 a.C.), Eschilo esaltò la vittoria della libertà greca (nella seconda guerra persiana, 480-479 a.C.) sul dispotismo asiatico.

Le tragedie di Sofocle, che partecipò alla vita politica di Atene quando questa era guidata da Pericle (intorno alla metà del V sec. a.C.), contengono prese di posizione contro la tirannide (per esempio nell'Antigone) - alla quale si contrappone l'emulazione "giovevole alla città" propria dei governi democratici (Edipo re 872-880) - e invitano al rispetto delle leggi anche non scritte (Antigone, Aiace).

Se Sofocle era stato organico all'Atene periclea e postpericlea, Euripide (ca. 485-ca. 406 a.C.) espresse invece, press'a poco negli stessi anni, il rifiuto della partecipazione alla vita pubblica. Con le sue tragedie egli prese parte tuttavia al dibattito politico, condannando la guerra (nell'Ecuba e nelle Troiane), criticando la schiavitù (ancora nell'Ecuba), ed esprimendo forti riserve nei confronti della democrazia (Supplici).

Con Aristofane (ca. 450-ca. 385 a.C.) la commedia attica antica assume la politica e i politici contemporanei come oggetto diretto della rappresentazione satirica, mettendo alla berlina i demagoghi come Cleone, prendendo posizione a favore della pace (Pace, Lisistrata) e denunciando la sperequazione economica (Pluto).

Politica e storiografia

È però in primo luogo nella prosa filosofica (vedi più avanti), e secondariamente in quella storiografica, che la riflessione teorica sulla politica trova un posto privilegiato.

Poco dopo la metà del V secolo a.C. troviamo nello storico Erodoto la prima teorizzazione delle tre fondamentali forme di governo (monarchia, aristocrazia, democrazia). Il "discorso sulle tre forme di governo" (lógos tripolitikós), che egli mette in bocca ai notabili persiani Otane, Megabizo e Dario riuniti, dopo la morte del re Cambise (521 a.C.), per decidere quale regime dare al paese (Storie III 80-82), se certamente non poté aver luogo in quella realtà politica assolutista e teocratica, ci dimostra però che alla metà del V secolo a.C. queste idee animavano il dibattito politico degli ambienti colti ad Atene, con i quali Erodoto entrò in contatto nel suo prolungato soggiorno in quella città.

Il dibattito politico che animava il mondo greco trova grande eco nella Guerra del Peloponneso dello storico ateniese Tucidide (ca. 455-ca. 400 a.C.), che mette in bocca a Pericle un'esaltazione del sistema di governo e del modo di vivere di Atene, "la scuola dell'Ellade" (II 35-47), e nel dialogo tra gli ateniesi e gli abitanti dell'isola di Melo (ribelli alla confederazione marittima guidata da Atene) espone con crudezza le dure ragioni dell'imperialismo (V 86-111).

L'oratoria politica

La grande oratoria attica del IV secolo trae ancora alimento dal dibattito politico. Si deve ad Eschine la definizione dei requisiti del politico democratico (Contro Ctesifonte 169-170) e a Isocrate quella della costituzione come "anima della pólis", nonché la teorizzazione di una monarchia illuminata, ispirata a princìpi di mitezza e clemenza nell'esercizio del potere, come forma ideale di governo (Nicocle, Evagora). Se a questi sbocchi del proprio pensiero politico Isocrate fu spinto dalla sfiducia nella democrazia, soccombente di fronte all'inarrestabile avanzata di Filippo II, la necessità dell'impegno politico dei cittadini ateniesi e dei greci in generale contro il dilagante espansionismo macedone fu invece fino all'ultimo sostenuta da Demostene (in particolare nelle orazioni Filippiche).

Politica e filosofia

L'ipotesi, formulata da Isocrate, che una monarchia illuminata possa costituire la miglior forma di governo è altresì alla base della teoria dei re-filosofi sviluppata da Platone (427-347 a.C.) nella Repubblica e rievocata nella Settima lettera (326ab):

Alla fine mi resi conto che [...] le generazioni umane non si sarebbero mai potute liberare dalle sciagure, finché al potere politico non fossero giunti i veri ed autentici filosofi, oppure i governanti delle città non fossero divenuti, per una grazia divina, filosofi.
(trad. di A. Carlini)

Ma una cocente delusione verrà a Platone dal fallimento dei ripetuti tentativi di trasformare in questo senso i dinasti di Siracusa.

L'analisi delle tre fondamentali forme di governo viene ripresa e perfezionata nella Politica da Aristotele (384-322 a.C.), che distingue per ciascuna di esse un tipo retto (in quanto fondato sull'interesse della comunità), cui si contrappone un tipo 'deviato': alla monarchia corrisponde la tirannide, all'aristocrazia l'oligarchia, alla "politía" la democrazia, termine che in Aristotele assume una valenza negativa in quanto designa una forma di stato viziata dall'eccessivo potere del popolo (1279ab). Tra le tre forme, la migliore appare al filosofo la "politía", una sorta di democrazia molto moderata (Politica 1295b-1296a), fondata sulla preminenza del ceto medio.

Lo stesso schema di evoluzione costituzionale (tre forme corrette e tre corrispondenti degenerazioni) verrà ripreso, nel II secolo a.C., da Polibio, lo storico greco vissuto a lungo a Roma e profondamente legato a Scipione Emiliano. Egli, stupito dalla rapidità della spettacolosa crescita della potenza romana, ne individua la ragione ultima nella stabilità del suo ordinamento statale, interpretato, alla luce delle teorie sulla 'costituzione mista', come un equilibrato contemperamento delle tre forme fondamentali di governo: la monarchia, rappresentata dal supremo, ancorché collegiale, potere dei consoli; l'aristocrazia, identificata con l'autorità del senato; e la democrazia, i cui elementi sono individuati da Polibio nelle assemblee popolari (i comizi) e nel tribunato della plebe.

A Roma

L'oratoria come strumento di lotta politica

Il legame tra letteratura e politica nel mondo è viene rafforzato dal fatto che, soprattutto per certi generi letterari come l'oratoria e la storiografia, è l'uomo politico stesso, l'esponente della classe senatoria, a farsi letterato.

Il primo oratore a pubblicare sistematicamente i propri discorsi fu Marco Porcio Catone (234-149 a.C.), che praticò tanto l'oratoria politica quanto quella giudiziaria, quest'ultima per difendersi dalle varie accuse che furono ripetutamente rivolte al suo operato. Nell'orazione De sumptu suo, pronunciata nel 164 a.C. per confutare l'accusa di avere sperperato le finanze pubbliche, Catone proclama orgogliosamente il proprio assoluto disinteresse (abstinentia) nella gestione della cosa pubblica (fr. 173 Malcovati), dimostrando tale abstinentia in primo luogo con un tenore di vita estremamente parsimonioso (continentia, "morigeratezza") in totale contrapposizione con i politici della sua epoca (fr. 174 Malcovati):

Io non possiedo edifici, vasi, abiti costosi, né schiavi di gran pregio né ancelle: se ho qualcosa che mi possa essere utile, ne faccio uso; altrimenti, ne faccio a meno.

Proprio queste due virtù del disinteresse (abstinentia) e della morigeratezza (continentia) - la prima, in particolare, si contrappone alla cupidigia (avaritia), divenuta un flagello endemico a partire almeno dagl'inizi del I secolo a.C., come dimostrano la frequenza dei processi de repetundis e la lotta politica instauratasi attorno alla composizione delle speciali giurie (quaestiones) che istruivano e giudicavano queste cause - saranno indicate da Cicerone nel De officiis (44 a.C.) come fondamentali per l'uomo di stato:

È molto importante che in ogni gestione di affari, e di cariche pubbliche, si eviti il minimo sospetto di cupidigia [...]; da non molto tempo [...] questa peste ha invaso il nostro stato. [...] Panezio loda l'Africano1 per il suo disinteresse. E come non lodarlo? Ma in lui vi furono altre più grandi qualità; il disinteresse fu la prerogativa non di quell'uomo soltanto, ma anche dei suoi tempi. Paolo s'impadronì di tutto il tesoro dei macedoni e portò all'erario tanto denaro, che con la preda di un solo comandante si pose fine alle imposte2. Ma egli null'altro riportò nella sua casa che la fama immortale del nome. L'Africano, che seguì le orme del padre3, non fu per nulla più ricco, dopo la distruzione di Cartagine4. E Lucio Mummio, suo collega nella censura, divenne forse più ricco, per avere distrutta dalle fondamenta una città piena di ricchezze5? Preferì abbellire con tesori d'arte l'Italia, invece della sua casa; per quanto, abbellendo l'Italia, mi sembra che anche la sua casa ne avesse maggiore ornamento. Non v'è quindi vizio più turpe della cupidigia, per tornare al nostro argomento, specialmente nei cittadini più eminenti e nei governanti. Avvalersi infatti dello stato come di una fonte di guadagno è cosa non solo turpe, ma anche scellerata e nefanda. E così l'oracolo emesso da Apollo Pizio, che solo per cupidigia la città di Sparta sarebbe andata in rovina6, si deve intendere come predizione non solo per gli Spartani, ma per tutti i popoli che vivono nella ricchezza. Nessun mezzo è per i governanti migliore del disinteresse e della morigeratezza per attirarsi più facilmente il favore della moltitudine. (Cicerone De officiis II 75-77, trad. di A. Resta Barrile)

La libertà di parola in teatro

Talvolta erano gli umili, o comunque gli esclusi dall'oligarchia dominante, a far sentire la propria voce, anche con attacchi personali nei confronti degli esponenti delle grandi famiglie. È il caso del poeta comico Gneo Nevio (270 ca.-201 ca. a.C.), che, agli albori del teatro latino, lanciò dalla scena le sue bordate contro gli Scipioni e i Metelli. A questi ultimi rivolse un senario giambico rimasto famoso per la sua velenosa ambiguità: Fato Metelli Romae fiunt consules. Esso può infatti essere interpretato "Per volere del fato i Metelli diventano consoli a Roma", ma anche, e più malevolmente, "Per la rovina di Roma i Metelli diventano consoli". In ogni caso, i Metelli se l'ebbero a male e gli mandarono a dire, pure in metro: Malum dabunt Metelli Naevio poetae, ossia "I Metelli faranno avere dei guai al poeta Nevio". E non si trattò di una vana minaccia: Nevio fu incarcerato, a detta di Gellio (Noctes Atticae III 3, 15), per i suoi mala carmina, e poi mandato in esilio. Ma sopravvive di Nevio un frammento in cui egli rivendica orgogliosamente la libertà di parola concessa dal genere drammatico:

Le idee che io qui in teatro ho fatto approvare con i miei applausi, queste nessun re oserebbe reprimerle. (Tarentilla, fr. 1 Marmorale)

Spunti di parodia politica in Lucilio

Sul finire del II secolo a.C., l'argomento politico è ripreso e sviluppato in ambito letterario dal poeta satirico Lucilio, con una libertà dovuta sia al suo più elevato status socioeconomico, sia ai tempi mutati nel senso di una maggior tolleranza. Il primo libro delle sue Saturae era occupato dal concilium deorum, parodia di una seduta del senato romano, in cui si descriveva una discussione fra gli dèi a proposito del modo di salvare Roma dalla corruzione e dal degrado morale in cui era precipitata. Ecco come Lucilio rappresenta i frequentatori del foro romano, cuore della vita economica e politica (vv. 1228-1234 Marx):

Ora invero da mane a notte, nei giorni feriali e in quelli festivi, il popolo tutto e ciascun senatore sono ugualmente impegnati nel foro, non se ne allontanano mai; tutti si dedicano con zelo a un'unica e medesima arte: saper ingannare con cautela, combattere con l'inganno, competere con l'adulazione, fingersi onesti e tendere agguati, come se tutti fossero nemici di tutti.

Riflessione e prassi politica nella tarda repubblica

Tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C., con l'emergere di grandi individualità, l'attenzione per la politica si manifesta a livello autobiografico con la nascita della letteratura memorialistica, di contenuto militare e politico, di cui possiamo farci un'idea dai frammenti delle Memorie di Silla. Questo genere, subito dopo la metà del secolo, darà i suoi frutti più maturi con i Commentarii di Cesare, nei quali, nonostante la preminenza dell'argomento militare, la politica non è certo assente (soprattutto nel De bello civili). I Commentarii sono l'espressione di una letteratura militante, in cui lo spazio letterario è programmaticamente utilizzato dall'autore per presentare al pubblico la propria immagine e il proprio operato in una luce positiva.

È però soprattutto nelle opere di Cicerone che la tematica politica acquista un rilievo centrale: sia nelle orazioni (anche giudiziarie) e nelle lettere, con cui interviene nel dibattito politico contemporaneo; sia con le riflessioni teoriche sullo stato e sull'uomo di governo contenute non solo nelle opere dichiaratamente politico-filosofiche (De re publica e De legibus), ma anche nel dialogo retorico-politico De oratore e nel trattato De officiis; sia infine nelle autocelebrazioni poetiche (De consulatu meo e De temporibus meis).

La tentazione del disimpegno nell'età dei triumviri Negli anni immediatamente successivi alla morte di Cesare (44 a.C.), caratterizzati da una situazione endemica di guerra civile (contro i cesaricidi da un lato, tra Antonio e Ottaviano dall'altro) e da un inarrestabile processo di concentrazione oligarchica e personalistica del potere, Sallustio, che pure aveva alle spalle un'avventurosa carriera politica, manifesta un profondo pessimismo nei confronti di quell'impegno politico che Cicerone aveva propugnato e coraggiosamente difeso fino all'ultimo. Nel proemio del Bellum Iugurthinum (3, 3-4), pubblicato intorno al 40, egli proclama con forza il rifiuto del negotium:

È estrema follia impegnarsi in vani sforzi e dalla propria fatica non raccogliere altro che odio; a meno che qualcuno sia dominato da una disonesta e perniciosa passione di sacrificare il proprio onore e la propria libertà alla potenza di pochi.
(trad. di R. Ciaffi)

Nella letteratura dell'età dei triumviri il senso di frustrazione causato dal protrarsi delle guerre civili e l'influsso dell'epicureismo, che in quel periodo di crisi trovava un terreno fertile per la predicazione del proprio ammonimento a vivere lontano dalle turbolenze della vita pubblica, rendono sempre più insistenti le voci di coloro che propugnano la fuga dalla politica e il ritiro nel privato, soprattutto inteso come otium letterario. Un'espressione particolarmente forte essi trovano in alcuni epodi d'ispirazione politica e civile di Orazio (65-8 a.C.), che vede nella guerra civile una tara genetica gravante fin dai tempi della fondazione (con l'uccisione di Remo da parte del fratello Romolo) sul destino di Roma (epodo VII) e si spinge a ipotizzare la fuga dalla città verso le isole felici, dove regnerebbe l'età dell'oro (epodo XVI). Quella stessa età dell'oro è vagheggiata con accenti simili nella IV ecloga da Virgilio (70-19 a.C.), che però, anziché collocarla in un remoto mondo utopico, la descrive come l'inizio di una palingenesi di Roma e del mondo intero. Più tardi sarà ancora Orazio, dopo che Ottaviano Augusto avrà ridato la pace al mondo romano, a celebrare la fine delle minacce per Roma e il suo impero (ode I 37), a esprimere un sentimento di accorata sollecitudine per le sorti dello stato in un momento di rinnovato pericolo (ode I 14) e a sciogliere infine un inno, su incarico dello stesso imperatore, a Roma pacificata (Carmen saeculare).

Letteratura e potere al tempo d'Augusto

Sotto il principato augusteo, quando Virgilio e Orazio si erano ormai convertiti se non a una diretta partecipazione all'azione politica, perlomeno a una poesia politicamente impegnata nella celebrazione di Roma e del regime, la rinuncia all'impegno politico verrà rivendicata come scelta di vita dai poeti elegiaci, che a esso contrapporranno l'otium poetico-letterario e la milizia d'amore, come in questo passo di Tibullo (Elegie I 1, 53-55):

A te, Messala, s'addice condurre guerre per terra e per mare, perché il tuo palazzo ostenti le spoglie nemiche; me tengono avvinto i lacci di una bella fanciulla.

E ancora (Elegie I 1, 73-75):

Ora è tempo di fare l'amore spensieratamente [...]. Qui io sono condottiero e soldato valente.

I rapporti con il princeps

In età imperiale diventa fondamentale, per chi intende fare politica o teorizzare su di essa, il problema dei rapporti con il princeps. Sempre più accolto è l'invito epicureo a cercare la propria realizzazione nel privato, e non è un caso che proprio l'età augustea abbia fornito, con Livio (59 a.C.-7 ca.), il primo esempio di uno storico che non fosse anche politicamente impegnato nella carriera senatoria. Il regime augusteo, tuttavia, era ancora abbastanza tollerante da consentire a Livio di manifestare apertamente le proprie nostalgie repubblicane, sulle quali Augusto si limitava a ironizzare chiamandolo "il pompeiano". Lo ricorda polemicamente, in un discorso attribuitogli da Tacito (Annales IV 34), lo storico Cremuzio Cordo, accusato nel 25 d.C. di lesa maestà per avere esaltato nella sua opera i cesaricidi Bruto e Cassio.

A partire dall'epoca di Tiberio (14-7 d.C.) si ebbe dunque un irrigidimento del potere in senso autoritario, che rese ancor più difficile sia una non servile partecipazione alla vita politica, sia anche l'esercizio, a livello letterario, della libertà di parola e di pensiero. Eppure in età neroniana il poeta Lucano (39-65 d.C.) dipinge a tinte fosche la tirannide cesariana nel suo poema sulla guerra civile tra Cesare e Pompeo (Bellum civile o Pharsalia), il cui elogio proemiale va assai probabilmente inteso come una feroce ironia.

Un caso particolare è quello dello zio di Lucano, Seneca (4 a.C. ca.-65 d.C.), che tentò in un primo momento, come stretto collaboratore di Nerone, di indirizzare il principe sulla via di una 'illuminata' clemenza, utilizzando a questo scopo anche le proprie risorse letterarie (come il trattato De clementia e forse anche le tragedie). Ma infine, visti vani i propri sforzi, si ritirò a vita privata, modificando in senso pessimistico e rinunciatario le sue convinzioni circa la partecipazione del saggio alla vita pubblica. Nelle ultime opere, infatti, Seneca diviene meno rigido assertore della doverosità del negotium e ridefinisce i compiti del filosofo stoico distogliendo l'interesse dai problemi della comunità e rivolgendo i propri sforzi alla formazione delle coscienze individuali.

Principato e libertà

Un intento pedagogico (indicare un modello di principato fondato sulla collaborazione fra il principe, il senato e il ceto equestre) non è estraneo neppure al Panegyricus Traiano dictus di Plinio il Giovane (61-113 d.C. ca.), rielaborazione letteraria della gratiarum actio che il senatore e letterato comense rivolse al principe nel 100 d.C. in occasione dell'attribuzione del consolato. Lo scopo preminente del Panegyricus è tuttavia quello di elogiare l'imperatore, tanto che esso costituì il modello del nuovo genere letterario dei panegirici imperiali.

Tra le soluzioni estreme della servile adulazione, praticata da buona parte dei senatori, e della sterile opposizione di una sparuta minoranza stoicheggiante, una via intermedia fu tentata da chi, come Gneo Giulio Agricola e poi lo stesso Tacito (55 ca.-120 ca. d.C.), cercò di servire fedelmente e onestamente lo stato senza compromettersi con il regime. A Tacito si devono tra l'altro un'acuta analisi delle cause istituzionali della decadenza dell'oratoria, non più alimentata dalla libertas repubblicana (nel Dialogus de oratoribus); la critica della teoria della costituzione mista, "più facile a lodarsi che a realizzarsi" (Annales IV 33); l'impostazione, nella sua opera storiografica, del problema della conciliabilità della libertas - valore fondante dell'antica repubblica - con il regime del principatus, che egli considera una necessità storica irreversibile (si veda il discorso di Galba in Historiae I 15).

Il disimpegno dell'intellettuale cristiano

A partire dall'età degli Antonini (138-192 d.C.) si assiste a un progressivo disinteresse della letteratura per la problematica politica, fatta eccezione naturalmente per l'intento puramente celebrativo dell'oratoria panegiristica. La nascente letteratura cristiana, d'altra parte, si mostra più interessata alla "Gerusalemme celeste" che alla civitas terrena, e tende perciò a svalutare l'attività politica nei confronti di altri valori meno effimeri. La più compiuta elaborazione di questa dottrina, che conduceva a relativizzare la grandezza di Roma e a giustificare il disimpegno civile dell'intellettuale cristiano, si trova nel De civitate Dei, scritto da Agostino (354-430 d.C.) tra il 413 e il 427.

Bibliografia essenziale

Sulla categoria del 'politico': Chr. Meier, La nascita della categoria del politico in Grecia, trad. it., Il Mulino, Bologna 1988 (ed. originale: Die Entstehung des Politischen bei den Griechen, Suhrkamp, Frankfurt/Main 19892); P. Cartledge, La politica, in I Greci. Storia cultura arte società, vol. I. Einaudi, Torino 1996, pp. 39-72. Sul pensiero politico greco e romano: S. Gastaldi, Storia del pensiero politico antico, Laterza, Roma-Bari 1988. Su Aristotele si veda il contributo di G. Cambiano, Aristotele e la polis: partecipazione e rotazione, in Oltre lo "Stato": da Aristotele ai Postmoderni. Atti del Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Cultura Classica, a cura di M.G. Vacchina, Regione Autonoma della Valle d'Aosta-AICC Delegazione Valdostana, Aosta 1998, pp. 55-69. Sul rapporto tra intellettuali e potere in Roma: A. La Penna, Potere politico ed egemonia culturale in Roma antica dall'età delle guerre puniche all'età degli Antonini, in Aspetti del pensiero storico latino, Einaudi, Torino 1978, pp. 5-41; I. Lana, L'intellettuale e il potere in Roma antica, in AAVV, Gli antichi e noi, Atlantica, Foggia 1987, pp. 79-98.

Elio Marinoni
Mendrisio, agosto 2007

1 Si tratta dell'Africano Minore, cioè di Scipione Emiliano. È probabile che Panezio elogiasse l'Emiliano nel trattato "Sul conveniente", scritto verosimilmente poco dopo il 129 e principale fonte di Cicerone per il De officiis (> Text).

2 Lucio Emilio Paolo sconfisse a Pidna Perseo, ultimo re di Macedonia, nel 168 a.C.: l'immensità del bottino consentì per un lungo periodo (fino al 43 a.C.) di sospendere il prelievo di un'imposta diretta (tributum) sui cittadini romani (> Text).

3 Cioè Lucio Emilio Paolo, di cui l'Africano Minore era figlio naturale (> Text).

4 Nel 146 a.C., a conclusione della terza guerra punica (> Text).

5 Lucio Mummio, console nel 146 a.C., distrusse in quell'anno Corinto, ultima città greca ancora indipendente, completando così la conquista romana della Grecia, che fu organizzata in provincia di Acaia. In seguito a quest'impresa ricevette il cognomen ex virtute di 'Acaico'. Nel 142 fu censore insieme all'Emiliano (> Text).

6 Il responso, di cui parla anche Plutarco, sarebbe stato reso dall'oracolo di Apollo delfico ai re spartani Alcamene e Teopompo (> Text).

 

Anzeigen und Mitteilungen

Jahresversammlung des Schweizerischen Altphilologenverbandes
Assemblée annuelle de l'Association suisse des philologues classiques
Assemblea annuale dell'Associazione svizzera dei filologi classici

Care colleghe e cari colleghi,

a nome del nostro comitato vi invito cordialmente all'Assemblea annuale che si svolgerà

Venerdì 16 novembre 2007
alla Kantonsschule Zofingen
Strengelbacherstrasse 25B (Musikzimmer ZU 18)

con il seguente programma:

15.45Annäherungen an Instrumente und Musik der griechischen Klassik. Bericht eines Instrumentenbauers und eines Musikers und Musikarchäologen, mit musikalischem Vortrag.
Paul J. Reichlin (Instrumentenbauer) und Conrad Steinmann (Flötist, Aulosspieler) zusammen mit Giovanni Cantarini (Gesang und Kithara).
17.45Assemblea generale
Ordine del giorno
  1. Verbale dell'Assemblea generale del 17 novembre 2006 a Port d'Hauterive / Neuchâtel (vedi "Bollettino" 69)
  2. Relazione del presidente
  3. Relazione del cassiere e rapporto dei revisori dei conti
  4. Elezioni:
    - elezione di un nuovo presidente in seguito a dimissioni anticipate
    - elezione di due delegati VSG-SSPES-SSISS
  5. Proposte del comitato e dei soci
  6. Varie
18.30Aperitivo e cena sociale all'Hotel Zofingen, Kirchplatz 30.

Für das Nachtessen bitte sich beim Präsidenten anmelden (bis 9. November): schriftlich mit Talon (A. Jahn, Via Aprica 32, 6900 Lugano) oder e-mail: a_jahn@bluewin.ch / Tel. 091 966 45 57 / fax 091 966 59 55.
* Bitte angeben, ob Menu mit Fleisch oder vegetarisch.

Nella speranza di incontrarci numerosi a Zofingen, vi saluto con molta cordialità.

Andrea Jahn, presidente

Lageplan von Zofingen:
Lageplan von Zofingen

Concours de grec ancien 2007

Sept collègues ont annoncé la participation de leurs élèves à l'édition 2007 du concours de grec ancien de Ministère hellénique de l'Éducation nationale. Les Suisses se sont très bien comportés puisque deux d'entre eux, une élève du Lycée cantonal de Porrentruy et un élève de Hans Widmer à la Kantonsschule d'Aarau, ont été récompensés, après avoir été jugés ex aequo par le jury grec. Les autres classés recevront une attestation.

Plutôt que de demander aux lauréats de faire le récit de leur semaine grecque, j'ai trouvé préférable, pour une fois, de recueillir l'avis d'un des professeurs.

Christine Haller

A propos du concours de grec 2007

C'est en automne 2006 que l'aventure a commencé. D'abord sous forme de courrier m'informant que différentes associations grecques avaient uni une nouvelle fois leurs efforts pour mettre sur pied un concours à l'intention des élèves étudiant le grec ancien. Ce 6e concours annuel, intitulé " Exploring the Ancient Greek Language and Culture ", était organisé par le Ministère hellénique de l'Éducation nationale et des affaires religieuses et proposé à tous les pays et lycées européens, de même qu'aux lycées mexicains où le grec est enseigné. Il s'adressait à des élèves de classes terminales. Le thème de cette année portait sur la condition de la femme en Grèce ancienne, telle qu'on pouvait la percevoir à travers deux œuvres littéraires, la tragédie d'Euripide " Alceste " et le traité de l'Économique de Xénophon.

Autant l'intérêt de ce sujet que l'objectif même du concours m'ont encouragée à en parler à mes trois élèves de 3e année, malgré des délais assez courts et le fait que mes trois hellénistes étudiaient le grec en discipline fondamentale et non en option spécifique, c'est-à-dire à raison de 4 heures par semaine et non pas six ! Ils se sont montrés enthousiastes : le sujet choisi leur plaisait, le défi était intéressant à relever ... Et finalement, l'important n'était pas de gagner à tout prix mais de participer à l'aventure, par " amour pour le grec " !

Nous nous sommes donc plongés dans la lecture des textes mais aussi dans la recherche d'informations sur les personnages féminins de la tragédie grecque, sur la condition de la femme à Athènes au 5e siècle ou encore sur le quotidien de la femme d'Ischomaque.

Je suis encore impressionnée par la qualité du travail fourni par mes élèves, dont la motivation n'a pas faibli un instant (malgré les inévitables difficultés liées à la langue poétique, par exemple).

Bref, le jour J est arrivé et ils ont passé l'épreuve le 6 mars en même temps que les candidats des 18 autres pays participants : ils avaient au menu la traduction d'un court extrait puis devaient répondre à des questions d'interprétation, de langue, d'étymologie avant de développer deux des trois sujets proposés en relation avec le thème du concours (dont un en lien avec la femme dans notre société actuelle).

C'est le 24 mai que le courrier du Ministère grec nous a annoncé que la Suisse s'était classée au 4e rang grâce aux excellents résultats d'Elena Hoffmeyer du Lycée cantonal de Porrentruy et de Sylvain Brügger, élève argovien (96/100 points). Ils gagnaient par conséquent un séjour d'une semaine en Grèce au mois de juillet ! Elena garde un souvenir inoubliable de cette semaine durant laquelle elle s'est liée d'amitié avec plusieurs lauréats d'autres pays (l'allemand et l'anglais lui ont été très utiles !). Elle est encore impressionnée de l'accueil chaleureux que les Grecs leur ont réservé : même la télévision nationale leur a accordé une brève interview et la remise des diplômes s'est déroulée dans le cadre d'une cérémonie officielle. Plusieurs visites de sites archéologiques célèbres étaient d'ailleurs au programme : un vrai " marathon " sous un soleil torride, mais qui lui ont fait découvrir des lieux qu'elle ne connaissait jusque-là que par le biais des textes !

En conclusion, je conseille à tous ceux qui le peuvent de tenter leur chance. L'émulation que ce concours éveille auprès des élèves est une belle stimulation, une étape intéressante dans leur parcours d'hellénistes. Quant à l'enseignante en langues anciennes que je suis, je ne peux rien souhaiter de mieux pour l'avenir du grec : une telle initiative contribue à perpétuer la culture grecque antique et à en assurer le rayonnement dans notre monde en recherche d'identité.

Corinne Eschenlohr-Bombail
Lycée cantonal de Porrentruy

BRAVO

Der Flyer "LATEIN - Zukunft braucht Herkunft" ist auf grosses Interesse gestossen. Von den 10'000 gedruckten Exemplaren sind bereits über 7000 ausgeliefert worden. Ebenso erfreulich ist, dass von der Kantonsschule Hohe Promenade, Zürich, durch die Grosszügigkeit des Rektors, unseres Verbandsmitgliedes Alfred Baumgartner, der SAV die Risikogarantie von Fr. 3000.- nicht zurückzahlen muss. Dafür sprechen der Vorstand und die PR-Kommission grossen Dank aus.

Unser Verbandsmitglied, Kurt Steinmann, Luzern, der sich schon seit Jahrzehnten einen Namen als Übersetzer griechischer und lateinischer Literatur gemacht hat, bringt im September im Manesse Verlag eine Neuübersetzung der Odyssee heraus, an der er vier Jahre gearbeitet hat. Walter Burkert, emeritierter Gräzist der Universität Zürich, steuert ein Vorwort bei. Der Verlag hat keinen Aufwand gescheut, einen reich illustrierten Prachtband in Grossformat zu produzieren. Ende September stellt Steinmann seine Übersetzung an Pontes V in Innsbruck vor. Das Thema dieser Tagung ist: Das Übersetzen aus den alten Sprachen Griechisch und Latein.
Ab dem 27. September steht überdies auf dem Spielplan der Münchner Kammerspiele die Inszenierung von Kurt Steinmanns Übersetzung des Ödipus auf Kolonos von Sophokles durch Jossi Wieler.

Alois Kurmann

Erfreuliches und Bedenkliches

Ein Artikel der Frankfurter Rundschau vom 10. September 2007 sagt Erfreuliches. Er trägt den Titel "Caesar ante portas". Darin wird nach den Gründen gefragt, warum in Deutschland in den letzten Jahren das Studium des Lateinischen an den Gymnasien spürbar zunimmt. An der Tatsache, dass Latein wieder vermehrt gewählt wird, ist nicht mehr zu zweifeln, auch wenn es für uns in der Schweiz nicht immer leicht ist, die Unterschiede zwischen den einzelnen Bundesländern, die Eigenheiten des Lateinunterrichts in L1-Kursen (Latein als erste Fremdsprache), L2-Kursen (Latein als zweite Fremdsprache) und in anderen Lehrgängen zu durchschauen. Aussagen, dass im jetzigen Zeitpunkt 30% mehr Schülerinnen und Schüler Latein studieren als noch vor 6 Jahren oder dass fast jeder dritte Gymnasiast die Sprache Caesars und Ciceros lernt, sind aber jedenfalls statistisch belegt. Der genannte Artikel zitiert Antworten von Stefan Kipf, dem Vorsitzenden des Deutschen Altphilologenverbandes, zur Frage nach den Gründen dieser Renaissance. Die genannten Gründe sind: 1. Die Entwicklung des Lateinunterrichts von "patriarchalisch und militärisch" zu einem Unterricht, in dem Themen wie die römische Familie, Circus, Gladiatoren, römische Alltagssituationen als Einstieg dienen. 2. Die veränderte Situation im Ablauf des Erlernens von Fremdsprachen: nachdem mit Englisch und Französisch bereits in der Grundschule begonnen wird, seien im Gymnasium Latein oder Englisch keine unseligen Alternativen mehr. Latein als "Reflexionssprache" habe dadurch im Gymnasium eine grössere Chance bekommen. 3. Der fächerübergreifende Unterricht, der zwischen Latein und modernen Sprachen vermehrt spielt, wirke sich ebenfalls positiv auf das Latein aus. 4. Latein werde wieder vermehrt als Grundlage sprachlicher Allgemeinbildung, sowie historischen und kulturellen Wissens verstanden. Weil Latein wieder mehr gefragt ist, sei der Mangel an Lateinlehrern "in allen Bundesländern gigantisch".

Bedenkliches ist im Artikel "Ohne Griechischlehrer" von Heike Schmoll in der FAZ Nr. 184 vom 08. 09. 2007, S. 10 zu lesen. In deutschen Universitäten werden die "kleinen Fächer", zu denen auch Griechisch gehört, infolge des Bachelor- und Mastermodells im Lehramtsstudium einschneidend benachteiligt. Da in Deutschland die Lehramtskandidaten meistens zwei Hauptfächer und ein Ergänzungsfach studieren (nicht ein Haupt- und zwei Nebenfächer, wie wir in der Schweiz), und nach dem neuen Studienmodell sogenannte ECTS-Punkte (European Credit Transfer System) erworben werden müssen, ist im Bachelorstudium, das 6 Semester dauert, und im viersemestrigen Masterstudium meistens für das dritte Studienfach keine Zeit. Da aber Griechisch häufig als Ergänzungsfach gewählt wird, ist es dieses Fach, das durch das System massiv beeinträchtigt wird. In einigen Bundesländern ist es ausdrücklich ausgeschlossen, dass "kleine Fächer", wozu Griechisch gehört, als zweites Hauptfach studiert werden können. Dass Griechischunterricht in deutschen Gymnasien bald einmal nicht mehr unterrichtet werden könnte, weil keine Griechischlehrer vorhanden sind, wäre eine folgerichtige Entwicklung. Ob die Feststellung der Deutschen Hochschulrektorenkonferenz (HRK), dass die "Bologna-Seligkeit ein Irrweg war", zu einer Änderung der Situation führt, bleibt vorläufig nur Hoffnung.

Die Schweiz hinkt, einmal im negativen, einmal im positiven Sinn, hintendrein. Für die Position des Lateins ist zu hoffen, dass der deutsche "Boom" die Schweiz beeinflusst, und für das Griechische ist alles daran zu setzen, dass "Bologna" nicht zu deutschen Verhältnissen führt!

Alois Kurmann

Zum Römerfest 2007

Es mag sein, dass sich unter der Leserschaft dieses Bulletins einige Leser finden, die noch nie einem der mittlerweile bereits zwölf Mal stattgefundenen Römerfeste am jeweils letzten August-Wochenende in Augusta Raurica einen Besuch abgestattet haben. Die Gründe für ein Fernbleiben sind bestimmt vielfältig, doch wer sich entschliesst, für einmal scheinbar Wichtigeres liegen zu lassen und die - vielleicht weite - Reise nach Augst anzutreten, der wird bestimmt viele Entdeckungen aus dem Alltagsleben der Römer machen, die auch Personen, die sich sonst lieber und interessierter philologischeren Dingen zuwenden, ansprechen und anregen, ja sogar begeistern können.

Die diesjährige Ausgabe des Römerfestes war nochmals grosszügiger organisiert. So blieb in den Reihen zwischen den ca. 50 Marktständen mit allerlei handwerklichen Erzeugnissen und den cauponae mit kulinarischen Köstlichkeiten (angeboten auf einer lateinischen Speisekarte) infolge der Erweiterung des Festgeländes stets genügend Platz auch bei grossem Besucherstrom. Ausserdem stand das neu eröffnete, frisch renovierte Theater voll und ganz als Ort für diverse Veranstaltungen zur Verfügung und wurde voll ins Festprogramm integriert. Es war der ideale Ort für die Aufführung einer Pantomime (Damir Dantes), kunstvoll begleitet von antiken Flötenklängen, oder für die in der Szene mittlerweile bestens bekannte Gruppe ISTA, die Rap auf Lateinisch live darbot (siehe die CD, die im letzten Bulletin auf S. 48 besprochen wurde) und damit tosenden Applaus erntete - gerade auch vom überraschten jungen Publikum.

Historisch gesehen vielleicht eher unüblich, aber für einmal war die Orchestra auch der Ort für die Gladiatorenkämpfe: Vor vollen Zuschauerrängen (2000 Zuschauer) kam da unter den zahlreichen Zurufen und Beifallsstürmen Partei ergreifender Fans möglicherweise annähernd die Stimmung wie einst im Kolosseum auf, als die Gladiatoren im Zweikampf in voll ausgestatteter Rüstung aufeinander losgingen und die verschiedenen Kampftaktiken und -praktiken (gladio aut scuto aut reti aut tridente) vorführten. Mancher Zuschauer hat dabei bestimmt für kurze Zeit den Atem angehalten und mit dem einen oder anderen Gladiatoren mitgefühlt - ob er nun wie ein Thraker siegte oder von ebendiesem zu Boden gedrückt wurde.

Nicht weniger imposant waren die beiden Quadrigen, die auf dem Campus ihre Runden drehten, oder die mit Wurfspeer und Schwert ausgerüsteten Legionäre, die in ihren Show-Pausen in Marschformation und Gleichschritt über das Forum zogen.

Die Lateinschulen Basel-Land und Basel-Stadt waren wie die letzten zwei Jahre mit einem Stand anwesend, bei dem in stündlich stattfindenden Shows das Ratespiel 'Wer wird Sesterzen-Millionär' geboten wurde. Erstaunlich, wie gut sich das Zelt jeweils gefüllt hat und sich Leute gefunden haben, die bereit waren, sich den Fragen zu verschiedensten Themen der Antike zu stellen - etwas mutiger junggebliebene Erwachsene als Einzelkämpfer, etwas geborgener die Kinder in Gruppen.

Das Römerfest hat mit 35'000 Besuchern an den beiden Wochenendtagen einen neuen Besucherrekord erreicht. Was da alles an römischer Kultur geboten wurde - in diesem kurzen Bericht kann ja nur ein unvollständiger Einblick gegeben werden - hat einmal mehr überaus grossen Anklang gefunden. Besonders Familien waren oft anzutreffen, und neben angefressenen Römer-Fans gab es reichlich Interessierte, die sich von der überzeugenden Darstellung römischen Lebens anstecken liessen. Manche Angebote mögen einen populären Eindruck hinterlassen haben, aber stets war eine - gemäss Information der Veranstalter auch verlangte - wissenschaftliche Basis zu erkennen. Ein Besuch lohnt sich wirklich in verschiedener Hinsicht allemal - vielleicht bereits am letzten August-Wochenende im kommenden Jahr.

Andreas Külling

Ricordo di Alberto Grilli

Il 20 maggio scorso s'è spento, prossimo agli ottantasette anni, Alberto Grilli, uno dei più insigni filologi italiani. Nel Ticino è stato esperto di latino e greco al Liceo di Lugano (dal 1968 al 2000) e al Liceo di Bellinzona (dal 1974 al 1983).
Chiamato alle armi nel 1941, quando era studente all'Università di Milano, nel biennio 1943-45 partecipò alla resistenza contro il nazi-fascismo in Lombardia. Amava ricordare quell'esperienza, quando la passione civile era forgiata dalla coscienza di rischiare ogni momento la cattura o la morte.
Ripresi gli studi, si laureò nel 1947, relatore Luigi Castiglioni, con la tesi Il problema della vita contemplativa nel mondo greco-romano (stampata nel 1953; 22002). Da allora, la ricezione culturale del pensiero filosofico rimase al centro delle sue ricerche. Dal 1947 al 1966 insegnò al Liceo, prima a Lecco, poi a Milano. Nel frattempo pubblicò, fra l'altro, Studi paneziani ("SIFC" 1957, pp. 31-97), Diogenis Oenoandensis fragmenta (1960), M. Tulli Ciceronis Hortensius (1962), Studi enniani (1965).
Dal 1966 al 1995 fu professore di Letteratura latina all'Università di Milano. Di quegli anni giova ricordare I proemi del 'De re publica' di Cicerone (1971), l'edizione commentata di Tuscolane Libro II (1987) e, in seguito, Politica, cultura e filosofia in Roma antica (2000). Ma sono moltissimi gli scritti stampati su riviste e miscellanee, in parte ripubblicati in Stoicismo, epicureismo e letteratura (1992). Inoltre, vanno ricordati i numerosi articoli su geografia storica e viabilità dell'Italia romana.
Nel 1968, su suggerimento di Vittore Pisani, il Canton Ticino gli affidò l'incarico di esperto (cioè di ispettore) al Liceo cantonale di Lugano. In tale veste ebbe un ruolo importante nelle riforme scolastiche succedutesi fra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta: dall'apertura di nuovi Licei alla riforma della scuola media inferiore, alla conseguente riforma del Liceo (1982). In quegli anni fu coautore, con Fernando Zappa, di un innovativo manuale per la scuola media, Iuxta Cineris Montem (1980). In seguito, la sua presenza è stata discreta, ma vigile, anche nei lavori per l'attuazione della nuova maturità, giunta a regime nel 2001, quando nel ruolo di esperto a Lugano gli era subentrato Philippe Mudry.
La vedovanza, che gli ha rattristato gli ultimi anni, e un progressivo indebolimento fisico, che lo ha sempre più costretto in casa, non gli hanno tolto né lucidità né passione intellettuale, tanto che ha portato a termine la riedizione dell'Hortensius, prossima alla stampa.
A me ha seguito il lavoro, professionale e di studio, dal 1974, quando ero docente novello, fino ai suoi ultimi mesi di vita, assistendomi tra l'altro nell'organizzazione dei corsi d'aggiornamento tenuti fra il 1987 e il 1999, da Cicerone oratore a Letteratura e riflessione filosofica nel mondo greco-romano, e aiutandomi nella successiva cura editoriale. Gli devo il mestiere, il perfezionamento scientifico e alcune cordiali amicizie.
Ma, tutti quanti abbiamo avuto il privilegio della sua familiarità, gli dobbiamo anche lunghissime conversazioni de omnibus rebus et de quibusdam aliis. Ne serberemo imperitura memoria.

Giancarlo Reggi

Ausschreibung eines Wettbewerbes: Catullum Cantare

Im 15. November 2008 (neues Datum!) findet in Brugg ein gesamtschweizerischer Lateintag statt. Er will dem Publikum mit einem thematisch reichhaltigen Angebot das Latein näher bringen oder wieder ins Gedächtnis zurückrufen. Unter anderm wird ein Wettbewerb für Schüler-, Studentinnen- oder freie Formationen ausgeschrieben.

Aufgabe

Ein Catullgedicht nach freier Wahl vertonen und auf der Bühne darbieten.
Ungefähre Dauer: Drei Minuten.
Es kann sich auch um eine Projekt- oder Matura-Arbeit handeln. Die Vertonung darf klassisch sein oder modern, von Madrigal bis HipHop, Rap oder Slam.
Eine Jury aus entsprechenden Fachleuten wird die Produktion - Vertonung und Aufführung - bewerten und prämieren.

Anmeldung

An das Vindonissa-Museum, Museumstrasse 1, 5200 Brugg, vindonissa@ag.ch
Provisorische Anmeldung bis 31. Januar 2008
Definitive Anmeldung bis 30. Juni 2008.

Die provisorische Anmeldung ist aus organisatorischen Gründen nötig. Sie muss enthalten: Name und Adresse der verantwortlichen Person, ungefähre Anzahl und ungefähres Alter der Mitwirkenden. Die provisorisch Angemeldeten erhalten die Unterlagen für die definitive Anmeldung zugeschickt.

Für Rückfragen: René Hänggi, Leiter des Vindonissa-Museums, Tel. 056 462 48 13, Fax 056 462 48 15, rene.haenggi@ag.ch

IXber
LATEINISCHER KULTURMONAT

Die Fachgruppe Alte Sprachen der Kantonsschule am Burggraben St. Gallen hat in Zusammenarbeit mit der St. Galler Kantonsbibliothek Vadiana eine überaus reizvolle, interessante und bemerkenswerte Ausstellung gestaltet.

Unter dem Titel
"MASCLUS PERMISIT BIS CARPE DIEM
Lebendiges Latein in Geschichte und Gegenwart"
wird zwischen dem 10. November und 8. Dezember 2007 im Ausstellungssaal der Vadiana die lateinische Bildungstradition in St. Gallen und deren Wirkung bis heute aufgezeigt.

Mit Unterstützung namhafter Sponsoren und unter Mitwirkung vieler Kolleginnen und Kollegen hat die Fachgruppe Alte Sprachen St. Gallen auch ein überaus reiches, ja phantastisches Rahmenprogramm mit dem Titel LATEINISCHER KULTURMONAT auf die Beine gestellt. So wird die Ausstellung am 9. November mit einem Podiumsgespräch mit dem Titel Wie viel Latein braucht die Gesellschaft? eröffnet. Eine lateinische Stadtführung und ein Bericht über die Ausstattung des Films Der Gladiator, ein Vortragszyklus und eine Buchvernissage, ein Kolloquium über das nachmittelalterliche lateinische Schrifttum und eine Führung zu den mythologischen Gestalten in der Stadt St. Gallen sind nicht die einzigen Veranstaltungen dieses reichen Kulturmonats. Der dem Bulletin beigelegte Flyer gibt Auskunft über alle Daten und Veranstaltungen. St. Gallen darf sich freuen, wir alle dürfen uns freuen auf dieses Ereignis, das sicher seine Ausstrahlung auf die Öffentlichkeit und grosse Wirkung auf die Präsenz der Alten Sprachen in unserem Land haben wird.

Ivo Müller
 

Euroclassica

Academia Homerica 2007

L'Academia Homerica 2007 a rencontré un vif succès.

Et pourtant que d'embûches sur le chemin de cette dixième édition que la directrice, M.-E. Giatrakou, se réjouissait de mettre sur pied ! En effet, alors que les inscriptions, effectuées en ligne pour la première fois, parvenaient en nombre réjouissant de tous les horizons européens, les autorités universitaires grecques décidaient de prolonger l'année académique de plusieurs semaines! Cette mesure devait permettre aux étudiants qui s'étaient longuement mis en grève en automne 2006 de valider et de sauver ainsi leur année d'études. Elle chamboulait aussi toute l'organisation de l'Academia Homerica qui se voyait privée, à quelques semaines de son ouverture, de la possibilité d'occuper la résidence universitaire de Chios qui, depuis de nombreuses années, hébergeait les participants... Par ailleurs, au même moment, la Turquie anticipait ses élections parlementaires, faisant craindre des manifestations que les autorités d'Euroclassica préféraient éviter en renonçant à se rendre comme prévu en Asie Mineure à cette date-là.

Néanmoins, au prix d'efforts considérables, les obstacles étaient peu à peu surmontés et la réalisation générale de l'Academia ne se ressentit pas de ces chambardements. Jamais autant d'heures n'ont été consacrées à la lecture et à l'explication d'Homère, à la grande satisfaction tant de la trentaine d'étudiants que des professeurs qui en avaient la charge.

Les cours de grec moderne ont été bien fréquentés également, jouissant eux aussi d'un programme intensif apprécié des participants.

Quant aux quelques non Grecs non hellénophones inscrits au cycle de conférences générales sur Homère dans le monde, il leur a fallu se contenter de quelques interventions en anglais et français, le gros des contributions étant assuré par des professeurs grecs en grec pour un public formé essentiellement d'Athéniens et de Chiotes. Notons aussi une première double participation chinoise, un jeune couple installé à Athènes, dont le mari prépare une thèse sur Homère en Chine : tout un programme !

Des visites et excursions ont agrémenté la semaine, pendant lesquelles, comme toujours, chacun a pu apprécier la qualité et la générosité de l'hospitalité grecque.

Christine Haller

Conférence annuelle d'Euroclassica
Classica Petropolitana
Saint-Pétersbourg, 19-23.09.2007

La réunion à Saint-Pétersbourg d'une trentaine de philologues classiques européens et d'une vingtaine de russes ne devait pas passer inaperçue: la télévision s'est déplacée ! Un but inespéré pour les classicistes locaux. Membre d'Euroclassica depuis longtemps déjà, l'association russe recevait les délégués des autres associations pour la Conférence annuelle et l'assemblée générale à Saint-Pétersbourg où la tradition classique longtemps mise sous le boisseau a recommencé à relever la tête avant Moscou. Nos collègues russes étaient très fiers de pouvoir nous accueillir et s'étaient mis en quatre pour que tout se déroule dans les meilleures conditions possibles.

Étant donné les richesses artistiques et historiques de la ville et de ses environs, plusieurs heures leur ont été consacrées. C'est ainsi que nous avons eu, par exemple, la chance de pouvoir admirer en toute quiétude et avec des commentaires compétents "L'or des Scythes".

Des exposés, je retiendrai ceux qui, en trois étapes, ont retracé l'histoire de l'éducation et plus particulièrement celle de la tradition classique en Russie. Les premiers éléments saisissables, en grec, remontent à la fin du 10ème siècle et au début du 11ème, c.-à-d. à l'époque de l'évangélisation (988). Ils sont matérialisés par des tablettes de cire communément appelée le Psalterium de Novgorod. Le développement ainsi amorcé prend fin avec les invasions des Mongols et des Tartares au 13ème siècle. Un nouveau départ se produit après le 15ème siècle, à Moscou et, sous l'influence de la Pologne catholique, le latin fait son apparition et est enseigné dans les monastères à un moment qui suit de peu l'ouverture d'universités en Suède. Aux 17ème et 18ème siècles, des écoles voient le jour, organisées sur le modèles des Académies européennes. Les Réformes de Pierre le Grand orientent volontairement l'éducation vers ce qui se fait en Europe; à la fin du 18ème siècle s'ouvre la première école de filles à Smolny. Le grec était lié à l'orthodoxie; avec l'ouverture à l'ouest de Pierre le Grand, le latin va devenir la langue étrangère la plus enseignée en Russie. Au début du 19ème siècle, on dénombre 22 gymnases calqués sur le modèle allemand. L'élan retombe fortement au milieu du 19ème pour reprendre avec l'abolition de servage en 1860. C'est alors le début des études classiques modernes.

Après la Révolution, l'éducation classique est abolie en 1921 dans les universités et les écoles liées à l'Église. À cette époque-là, Saint-Pétersbourg comptait dix gymnases classiques, un pour dix mille habitants! Aujourd'hui, il y a cinq millions d'habitants et le Gymnasium Petropilitanum compte trente entrées annuelles... Moscou est un autre centre où les langues anciennes jouissent d'une certaine renommée.

La Perestroïka a permis ce renouveau, quoique les langues modernes soient privilégiées et que le latin soit limité en bien des endroits à ses bases et enseigné à un nombre d'élèves qui varie d'une ville à l'autre de la Fédération. Il n'y a pas d'examen centralisé, mais un concours est organisé et a rassemblé quelque deux cents participants lors de sa dernière édition. Les vainqueurs vont découvrir la Chersonèse. Des bases de latin sont requises à l'Université pour de nombreuses disciplines, en sciences humaines certes, mais aussi en biologie, par exemple. Comme le latin n'est pas enseigné partout dans les écoles, l'Université dispense elle-même ces bases.

L'intérêt pour le latin se justifie par celui pour l'histoire de l'Europe et le désir de s'y rattacher. Les pionniers des années 1990 n'avaient pas de matériel d'enseignement, ils recopiaient en la traduisant une méthode allemande du début du siècle. Tout était à créer en fonction du russe car les difficultés par rapport au latin ne sont pas les mêmes que l'on soit russe, allemand ou français... Aujourd'hui, une version russe de Janua est appliquée.

Depuis 1991, le Gymnasium Petropolitanum dispose de son propre bâtiment au centre ville. Il est fréquenté par quelque 350 élèves aux bons soins d'une centaine de professeurs dont la majorité est aussi active à l'Université ou dans la recherche. L'enseignement s'étend sur six ans, à la suite de quatre ans d'école primaire, et les deux langues anciennes sont obligatoires. Les candidats sont assez nombreux, mais seul environ un tiers d'entre eux sont retenus après avoir passé des tests d'aptitude. On veut en quelque sorte déceler ceux qui auront la bosse des langues anciennes. En première année du gymnase, les élèves suivent un cours d'introduction et de sensibilisation à l'Antiquité; les activités qui y sont liées sont nombreuses (elles se poursuivront par la suite aussi sous une forme adaptée à l'âge des élèves; nous avons ainsi pu assister à une représentation théâtrale en grec ancien). Ensuite commence l'apprentissage du latin, à raison de cinq et quatre heures hebdomadaires de latin grammatical pendant deux ans avant d'aborder la littérature et des sujets de recherche personnelle. Le grec commence en troisième année et est enseigné pendant quatre ans à raison de trois heures par semaine. Sur l'ensemble du cursus, 16% de l'enseignement est consacré aux langues anciennes (16% également aux mathématiques, 19% au russe et à la littérature en général, 18% aux langues vivantes, 12% aux sciences naturelles, 11% aux sciences humaines, 5% au sport et 3% aux disciplines artistiques). À la sortie, un tiers des élèves se dirige vers la philologie, et deux tiers d'entre eux environ termineront leur cursus universitaire dans cette voie.

L'assemblée générale a vu l'élection d'un nouveau comité placé sous la présidence d'Alfred Reitermayer (A), les représentantes de la Croatie, de la Belgique, de l'Espagne et de la Russie constituant le reste du comité. Il a été question des standards européens pour le latin (ils seront bientôt finalisés), et du certificat européen qui devrait suivre. Les dernières contributions pour le volume "Europatria" devraient parvenir au promoteur du projet d'ici la fin de l'année. Le bilan sur la situation des langues anciennes en Europe est contrasté. Les uns se réjouissent de pouvoir constater un nouvel intérêt: on manque de profs en Allemagne! D'autres mentionnent une situation stable (A, NL, par ex.). La majorité tente de garder espoir, malgré un état précaire: les autorités ne veulent pas tuer les langues anciennes, mais elles les laissent mourir...

Neuchâtel, 24 septembre 2007
Christine Haller

11ème Academia Homerica
11-20 juillet 2008

La 11ème Academia Homerica aura lieu du 13 au 20 juillet 2008 à Chios, après un bref passage par Athènes les 11 et 12 juillet. Des excursions sur les îles de Chios et d'Oinousses sont prévues pour tous les participants, ainsi que la possibilité de s'initier aux danses grecques.

Trois sessions sont offertes

  1. Lecture et explication d'Homère, Odyssée 6
  2. Cycle de conférences plus générales en relation avec Homère (en grec moderne, anglais ou français)
  3. Leçons de grec moderne.

L'inscription doit se faire en ligne www.euroclassica.net (-> Academiae -> Academia Homerica -> Registration) jusqu'au 10 mai 2008.

Les frais d'inscription s'élèvent à 500 € et couvrent le logement et la pension à Athènes et Chios, de même que le prix de la traversée du Pirée à Chios et retour (arrivée au Pirée le 21 juillet tôt le matin).

Adresse bancaire
PROBANK, BRANCH KORAI (023) ATHENS-GREECE
Code of Bank 054, SWIFT BIC CODE: PRNKGRAA
No de compte: 006 3224011022 EUR.
IBAN: GR 8105400230000063224011022
Bénéficiaire: EUROCLASSICA - ACADEMIA HOMERICA (M.-E. Giatrakou)

De plus amples renseignements se trouvent sur le site d'Euroclassica ou peuvent être obtenus auprès de la soussignée.

 

Rezensionen

Robert Harris, Imperium (übersetzt von W. Müller), München 2006, ISBN 3-453-26538-6

"Imperium", der zweite historische Roman von Robert Harris, ist auf deutsch erschienen1. Es ist der erste Teil einer Cicero-Trilogie (79 v. bis 63 v.). Ciceros Entwicklung vom genialen, aber körperlich schwachen Redner2 zum Senator und schliesslich zum Consul werden von Tiro geschildert. Im Zentrum des Romans stehen Ciceros rhetorische Ausbildung in Rhodos, der Verres-Prozess, die Auseinandersetzung zwischen Pompeius und Crassus und Ciceros Kandidatur für das Konsulat.

Das Buch zeichnet sich durch dieselben Qualitäten aus wie sein Vorgänger "Pompeji"3: Spannend geschrieben und hervorragend recherchiert. Im Gegensatz zu den meisten historischen Romanen zum Thema Antike erzählt Harris nicht eine moderne Geschichte in historischer Staffage, sondern schildert die Ereignisse aus dem Blick der römischen Gesellschaft, was ihm aufgrund seiner akribischen Recherchen hervorragend gelingt. Der historische Hintergrund ist erstaunlich genau (z.B. Ciceros Rhetorikunterricht in Rhodos; das komplizierte Wahl- und Abstimmungsverfahren; Crassus' Kreuzigung der Spartacus-Anhänger; der Triumph des Pompeius; der junge, skrupellose Caesar mit bereits schütterem Haar, der durch die Schlafzimmer der Senatorengattinnen spaziert; die Senatssitzungen; Tiros Kurzschrift; ein kurzer Auftritt von (H)Arrius, bekannt aus Catull 84). Während in "Pompeji" die Unterschicht (Sklaven, Freigelassene, Proletariat und Männer vom Typ Trimalchio) im Mittelpunkt steht, kreist "Imperium" um die Politikerkaste: Die alte Aristokratie, deren Macht in der Spätrepublik schwindet, und schillernde Figuren wie Pompeius (ein Provinzler, der von Politik nichts versteht, aber durch seine militärischen Erfolge der mächtigste Mann im Staat ist), Caesar (Abkömmling einer der ältesten Aristokratenfamilien, jedoch noch ohne Geld und politische Macht) und natürlich Cicero (der homo novus, der von gar niemandem unterstützt wird und wechselnde Allianzen schmieden muss). Die komplexen politischen und gesellschaftlichen Verhältnisse in der Spätrepublik werden dabei eindrücklich geschildert.

Harris stützt sich auf Ciceros Briefe und Reden. Letztere werden, da Ciceros Anwaltstätigkeit im Roman breiten Raum einnimmt, in Ausschnitten wörtlich zitiert4. So erfährt man in der Form eines Romans deren Wirkungskraft ganz direkt, ein grossartiges Erlebnis!

"Imperium" ist ein hervorragendes Buch. Selten wurde das Leben in Rom so genau nachgezeichnet, selten erlebte man Cicero so nahe und persönlich. Wir dürfen uns auf die volumina II & III freuen!

Philipp Xandry
1 Hörbuch: Sechs Audio-CDs, 398 Min., gesprochen von Christian Berkel. Random House Audio, 2006. ISBN 3-866-04327-9 (> Text)
2 cf. Brutus 313 ff (> Text)
3 Robert Harris : Pompeji. Heyne Verlag, München 2004. ISBN 3-453-47013-3 deutsche Übersetzung von Christel Wiemken; Hörbuch: Sechs Audio-CDs, 430 Min., gesprochen von Jürgen Tarrach. Random House Audio 2004. ISBN: 3-89830-809-X (> Text)
4 Divinatio in Caecilium: S. 140 ff, in Verrem I: S. 209 ff, Pro Fonteio: S. 255 f, De Imperio Cn Pompei: S. 341 f, In toga candida: S. 444 ff (> Text)

DVD Rome

Cover

Das Revival der Sandalenfilme hat nun auch die TV-Serien erreicht: "ROME", die teuerste Serie aller Zeiten (Produktionskosten über 100 Mio. $), ist jetzt als DVD erhältlich (1. Staffel), die Erstausstrahlung im deutschsprachigen Fernsehen der ersten Staffel wird im Herbst 2007 auf RTL II stattfinden. Die zweite Staffel wird derzeit im amerikanischen TV ausgestrahlt.

Bei einer altphilologischen Beurteilung von Filmen dieser Art müssen drei Punkte genau untersucht werden: 1. Historizität 2. Ausstattung (Kostüme, Requisiten, Kulissen) 3. Zeitgeist. Wenden wir zur Veranschaulichung diese drei Punkte auf den berühmtesten der Neosandalenfilme an, "Gladiator":

1. Historizität: mangelhaft
Die Mark Aurel-Commodus-Story ist fast vollständig frei erfunden, nur zwei Eckpunkte sind korrekt: der Tod Mark Aurels im Feldlager (allerdings nicht von der Hand seines Sohnes) und Commodus' Auftritte als Gladiator.
2. Ausstattung: ungenügend
Zwar ist die Ausrüstung der Legion sehr genau, diejenige der Gladiatoren jedoch reine Fantasie, da hellenistische mit mittelalterlichen und sarazenischen Elementen bunt gemischt werden; die Stangen des velum werden zu Fahnenmasten umfunktioniert; gedruckte Flugblätter werden verteilt; auf dem Kolosseum befindet sich die Inschrift "Fluctuat nec mergitur" etc.
3. Zeitgeist: ungenügend.
Die Abschlussszene soll als Beispiel dienen: Die Schwester des soeben ermordeten Commodus hält im vollbesetzten Kolosseum eine Laudatio auf den ebenfalls getöteten Gladiator Maximus - undenkbar!

Als antikisierender Actionfilm ist "Gladiator" ein gelungenes und äusserst unterhaltsames Werk, als Fundgrube für den altsprachlichen Unterricht taugt er allerdings kaum (Ausnahme: die erste Szene mit der Schlacht Römer gegen Markomannen).

"ROME" schneidet in allen drei Punkten gut bis hervorragend ab:

1. Historizität: gut - sehr gut.
Die Serie beginnt mit der Niederlage des Vercingetorix (Niederlegung der Waffen vor Caesars Füsse) und endet mit den Iden des März, die (aus urheberrechtlichen Gründen?) zu den "Kalenden des Februar" werden. Dazwischen werden u.a. Rubikon, Pompeius' Flucht aus Rom, Pharsalos, Ägypten, Cleopatra, Utica und Caesar als Diktator in Rom (samt Triumphzug) behandelt.
Den Rahmen der Serie bilden neben den Antagonisten Caesar und Pompeius zwei Soldaten aus Caesars 13. Legion: Der Centurio Lucius Vorenus und der Legionarius Titus Pullo, der eine ein loyaler Republikaner mit Eheproblemen, der andere ein klassischer Sauf- und Raufbold mit gutem Herzen. Die beiden stehen sich zunächst in Feindschaft gegenüber, werden jedoch durch gemeinsames Schicksal zu Freunden. Beide Figuren und deren Verhältnis zueinander sind authentisch (b.g. 5.44), ein sehr geglückter Einfall der Autoren. Die Handlung vollzieht sich somit auf zwei Ebenen: Die grosse Politik, die sich im Leben dieser kleinen Leute spiegelt.

Dreharbeiten

2. Ausstattung: hervorragend
Endlich ein Sandalenfilm, in dem das Forum Romanum nicht makellos sauber in weissem Marmor daherkommt, in dem die Legionäre nicht in blitzblank geputzten Rüstungen in die Schlacht ziehen, in dem "buntes Markttreiben" nicht an Hollywood-Studios, sondern an echte Märkte in Süditalien erinnert.
Kleidung, Waffen und Rüstung, öffentliche Gebäude, Privathäuser (von Reich und Arm) sind ausserordentlich detailgetreu und stimmig nachempfunden bzw. nachgebaut. Einzig die offenbar unvermeidlichen spätantiken Ehrensäulen vor der Basilica Iulia auf dem Forum stören das Bild.

3. Zeitgeist: sehr gut
Die Charaktere schwelgen weder im Pathos à la "Ben Hur", noch in postmodernen feministischen Attitüden à la "Gladiator"."ROME" ist ein hartes Pflaster, das Leben der Unterschicht einfach und grob, man flucht und prügelt, hungert und ängstigt sich ob der unsicheren Zukunft. Frauen sind Mittel zum Zweck, sie werden verheiratet und wieder geschieden, je nach politischer Lage, Sklavinnen und Kriegsgefangene werden vergewaltigt, Frauen der Unterschicht haben ihren Männern bedingungslos zu dienen, es gibt wenig Raum für Romantik à la "Quo vadis".

Cato im Senat

Eine wahre Freude sind die zahllosen kleinen Details, die perfekt inszeniert überall auftauchen. Hier Beispiele aus den Episoden 1-3:
Im Vorspann erscheinen altbekannte pompeijanische Graffiti und Mosaike, die plötzlich (Computeranimation sei Dank) zum Leben erwachen.
Die Phalanxtaktik der Legion wird überzeugend vorgeführt. Derjenige Legionär, der ausschert und sich als Einzelkämpfer profilieren will, wird zurückgepfiffen und post festum zum Tode verurteilt. Nach Julias Tod heiratet Pompeius wieder. Seine Braut trägt den orangenen Schleier (man weiss bis zum Schluss der Zeremonie nicht, wen er heiratet, eine Frau aus dem Hause der Julier oder der Scipionen), berührt Wasser und Feuer und lüftet den Schleier für ihren Mann.
Ein griechischer Arzt behandelt eine komplizierte Schädelverletzung eines Legionärs mithilfe eines Schädelbohrers - ohne Narkose.
Ein Komödie oder ein Pantomimus wird aufgeführt: Eine Hetäre, ein Sklave und ein miles gloriosus treten auf, letzterer mit Olisbos.
Die Haussklaven tragen kleine Plaketten um den Hals mit dem Namen ihres Eigentümers. Caesars Gesicht ist während seines Triumphzuges rot geschminkt.
Cato d.J. wird treffend als Stoiker gekennzeichnet: Als einziger Senator trägt er nicht Tunica und Toga, sondern nur den Chiton auf nackter Haut.

Die Serie liefert einen hervorragenden Überblick über die Jahre des Bürgerkrieges (Staffel 1), der im Unterricht ja eher am Rande behandelt wird, bzw. über die Machtergreifung von Octavian (Staffel 2). Sie bietet daher eine willkommene Abwechslung zur üblichen Stoffvermittlung, gerade am Ende eines Semesters. Problematisch ist allerdings die Länge der einzelnen Episoden (50 Minuten). Ausserdem ist "ROME" erst ab 16 Jahren freigegeben, was nicht so sehr an den blutigen Gewaltszenen liegt (nichts, was die Jugendlichen nicht schon 100mal gesehen hätten), sondern vielmehr an den zahlreichen, wenig verschleierten Bett-, Bordell- und Schäferinnenszenen.

Links:
http://www.hbo.com/rome/
http://de.wikipedia.org/wiki/Rom_(Fernsehserie)

Philipp Xandry

Friedhelm Prayon, Die Etrusker, Jenseitsvorstellungen und Ahnenkult, Mainz am Rhein (Philipp von Zabern) 2006, CHF 69.00

Es handelt sich bei diesem Sonderband der Antiken Welt um einen Bildband zur gleichnamigen Etrusker-Ausstellung im Schloss Hohentübingen, die im Sommer 2006 stattgefunden hat.

Die Lektüre empfiehlt sich, da der Autor zu seiner Darstellung und Interpretation von Jenseitsdarstellungen und Ahnenkult des geheimnisvollen Volks der Etrusker neben den bekannten auch neueste Ausgrabungen einbezieht. So zum Beispiel die Tomba della Quadriga infernale bei Sarteano im Hinterland von Chiusi oder die Aufzeichnungen eines Grabräubers im Ruhestand über einen wissenschaftlich nicht erfassten, zerstörten Grabkomplex in Vulci.

Eindrücklich ist der Versuch einer Rekonstruktion des Totenzeremoniells auf der Grundlage von Grabbefunden im Innern und ausserhalb der Gräber sowie von Erkenntnissen aus den Nachbarreligionen Griechenlands, Roms und der Kelten.

Massstabgerechte Modelle etruskischer Grabbauten und die Kopie des Lebermodells aus Piacenza, speziell für die Ausstellung geschaffen, veranschaulichen sehr gut die Beschreibungen der Anlagen und Zeremonien.

Die Bildgestaltung ist wie immer bei Werken aus dem Verlag von Zabern sehr sorgfältig und lädt ein zum Schmökern. Gründliche Karten, eine Zeittafel und ein ausführliches Glossar helfen auch Laien sich zurechtzufinden.

Dass der Bildband unter erheblichem Zeitdruck zustande kam, wie in der Einleitung gesagt wird, ist wahrscheinlich der Grund für die zahlreichen Orthografiefehler, die einem sonst ausgezeichnet aufgemachten Werk schlecht anstehen.

Christine Stuber

Die Worte der Sieben Weisen, Griechisch und Deutsch, herausgegeben, übersetzt und kommentiert von Jochen Althoff und Dieter Zeller, Texte zur Forschung, Darmstadt (WBG) 2006, CHF 66.70, 196 Seiten

Während frühere Ausgaben nur die den sog. Sieben Weisen zugeschriebenen Einzelworte in einer Form auflisten, legen die Herausgeber des neuen Bandes die verschiedenen Überlieferungsvarianten mit deutscher Übersetzung vor, was bisher fehlte. Im Zentrum des Interesses stehen nicht die Persönlichkeiten (der Kanon der Weisen ist bereits in der Antike nach Namen und Anzahl sehr unterschiedlich; als Kollegium erscheinen sie ohnehin erst in Platons Protagoras), sondern die Texte selbst, die nach den Ausführungen über die Zeugnisse und Überlieferungsgeschichte (auch die Zuordnung der einzelnen Aussprüche variiert beträchtlich) im ersten Teil in den Varianten des Demetrios von Phaleron (überliefert bei Stobaios) bzw. Diogenes Laertios wiedergegeben werden. Es folgen Erläuterungen zu weiteren Überlieferungen in Form von Inschriften und Papyri, die wiederum mit deutscher Übersetzung aufgelistet werden.

Im zweiten Teil untersucht Markus Asper die Funktion der Sieben Weisen bzw. ihrer Sprüche. Diese richteten sich offenbar nicht an die Allgemeinheit - dazu seien sie zu banal -, sondern sollten als Standesethik zu einer Stabilisierung adliger Gruppen beitragen, indem sie sich gegen Machtkonzentrationen einzelner oder das Auftreten von Emporkömmlingen richteten. Die Sieben Weisen hingegen hätten entgegen legendenhaften Darstellungen nie als Gruppe existiert, sondern seien als Autoritätskonstruktion in die Vergangenheit projiziert worden.

Im dritten Teil stellt Dieter Zeller den oft rätselhaften Worten Parallelstellen unterschiedlicher Herkunft aus der griechischen Literatur und teils aus dem Alten Testament gegenüber, um so ihren Kontext aufzuhellen. Dabei sind sie thematisch übersichtlich nach allgemeinem Inhalt, dem Verhältnis des Menschen zu sich selbst, den andern, dem Staat und den Göttern angeordnet.

Im letzten Teil befaßt sich Lothar Spahlinger mit der Rezeption der Sprüche in der lateinischen Spätantike v.a. anhand der (echten und unechten) Werke des Ausonius, in einer Zeit also, in der sich die Wertschätzung der Sprüche bei der politischen Elite, die sich durch die Verbreitung des Christentums in eine pagane Innterlichkeit zurückzog, zum letzten Mal verstärkte, ehe sie bis zur Renaissance praktisch dem Vergessen anheimfielen. In zwei Anhängen listet Spahlinger die Reihenfolge der Weisen in den literarischen Quellen der lateinischen Kaiserzeit und Spätantike auf und fügt Ausonius' Ludus septem sapientum mit Übersetzung bei.

In den letzten Jahrzehnten läßt sich ein zunehmendes Interesse von Neutestamentlern beobachten, die diesen Texten biblische Dichtung bzw. ethische Normen gegenüberstellen. Mit der vorliegenden Ausgabe ist es den Herausgebern gelungen, wissenschaftlichen Ansprüchen gerecht zu werden; sie ist aber auch für den Nicht-Fachmann verständlich.

Iwan Durrer

Felix S. Friedrich (Hrsg.), Latein in 3 Wochen, Mit Beiträgen von B. Hüppin und Dr. J. Losehand, Premium-Paperback 2007, € 17.95, 192 S., ISBN 3:978-3-937446-40-0
Anemone Fesl, Der Feuerteufel von Rom, Schüler-Lernkrimi Latein, Compact-Verlag 2005, CHF 11.10, 128 S., ISBN 3-8174-7448-2

Der altsprachliche Unterricht in der Schweiz hat in den letzten Jahren und Jahrzehnten an vielen Fronten Einschränkungen hinnehmen müssen. So wurde an vielen Gymnasien die Zahl der wöchentlichen Lektionen in Latein (und Griechisch) kontinuierlich gesenkt. Lateinlehrkräfte müssen also ihre Schüler in einer viel kürzeren Zeit auf den Maturastand bringen als ihren Vorgängern früher zur Verfügung stand.
Wenn man nur ein wenig Lektüre machen will, muss man sich in der Spracherwerbsphase auf das Allerwesentlichste beschränken. Es gilt, den Grammatikunterricht zu straffen und, so schmerzlich es auch ist, auf viel Interessantes zu verzichten. Die Lernbücher im herkömmlichen Stil tragen den veränderten Bedingungen an unseren Gymnasien noch zu wenig Rechnung. Zum Glück gibt es seit Kurzem auch Lateinlernbücher, die sich mit dem Wesentlichen begnügen. Sie sind in erster Linie für Latinum-Absolventen und zum Selbststudium gedacht, können aber durchaus auch im Kurzgymnasium erfolgreich eingesetzt werden. Eine kleine Auswahl davon wird im Folgenden hier präsentiert.
Das Lernbuch Latein in 3 Wochen richtet sich an alle, die sich möglichst schnell und effektiv die Grundlagen des Lateinischen aneignen wollen. Somit ersetzt das Buch den Lernstoff der ersten zwei bis drei Lernjahre an der Schule oder Universität. Der Titel darf natürlich nicht allzu wörtlich genommen werden. Er mag dann den Tatsachen entsprechen, wenn man sich drei Wochen lang nur noch mit Latein beschäftigt. Immerhin erlaubt es dieses Lernbuch, das 21 Lektionen umfasst, die wichtigsten Grundlagen des Lateins in einem bis höchstens anderthalb Schuljahren kennen zu lernen. Die Lektionen sind praktisch portioniert und nicht mit allzu viel Vokabellernstoff belastet - am Schluss kennt der Lateinschüler etwa 500 Wörter. Da dies etwas gar wenig ist, empfiehlt es sich, nebenher mit einem andern Lehrmittel den Basiswortschatz aufzustocken.
Die Lehrkraft ist ferner gefordert, was Übungsmaterial angeht, denn davon ist beim bescheidenen Umfang des Buches nicht sehr viel vorhanden. Auch empfiehlt es sich, eine Grammatik anzuschaffen, da Latein in 3 Wochen nur über Formentabellen verfügt.
Selbstverständlich eignet sich das Buch auch hervorragend für eine Gesamtwiederholung und Ähnliches. Das Buch ist zweifarbig auf Bilderdruckpapier gedruckt, im großen Schulbuchformat fadengeheftet und enthält zahlreiche Abbildungen, Illustrationen, Tabellen und Übersichten. Für das bessere bzw. dauerhaftere Merken sind alle vier Lektionen ausführliche Wiederholungsübungen eingeschoben; zudem wird am Ende eines jeden Tages das gerade Gelernte repetiert. Ein umfangreicher Anhang hält Vokabellisten, Grammatikübersichten und Musterlösungen bereit. Letztere fordern dem Lernenden eine gewisse Selbstdisziplin ab, besteht doch die Versuchung, allzu schnell aufzugeben und "hinten" nachzuschauen.
Mit Beat Hüppin ist ein Schweizer und Mitglied des SAV als Autor an Latein in 3 Wochen beteiligt.

Der Feuerteufel von Rom ist eine spannende Geschichte, erzählt in einem bisweilen recht anspruchsvollen Schulbuchlatein. Die wichtigsten Phänomene der lateinischen Grammatik werden im Verlauf der Geschichte repetiert oder können neu eingeführt werden, falls sie im ordentlichen Grammatikunterricht noch nicht vorgekommen sind. Gewisse Übungen wird man getrost auch weglassen können, wenn sie zu zeitaufwändig sind und dem Ziel, dem sauberen Übersetzen, nur bedingt dienen (beispielsweise muss ein Kurzzeitgymnasiast die aktive Beherrschung der Deklination von quisque nicht unbedingt können).
Der Feuerteufel von Rom führt nebenbei auch in den römischen Alltag zur frühen Kaiserzeit ein. Das Werk verfügt über ein bescheidenes Vokabelverzeichnis; viele unbekannte Vokabeln müssen vom Unterrichtenden zusätzlich angegeben werden. Die Erwartungen, welche die Autorin an die Wörterkenntnisse der Schüler stellt, basieren auf einem herkömmlichen Lehrmittel mit 1200 bis 1500 Vokabeln. Am Kurzzeitgymnasium wird man dagegen nicht mehr als 800 bis 1000 Lateinwörtchen verlangen können.

Martin Meier

Meinhard-Wilhelm Schulz, Faszinierende Fantastik der Antike, Mainz (Bernardus-Verlag) 2007, 376 S., € 17.50, ISBN 3-8107-9255-1

Der als "Gruselschulz" bekannte Gymnasiallehrer in Hessen, ein begnadeter Erzähler, verfolgt in seinem Buch das Ziel, Rosinen der Antike, hauptsächlich aus dem Bereich des Gruseligen und Erotischen, für das Lesepublikum des 21. Jahrhunderts in lesbarer und hörbarer Form herauszupicken. Der grösste Teil der originellen Sammlung besteht aus Kurzgeschichten bzw. Novellen, die der Autor nicht einfach übersetzt, sondern in modernem Deutsch nacherzählt. Wo es ihm gut scheint, ergänzt er nicht ohne Witz die Vorlagen - so etwa den Schluss in Lukians Gespensterhaus (S. 63), wo er Eurybatides als mutmasslichen Mörder seiner Frau verdächtigt, - oder verkürzt sie, z.B. die Freigelassenengespräche in Petrons Cena (S. 44). Ab und zu schwächt er - leider! - auch ab: So lässt er in Herodots Meisterdieb Ramses (im Original Rampsinit) seine Tochter nicht ins Freudenhaus schicken und sich jedem, der ihr seine klügste und seine scheusslichste Tat erzählt, hingeben, sondern in eine Bude am Marktplatz setzen und diesem einen "wahrhaft königlichen Kuss" geben (S. 23). In Herodots Gygesgeschichte drückt "man" dem Gefolgsmann des Kandaules einen Dolch in die Hand (S. 14), wo das doch im Original in viel eindrücklicherer Weise die Königin selber übernimmt. Unter dem Pseudonym Scultethus streut der Autor mehrere Geschichten ein, die alle bis auf eine von ihm selbst stammende auf berühmten literarischen Vorbildern beruhen, aber einfach in die Antike transponiert sind. Allerdings hat sich da ein Graf in die Antike verirrt (S. 254), und es ist kaum vorstellbar, dass ein Legionskommandant Wache schieben muss (S. 228). Als Auflockerung bietet er in Zusammenarbeit mit der Illustratorin M.- E. Schupp den - m.E. allzu textlastigen - Comic Der Werwolf, einen Mix aus Petron und Apuleius (S. 79ff; 183ff; 217ff; fehlt im Inhaltsverzeichnis). Als vollendeter Gentleman stellt er in den Titeln stets die weibliche Figur an die erste Stelle: Thisbe und Pyramus, Psyche und Amor. Das wirkt geradezu zynisch bei dem über weite Strecken negativen Frauenbild der Texte. In den Anmerkungen und im Autorenlexikon steht viel Wissenswertes und Originelles, auch wenn einiges mit Vorsicht zu geniessen ist: so soll Niobe je nach Sage sechs bis zehn Kinder gehabt haben (A. 265 S. 361), Odysseus Kalypso abschiedslos verlassen (A. 115 S. 321) oder Herakles an der Seite von Achilles und Odysseus vor Troja gekämpft haben (A. 150 S. 329). Da die aus 42 Geschichten bestehende Sammlung so angelegt ist, dass jede Erzählung einzeln gelesen werden kann, sind Formulierungen in den Anmerkungen wie "Schon vergessen?", "Für Vergessliche" etc. unnötig und wirken salopp. Was den Lesegenuss aber stark beeinträchtigt, ja einem die Freude am Lesen nimmt, sind die unzähligen Druckfehler. Soll das Werk des Scultethus - dessen Schreibweise willkürlich variiert - nach Wunsch des Verlegers (S. 12) wirklich zum werbewirksamen Lieblingsbuch der Altphilologen, der "Spezialisten für Altgriechisch und Altlatein (!)", werden, für die das Buch eigentlich nicht bestimmt ist - ein hübsches Paradoxon! - , muss der Verlag so schnell wie möglich eine zweite, stark verbesserte Auflage vorlegen.

Beno Meier

Gregor Maurach, Interpretation lateinischer Texte. Ein Lehrbuch zum Selbstunterricht, Darmstadt (WBG) 2007, 174 S., CHF 58.60, ISBN 978-3-534-19700-2

Gregor Maurach, Emeritus für Klassische Philologie an der Universität Osnabrück, legt ein gut aufgebautes Lehrbuch vor, in dem er die Prinzipien der Interpretation von lateinischen Texten auf anfängergerechte Weise vermitteln will.

Die Methodik wird am Beispiel von Texten aus verschiedenen literarischen Gattungen und Epochen (eine Bauinschrift, Plautus, Terenz, mehrere Caesar- und Cicerotexte, Catull, Vergil, Horaz, Properz, Plinius d.J., Seneca, Tacitus, Martial, Boethius; die Klassiker sind in der Überzahl) mit Hilfe immer gleichbleibender Schritte erklärt: Textsicherung/-kritik, Kommentierung (vor allem einzelner Wörter und Wortgruppen, die in ungewöhnlicher Weise gebraucht sind), Übersetzung und schliesslich Interpretation (mit Sichtung und Beurteilung von Sekundärliteratur). Maurach führt den Leser Schritt für Schritt durch die Textarbeit, stellt ihm mit fortschreitender Übung immer mehr und anspruchsvollere Fragen zum Text, deren Beantwortung er sich zunächst selber überlegen soll. Erst dann zeigt Maurach die möglichen Antworten auf, nicht ohne abschliessend auch seine persönliche Deutung hinzuzufügen. Am Ende des Buchs, nach all den behandelten Fallbeispielen, gibt er auf gut drei Seiten noch einmal eine zusammenfassende Arbeitsanleitung, die ausgesprochen praxisnah und daher ganz besonders hilfreich ist. Es folgt die Bibliographie und ein Stichwortverzeichnis.

Dem Autor liegt sichtlich das textnahe Interpretieren am Herzen. Er wendet sich mehrfach energisch gegen die Tendenz, den Text aus "Originalitätssucht" so lange zu "verbiegen, bis er dem Einfall entspricht"; so würden wir "aus Philologen zu Fälschern" (S. 137). Geradezu genüsslich zerpflückt Maurach dann solche absurden Deutungsversuche von West, Radici Colace, Keyser oder Yardley zu Hor. carm. 1.13 (S. 156ff.).

Im Gegensatz zu diesem Verbiegen postuliert er etwa im Zusammenhang mit dem hübschen Hor. carm. 3.22, man müsse einen schönen, aber im Grunde einfachen (wenn nicht gar naiven) Gedanken doch auch einmal so stehenlassen können, als Interpret "bescheiden zurücktreten können"; das "intellektualistische Beherrschenwollen" und das "Ästheteln" (einen Text ausschliesslich nach ästhetischen Gesichtspunkten abzuklopfen) sei hier fehl am Platz (S. 67f.). Auch vor biographistischen Deutungsversuchen warnt er eindringlich.

Das Buch richtet sich durch seinen einführenden, stellenweise ausgeprägt dozierenden Charakter in erster Linie an Studierende der Klassischen Philologie, aber dank der sehr anregenden Analysen der verschiedenen Textstücke profitieren sicher auch gestandene Philologen noch von der Lektüre des Buchs. Für den gymnasialen Unterricht bewegen sich die Textanalysen im Ganzen gesehen auf einem klar zu hohen Niveau, aber die Methodik als solche lässt sich durchaus auch für den Unterricht fruchtbar machen, denn es ist nichts anderes, was wir unseren Schülern beim Interpretieren immer wieder ans Herz legen möchten: präzise am Text arbeiten und diesen zu uns sprechen lassen, Fremdartiges als solches stehen lassen können, aber doch auch nach dem Allgemeingültigen, nach dem zeitlos Menschlichen suchen. Das wäre vielleicht die Quintessenz der Methodik Maurachs.

Beat Hüppin

Klaus Bringmann, Augustus, Darmstadt (Primus Verlag) 2007 (Gestalten der Antike, hrsg. von Manfred Clauss), 303 S., CHF 49.90 (WBG-Preis € 24.90), ISBN 978-3-89678-605-0

Mit der vorliegenden Augustus-Biographie steuert der bekannte und erfahrene Darsteller römischer Geschichte, Klaus Bringmann, seinen zweiten Beitrag zur Reihe Gestalten der Antike bei (2004 war Kaiser Julian erschienen). Ausserdem wird Bringmann bei der WBG demnächst Augustus' Schriften und Briefe in zweisprachiger Version herausgeben (zusammen mit Dirk Wiegandt).

Jede Darstellung von Augustus' Leben und Werk teilt sich fast zwangsläufig in die turbulenten Jahre seines Aufstiegs und die vier Jahrzehnte der Errichtung und Konsolidierung der Monarchie. Bringmann gelingt der erste Teil besser als der zweite: Die Bürgerkriegswirren werden von ihm schlank und flüssig, übersichtlich und sehr gut rhythmisiert erzählt. Besondere Aufmerksamkeit widmet der Autor Inhalt und Bedeutung von Caesars Testament (S. 36-39) sowie der Rolle Ciceros (S. 39f und 45-59). In (übersetzten) Zitaten kommen auch Vergil, Horaz und Properz im Zusammenhang mit den Landenteignungen und der Schlacht von Actium zu Wort.

Für eine chronologisch-ereignisorientierte Darstellungsweise eignen sich die Jahre 27 v. bis 14 n.Chr. natürlich weit weniger als die Jahre zuvor. Bringmann verzichtet leider nur teilweise darauf, mit dem Ergebnis, dass sich der Leser z.B. die vielen interessanten Ausführungen zur Finanzierung des neuen Staates zusammensuchen muss (ein Sachregister fehlt, nichtssagende Kapiteltitel wie "Augustus und das Reich" helfen kaum). Schade ist zudem, dass bei den (an sich gut erklärten) staatsrechtlichen Aspekten der Monarchie die lateinischen Termini im Text nicht immer genannt werden (so die tribunicia potestas nur in der Zeittafel!). Dafür sind die 30 Abbildungen löblicherweise oft mit ausführlichen und informativen Bildlegenden versehen (z.B. die Gemma Augustea, S. 237).

Ein eigentlicher kurzer, aber aufschlussreicher Forschungsbericht ist das kommentierte Quellen- und Literaturverzeichnis am Schluss des Buches: Bringmann zeigt hier, wie sich das Augustus-Bild seit dem 19. Jahrhundert aus dem Schatten von Mommsens "Apotheose Caesars" gelöst und dann verschiedentlich gewandelt hat. Dies erklärt, warum Bringmann ansonsten weitgehend auf die Darlegung von Forschungskontroversen verzichtet. Zweier Seitenhiebe gegen Fachkollegen konnte er sich aber dennoch nicht enthalten. So schreibt er im Zusammenhang mit dem Julia-Skandal (S. 235): "Es gibt Althistoriker, die sich Mühe gegeben haben, das Unerforschbare zu erforschen, und dabei in Gefahr gerieten, die Grenzen zum historischen Roman zu überschreiten." Und an anderer Stelle kritisiert er mit spitzer Feder Jochen Bleickens Tacitus-Kritik: "Bleicken hat im Epilog seiner grossen Augustusbiographie mit Bezug auf den taciteischen Standpunkt von Freiheitsduselei gesprochen. Das ist, mit Verlaub zu sagen, nicht nur eine sprachliche Entgleisung, sondern auch eine in der Sache unangemessene Aussage" (S. 241).

Zu Bringmanns bzw. seines Lektors sprachlichen 'Entgleisungen' zählen m.E. Begriffe wie "Politik der Wende", "Unterhaltungskosten" (statt Unterhaltskosten für Sklaven) und eine störende Zahl an Tippfehlern. Schätzen wird man dagegen die pointierten Kommentare, etwa zu einem längeren Zitat aus Horaz' Carmen saeculare (S. 173): "Der Dichter antizipierte den Erfolg, um den Augustus betete, und der doch so, wie er erfleht wurde, nie eintrat: Parther, Skythen und Inder wurden keine gehorsamen Vasallen Roms, und die Sitten der Vorfahren liessen sich in eine gründlich veränderte Welt nicht zurückbringen."

Thomas Schär

Harrius Potter et Philosophi Lapis (Band 1), et Camera Secretorum (Band 2), Háreios Potêr kaì he toû philosóphou líthos (Band 1), € 20.80 (Band 1, Latein), € 24.00 (andere Bände)

Während mit dem siebten Band des berühmten Romans das Ende der Geschichte inzwischen besiegelt ist, liegen bisher die ersten beiden Bände auf Lateinisch und der erste auf Altgriechisch vor. Der Name von J.K. Rowlings Romanfigur Harry Potter ist einfach zu latinisieren, im Griechischen wird jedoch fast ein "kriegerischer Becher" daraus (ἄρειος ποτήρ, allerdings mit spiritus asper), was ironischerweise beinahe dem Inhalt des vierten Bandes mit seinem im magischen Tournier verwendeten "Feuerkelch" zu entsprechen scheint. Die lateinischen Übersetzungen stammen von Peter Needham, einem emeritierten Lehrer der klassischen Sprachen in Eton bei London, der auch Capellanus' modernen lateinischen Sprachführer ins Englische übersetzt hat. Seine vorliegenden Übersetzungen sind leicht verständlich; er übernimmt zahlreiche Eigennamen und Neuschöpfungen unverändert (wie "McGonagall", "Filch", "Dumbledore, -is", Voldemort, -is", "Aragog", "Fudge" oder das Spiel "Quidditch" mit seinem Ball "Quaffle"), während er dagegen z.B. die Namen "Wood" und "Longbottom" mit "Silvius" und "Longifundus" wiedergibt. Kleine Mißverständnisse können sich allenfalls ergeben, wenn etwa aus dem Halloween ein "vesper sanctus" wird. Bei modernen Ausdrücken konnte er ohne weiteres auf Wörter zugreifen, auf die man sich offenbar seit einigen Jahrzehnten geeinigt hat, etwa beim "Bahnsteig", für den schon die Societas Latina, eine Lateinzeitschrift aus München 1952 das Wort "crepido" (Sockel, gemauerter Uferdamm) verwendete. Glänzend gelungen ist die Übertragung des Gedichts des Sprechenden Huts (Kap. 7) in 16 Distichen, die den 32 einfachen Versen des englischen Originals inhaltlich recht genau entsprechen.

Die griechische Übersetzung schrieb Andrew Wilson (*1940), ein Lehrer der klassischen Sprachen aus Bedford, der sich dafür hauptsächlich von Lukian inspirieren ließ (dessen Muttersprache ebenfalls nicht Griechisch war). Dabei mußte er natürlich auch oft auf modernes Vokabular zurückgreifen, wobei er v.a. auf A. N. Jannaris' "Dictionary of the English and Modern Greek Languages, as actually written and spoken" aus dem Jahr 1895 zurückgriff, dem er beispielsweise "ἡ ἁμαξοστοιχία" verdankt, die er dem Neugriechischen "το τραίνο" für den Zug vorzog. Bei der Übersetzung folgte er Herodots Prinzip, fremde Namen zu gräzisieren; so wurden z.B. "Malfoi" zu "Μάλθακος" ("weich", nicht unpassend, obwohl "Malfoi" wohl auf mal und foi, d.h. letztlich mala fides zurückzuführen ist), "McGonagall" zu "Μαγονωγαλέα" (worin "γαλέη" "Wiesel, Katze" treffend ihre Eigenschaft wiederspiegelt, sich als animagus in eine Katze verwandeln zu können) und "Dumbledore" zu "Διμπλόδωρος" (dimplo- statt diplo- analog dumble- statt double-); zudem kommen auch einige bereits griechische Namen wie "draco" vor. Phantasie beweist der Übersetzer zudem beim "Quidditch", dem in der Luft ausgetragenen Ballspiel, das er "ἰκαροσφαιρική" (analog zu "ποδοσφαιρική" "Fußball", neugr. "ποδόσφαιρο") nennt. Für das erwähnte Gedicht des "petasus distribuens" bzw. "πῖλος νεμητής" verfaßte er 33 gelungene iambische Trimeter.

J.K. Rowling, die selber Latein an der Universität Exeter studiert hat, hofft, daß die Übersetzungen junge Leute zum Studium der Alten Sprachen ermutigen, was nach einem Bericht des Daily Telegraph 2003 in den USA tatsächlich der Fall sein soll. Nicht von ungefähr greift sie oft in die antike Mythologie zurück und verwendet zumeist lateinische Zaubersprüche und Fachbegriffe; so lautet etwa das Motto der Zauberschule "Draco Dormiens Nunquam Titillandus". Nicht nur für Harry Potter Fans sind die altsprachlichen Übersetzungen als amüsante Lektüre sehr zu empfehlen.

Iwan Durrer

Elisabeth Herrmann-Otto, Konstantin der Grosse, Darmstadt (Primus Verlag) 2007 (Gestalten der Antike, hrsg. von Manfred Clauss), 264 S., CHF 49.90 (WBG-Preis € 24.90), ISBN 978-3-89678-601-2

"Der Usurpator - Der Befreier Roms - Der Pontifex Maximus - Der Alleinherrscher - Der Gesetzgeber": Mit diesen handlichen Epitheta überschreibt Elisabeth Herrmann-Otto die fünf Hauptkapitel ihrer Konstantin-Biographie, jedes nochmals gegliedert in drei Unterkapitel. Die Professorin für Alte Geschichte in Trier und Mitgestalterin der dort gegenwärtig zu sehenden Konstantin-Ausstellung modelliert so auf 200 Textseiten eine Kaiservita, deren einzelne Episoden je Stoff für ganze Bände historischer Forschungsarbeit geliefert haben. Umso höher ist es der Autorin anzurechnen, dass sie weder auf Zitate aus den oft so beredten spätantiken Quellen noch auf die Darlegung kontroverser Forschungsdiskussionen verzichtet.

Am eingehendsten tut sie dies am Beispiel der sogenannten Konstantinischen Wende, von deren Bewertung letztlich das historische Gesamturteil über den Kaiser und sein Verhältnis zum Christentum abhängt: War seine 'Hinwendung' zum Christentum bloss "eine machtstrategische Massnahme eines zutiefst irreligiösen Politikers", wie "in der Tradition Jacob Burckhardts" geurteilt wurde (S. 44)? Oder lag persönliche Überzeugung, sogar eine eigentliche conversio zugrunde, wenn auch nicht in Form der bekannten, bei Laktanz und Eusebius überlieferten Visionen vor der Schlacht an der Milvischen Brücke (S. 54-56)? Herrmann-Otto gibt einem neuen Forschungsansatz den Vorzug, der sich in Arbeiten von Peter Weiss (1993), Martin Wallraff (2001) u.a. fassen lässt: Der schon von Konstantins Vater zum persönlichen Schutzgott erklärte und im Reich breit verehrte Sol invictus sei "in einem kontinuierlichen Entwicklungsprozess" mit dem Christengott verbunden und in der kaiserlichen Selbstdarstellung allmählich durch diesen ersetzt worden (S. 56f; auch S. 33-36 und Résumé S. 196-200). Persönlich habe Konstantin 310 n.Chr. in Gallien "wahrscheinlich ein sogenanntes Halophänomen" miterlebt, sich seither "unter dem Schutz einer besonderen Gottheit stehend" gefühlt (vgl. am Konstantinsbogen: instinctu divinitatis), diese zunächst mit dem Sonnen-, dann aber mehr und mehr mit dem Christengott identifiziert (S. 92).

Konstantins Religionspolitik fasst Herrmann-Otto als "Weg ... von der Gleichstellung des christlichen Kultes und des Klerus mit anderen Kulten und deren Priesterschaften bis hin zur privilegierenden Förderung" zusammen (S. 199). Sehr anschaulich wird gezeigt, wie der Kaiser (in seiner Funktion als Pontifex Maximus) im Donatisten- und im Arianismusstreit in innerkirchliche Angelegenheiten eingreift, Fehler macht, beeinflusst wird, letztlich aber die klerikale Führungsschicht für den Staat nutzbringend einbinden kann.

Der Augustus Victor (ab 324) schrieb aber auch dunkle Kapitel: Nach der Behandlung der Verwandtenmorde von 326 räumt die Autorin der Gesetzgebung breiten Raum ein und weist dabei auf "die Brutalität seiner Strafgesetzgebung" hin. Ausserdem habe mit Konstantin "die Rhetorik Einzug in die Gesetzestexte gehalten und die klare, knappe Sprache der Juristen sei durch die blumige und verschwommene der Dichter ersetzt worden" (S. 177). Zwei Graphiken visualisieren die Organisation am Hof Konstantins und den Aufbau der spätantiken Gesellschaft (S. 160 und 175), eine Karte die Verwaltungsstrukturen des Reichs, ein Stammbaum die dynastischen Verflechtungen vor und nach Konstantin (S. 202-205). Im Epilog erfahren wir, dass Konstantin spätestens im 9. Jahrhundert den Ehrennamen 'der Grosse' bekam. Ansonsten bleibt die Rezeptionsgeschichte ausgespart, die Legende von der Konstantinischen Schenkung etwa wird im Vorwort erwähnt, aber nirgends näher behandelt. Insgesamt aber erweitert Herrmann-Otto die Reihe der jüngst erschienenen Konstantin-Biographien um ein sehr informatives, fundiert argumentierendes und lesenswertes Werk.

Thomas Schär
Update: 7.5.2017
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